Il Regolamento Telegrafico per i Domini Continentali - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

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La Telegrafia Elettrica | Il regolamento telegrafico per i domini continentali

Conseguentemente all’attuazione del Decreto sull’organizzazione generale del servizio, al di qua ed al di là del Faro, il 23 dicembre 1857, con Decreto n. 4638, fu pubblicato il Regolamento per la telegrafia nei domini al di qua del Faro .
Al Titolo I articolo 1 fu stabilita la ripartizione delle Divisioni, con elenco delle stazioni telegrafiche di competenza.
Come evidente, sono assenti le Divisioni delle Puglie, degli Abruzzi e del Contado del Molise, essendo ancora in costruzione all'atto dell'emanazione del regolamento tuttavia, una volta che la rete si sviluppò anche sul versante Adriatico, il regolamento trovò piena attuazione ovunque:
Prima Divisione
da Napoli a Nola con tronchi trasversali, di miglia 67
Stazioni:
Reggia di Napoli       
Classe
terza
Napoli, ufficio di S. Giacomo  
Classe
prima
Ferrovia di Napoli      
Classe
terza
Cancello          
Classe
terza
Maddaloni     
Classe
terza
Ferrovia di Caserta     
Classe
seconda
Santamaria      
Classe
terza
Ferrovia Capua           
Classe
terza
Capua Gran Quartiere            
Classe
terza
Nola
Classe
seconda
Palma
Classe
terza
Sarno
Classe
terza
Favorita
Classe
terza
Castellamare
Classe
seconda
Quisisana
Classe
terza
Ammiragliato
Classe
terza
Seconda Divisione
Da Capua a Terracina di miglia 64
Stazioni:
Terracina
Classe
prima
Mola
Classe
seconda
Gaeta
Classe
terza
Monte Orlando
Classe
terza
Terza Divisione
Da Nocera a Potenza di miglia 63
Stazioni:
Nocera
Classe
terza
Cava
Classe
seconda
Salerno
Classe
terza
Eboli
Classe
terza
Potenza
Classe
prima
Quarta Divisione
Da Eboli a Castrovillari di miglia 95
Stazioni:
Sala
Classe
seconda
Lagonegro
Classe
terza
Castrovillari
Classe
seconda
Quinta Divisione
Da Castrovillari a Paola di miglia 92
Stazioni:
Spezzano (Albanese)
Classe
seconda
Cosenza
Classe
prima
Pola
Classe
seconda
Sesta Divisione
Da Paola a Pizzo di miglia 93
Stazioni:
Nicastro
Classe
terza
Tiriolo
Classe
terza
Catanzaro
Classe
prima
Pizzo
Classe
seconda
Settima Divisione
Da Pizzo a Reggio di miglia 79
Stazioni:
Monteleone (attuale Vibo Valentia)
Classe
terza
Palmi
Classe
seconda
Reggio
Classe
prima

