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Miscellanea | Cronaca del telegrafo elettro-magnetico in Gaeta

Panorama Gaeta
Il telegrafo elettro-magnetico fu inaugurato in Gaeta il 31 luglio 1852, l'articolo che segue è un estratto dalla cronaca dell'avvenimento che ne fece il Giornale Officiale ovvero "Il Giornale del Regno delle Due Sicilie", sul numero 166 del 3 agosto 1852.

Il reame è già ricco d'un nuovo beneficio della scienza. Il telegrafo elettro-magnetico fra Gaeta e Napoli è in esercizio. Dall'una all'altra città la parola va e viene in un istante. La inaugurazione di questa grande opera del genio munificente di Ferdinando II, del monarca che dota senza posa i suoi felici domini di quanto l'umana ragione trova di più utile e meraviglioso, seguiva in un giorno caro al suo cuore ed a quello delle popolazioni, del dì del nascimento dell'augusta sua consorte. La prima voce messa da Gaeta su la nuova telegrafia annunziò ch'essa giungeva appunto su l'ali del pensiero e la prima voce resa come un eco festivo da Napoli era quella che sabato risuonava fra otto milioni di uomini: Viva il Re e la Real Famiglia.
Tutta la nuova linea telegrafica è dalla maestà sua collocata sotto il patrocinio della gran Madre di Dio con la invocazione della Vergine Santissima della Pace, titolo più consentaneo ad esprimere la tutela di che abbisognano le tranquille conquiste della scienza per giungere al loro vero scopo; ed ogni stazione ha pure un santo proteggitore cioè Gaeta SS. Erasmo e Marcello, Mola S. Giovanni Battista, Capua S. Barbara, Caserta S. Michele Arcangelo, Napoli alla sua prima stazione della strada ferrata, ed entro la reggia, S. Gennaro.
La solenne inaugurazione religiosa, militare e civile procedea nella seguente forma.
I castelli, le batterie, i legni da guerra adorni di bandiere aveano già con la prima mattutina salva annunziato la massima gala in Gaeta e nella capitale. Animatissimo era per sì lieto giorno l'aspetto dell'una e dell'altra città, quando allo scoccar delle 11 antimeridiane tutte le indicate stazioni trovaronsi, giusta il programma, decentemente addobbate, con padiglioni innanzi e con altari nelle camere interne rimpetto alle macchine.
Nell'ora mentovata convenivano in essa stazione in gran tenuta il generale governatore con lo stato maggiore di piazza, i comandanti de' corpi, i direttori del genio e dell'artiglieria, i comandanti dei reali legni, gli uffiziali telegrafici, il direttore de' lavori telegrafici co' i suoi dipendenti e coll'ingegnere meccanico addetto all'ufficio. Era schierata in battaglia innazi la reggia una compagnia della guardia reale con le due fanfare de' cacciatori. Trovavasi nella stazione stessa monsignor arcivescovo di Gaeta col suo clero.
Contemporaneamente in Napoli (stazione della reggia, N.d.A.) sua eccellenza il maggiordomo maggiore, i capi di corte, il comandante delle regie guardie del corpo, il controllore di casa reale con altri capi subalterni, il direttore del ministero della guerra, i componenti del consiglio d'ammiragliato, il capo e gli uffiziali dello stato maggiore, il generale comandante della piazza, gli altri generali di terra e di mare, il comandante ed il sotto-comandante del corpo telegrafico ricevevano nella stazione del telegrafo elettro-magnetico sua eccellenza reverendissima mansignor cappellano maggiore che vi si conduceva alla testa del clero palatino; siccome in pari tempo convenivano nelle rimanenti stazioni altri ragguardevoli prelati ad invito della stessa eccellenza sua reale. Una divisione de' cacciatori della guardia reale era schierata nel cortile della reggia presso la porta detta del Caracò [1], dove trovavasi la banda del terzo svizzero e la fanfara dell'unidicesimo cacciatori.
Quanto alle altre quattro stazioni intermedie, intervenivano in quella di Mola i comandanti delle frazioni de' corpi, il sottointendente, il regio giudice ed il vicario generale monsignor Cammarota, Una compagnia della guardia reale era schierata in battaglia rimpetto al sito del telegrafo.
In Capua il generale governatore con lo stato maggiore ricevevano sua eminenza cardinale arcivescono di Capua alla testa del clero. Una compagnia scelta del reggimento carabinieri con musica era schierata nella piazza del gran quartiere.
In Caserta il generale comandante territoriale, i generali, gl'impiegati del real palazzo, l'uffiziale interprete telegrafico con gl'impiegati subalterni ricevevano il delegato di monsignor vescovo di quella diocesi seguito dal clero. Era schierata presso la porta del posto telegrafico una compagnia de'granatieri della guardia con la banda.
E nella stazione della regia strada ferrata di Napoli, il direttore della strada medesima con gl'impegati corrispondenti e macchinisti ricevea il vicario generale monsignor Maresca, delegato da sua eminenza il cardinale arcivescovo di Napoli. Rimpetto al posto telegrafico era schierata una compagnia dell'undicesimo battaglione cacciatori con fanfarra.
Sui tavolini di ciascuna stazione erano sparse alcune eleganti iscrizioni con versi dettati dal signor Federico Fiore, secondo tenenete del terzo cacciatori, ed un polimetro del signor Vincenzo Ciaburri, componimenti messi in stamoa per tanta solennità ed encomiativi non meno della novella telegrafia che del suo agusto fondatore.
Stavano così le cose fino alle 11 e mezzo, ora in cui dalle reali stanze di Gaeta scendeva nella stazione telegrafica sottoposta alla reggia sua maestà il re nostro signore e sua maestà la regina con le loro altezze reali il duca di Calabria, il conte di Caserta, i conti e le contesse di Aquila e di Trapani col loro seguito rispettivo. Seguivan pure le loro maestà i ministri e i direttori de' ministeri di Stato, sua eccellenza il tenente generale Filangieri, duca di Taormina, luogotenente generale di sua maestà in Sicilia, sua eccellenza il conte Ludolf, inviato straordinario e ministro plenipotenziario della nostra real corte presso la Santa Sede, non meno che gli ajutanti generali, gli uffiziali alla