Nota

Le stazioni di seconda classe di Avellino ed Ariano, con un tratto di circa quaranta miglia, sino al completamento della linea per le Puglie [1] furono provvisoriamente aggregate alla prima divisione.
Gli uffici di terza classe di Santa Maria, Capua, Eboli, Lagonegro, Rossano, Nicastro e Monteleone, furono autorizzati a svolgere regolare servizio “ad uso de’ privati”.
La ripartizione territoriale non fu, comunque, un dato definitivo poiché, il proseguo dei lavori d’ampliamento della rete, richiese successivi aggiornamenti e revisioni.
Sancita la divisione delle linee, il Regolamento disciplinò ogni aspetto del servizio telegrafico, dalla riscossione delle tariffe, alle procedure amministrative, dall’accettazione dei dispacci telegrafici, alle attribuzioni delle Direzioni, delle Stazioni e del personale in esse impiegato. Il punto di vista amministrativo, per i molteplici legami con l’operatività degli uffici, ebbe ampia trattazione in quasi tutte le parti del regolamento.
Alla Direzione di Napoli, organo apicale dell’intera organizzazione telegrafica dei Domini Continentali, confluirono i rendiconti di cassa, i documenti del traffico telegrafico, ed i rapporti relativi alle indennità per il personale telegrafico.  Ricevendo tutte le informative contabili, in virtù degli accordi stipulati con il governo pontificio, la Direzione di Napoli fu chiamata a chiudere “trimestralmente i conti di Dare e Avere tra il real Governo Napoletano e lo Stato Pontificio”. Con la medesima scadenza temporale, la Direzione di Napoli provvide al pareggio delle somme, riscosse sui messaggi di provenienza estera e diretti al di là del Faro, il cui “quarto fu di competenza dell’amministrazione di Sicilia. Ai ricevitori della Tesoreria Generale, gli uffici telegrafici periferici versarono il denaro riscosso con la tassazione dei telegrammi, somme che alla verifica contabile avrebbero dovuto coincidere con i rendiconti di gestione annualmente rimessi dalla Direzione alla Gran Corte dei Conti, titolare della “finale giudicatura” dei bilanci d’esercizio.  Per il riscontro amministrativo del traffico telegrafico e dei relativi flussi finanziari, le stazioni abilitate al servizio pubblico furono provviste di due registri per annotare i dispacci in arrivo e partenza, e quattro per la contabilità:  
  1. il primo per i dispacci provenienti dall’estero, tenne conto “di quella parte di tasse spettante al Real governo da essere conteggiata con lo Stato Pontificio” (convenzione interstatale del 1854),
  2. il secondo per i messaggi di provenienza estera e diretti al di la del Faro, per il “quarto” di tasse spettante alla Sicilia,
  3. il terzo per la contabilità dei dispacci che provengono dall’interno dei domini continentali,
  4. il quarto per i dispacci provenienti dalla Sicilia e diretti nei domini continentali, per il controllo del conteggio dei rimborsi tra “l’una e l’altra parte de’ reali domini”.  
La prassi amministrativa delle Due Sicilie volle che questi, come tutti i registri, moduli e documenti per atti pubblici, fossero fatti a matrice e secondo i modelli approvati dai competenti Ministeri. Il ricorso a stampati unificati ebbe l’evidente finalità omologativa dei processi burocratici, rendendoli verificabili, statisticamente rilevabili e difficilmente falsificabili. In egual misura, la produzione di regolamenti e procedure, ebbe lo scopo di uniformare i servizi offerti dalle amministrazioni del regno per facilitarne l’accesso e consentirne la fruizione con le medesime modalità in ogni parte del paese. Appunto al Titolo IV del Regolamento fu disciplinata la procedura d’accettazione dei telegrammi.
Agli articoli 34, 35, 36, 37 fu stabilito che per il dispaccio di cui si fosse intesa domandare la trasmissione, il cliente avrebbe dovuto trascrivere testo e destinatario su di un apposito modulo, riportando il proprio domicilio e l’eventuale richiesta di segnalarlo al ricevente.
Alla presentazione del testo il richiedente avrebbe dovuto, secondo i modi previsti dallo stesso Regolamento, dimostrare la propria identità ed apporre la firma in un registro dedicato. L’apposizione della firma e l’identificazione del mittente, come esplicitamente previsto dall’articolo 34, ebbe valore di reciproca garanzia nell’eventualità di reclami o contenziosi legali.
Per egual motivo, gli orari di accettazione, trasmissione e ricezione, furono regolati su l’ora ufficiale, stabilita nel tempo medio di stazione.
Le lingue ammesse, in dipendenza del trattato con la Stante Sede, furono l’italiano ed il francese, disposizione mutata nel 1859, allorquando fu stabilito il secondo collegamento internazionale sulla linea Otranto - Valona. Fu anche decretata la facoltà di pagare anticipatamente un certo numero di parole che il destinatario avrebbe poi utilizzato per la risposta. Una volta accettato il dispaccio, l’impiegato lo avrebbe sottoposto al capo ufficio per l’apposizione del “visto” quindi, prima di consegnarlo al segnalatore per la trasmissione, vi avrebbe annotato il numero d’ordine, il numero di parole e l’ora di presentazione. I messaggi senza le prescritte indicazioni, o redatti in linguaggio cifrato, con cancellazioni, contenenti notizie contro la sicurezza del regno, contro la  religione, contro le leggi ed i regolamenti di ordine pubblico, contro la morale e la decenza, non furono ammessi.
Il dispaccio ricusato, opportunamente sottoscritto dall’impiegato ricevente, avrebbe dovuto riportare nota degli articoli del Regolamento in forza dei quali si rifiutava l’accettazione. Se poi il dispaccio accettato veniva ricusato da una delle successive stazioni regnicole, il mittente avrebbe avuto diritto al rimborso di tutte le tasse. Se la ricusazione avveniva ad opera di una stazione estera, il rimborso fu limitato alla porzione di tasse “corrispondente al tratto che mancava da quella stazione a compiere la spedizione.” Del blocco del messaggio la stazione di partenza, quanto quella d’arrivo, avrebbero dovuto essere prontamente informate per far fronte ad eventuali ricorsi del mittente o del destinatario.  
I motivi all’origine di questo ipotetico rifiuto “in corsa”, furono gli stessi che il Regolamento sancì per l’irricevibilità di un dispaccio, caso anomalo, tuttavia previsto, al quale l’utente del servizio, seppur rimborsato, ebbe la facoltà d’opporvi reclamo.
Il recapito dei messaggi fu eseguito secondo una prassi simile a quella adottata per il ricevimento, avendo inizio con l’annotazione sul dispaccio dell’orario di partenza e di arrivo, seguito dal consueto visto del capo ufficio quindi, dopo essere stato bollato e chiuso con sopraccarta e cera lacca, inviato alla propria destinazione. Il Pedone, ovvero il messo dell’officina dei telegrafi, fu incaricato delle consegne con espresso divieto di riscuotere alcuna regalia per il proprio servizio. Il destinatario, all’atto del recapito, ebbe obbligo di sottoscrivere un cartellino in stampa segnandovi l’ora della ricezione.
Fu consentito il “fermo posta” e la giacenza dei dispacci inesitati presso i locali dell’officina telegrafica, prescrivendone la custodia nell’apposito cassetto munito di chiave fornito ad ogni ufficio.  
Ulteriore importante aspetto fu la manutenzione delle linee. Il Regolamento assegnò ad ogni Divisione un Ispettore, la cui residenza fu assegnata:
-  per la prima Divisione in Napoli        -  per la seconda Divisione in Terracina
-  per la terza Divisione in Salerno        -  per la quarta Divisione in Lagonegro
-  per la quinta Divisione in Rossano    -  per la sesta Divisione in Catanzaro
-  per la settima Divisione in Palmi.
Otto artieri (operai) nella prima Divisione e cinque per ciascuna delle restanti, furono gli effettivi a disposizione degli Ispettori per intervenire lungo le linee propria competenza. Il numero di operai, stabilito in funzione del numero di stazioni presenti in ciascuna Divisione, avrebbe dovuto assommare a trentotto tuttavia, all’atto dell’emanazione del Regolamento, essi raggiunsero la quota provvisoria di trentacinque.
La struttura previde la dislocazione media di un operaio per ufficio, la  Divisione di Napoli fece eccezione a questa regola per l’elevato numero di stazioni presenti all’interno del proprio territorio, le fu quindi assegnato un gruppo di otto operai da impiegare, di volta in volta, su richiesta dei singoli uffici. Anche per gli artieri, fu previsto un alloggio a carico dell’Amministrazione, la cui ubicazione avrebbe dovuto essere reperita nei pressi delle stazioni e ove possibile, all’interno degli stessi uffici telegrafici.
Decreto n. 4638 del 23 dicembre 1857 "Regolamento per la telegrafia nei domini al di qua del Faro".
Carta della telegrafia elettrica del regno delle Due Sicilie eseguita sotto la direzione di Errico Pellegrino, ispettore dei telegrafi. (1858).
Modello di ricevuta per telegramma. Tutta la modulistica fu standardizzata per consentire omogeneità nella raccolta dei dati di gestione. La veste dei caratteri tipografici, in alcuni casi potè variare da provincia a provincia, ma ciò fu dovuto alla stampa del materiale affidata a tipografie locali.
Alcuni bolli in gomma utilizzati dalle stazioni della rete telegrafica del regno delle due Sicilie.
Modello di telegramma della telegrafia elettrica delle Due Sicilie. Il telegramma veniva chiuso ripiegando il foglio in quattro parti ed applicando un sigillo di ceralacca alla busta così ottenuta. Sul lato esterno veniva trascritto l'indirizzo del destinatario ed apposto il timbro della stazione ricevente.  
Intestazioni tipizzate della modulistica in uso negli uffici della telegrafia elettrica delle  province continentali del regno delle due Sicilie  (1854 al 1860).
separatore

[1] Lo sviluppo della linea per le Puglie si dipartiva da Castellamare di Stabia seguendo il tracciato in costruzione della linea ferroviaria che avrebbe dovuto collegare il versante tirrenico del regno con quello adriatico sulla direttrice Napoli- Caserta via Cancello. Costruzione interrotta con l'unità d'Italia ripresa, su identico progetto e solo sino a Foggia, nel 1862 . La costruzione terminò nel 1887 con la diramazione per Telese.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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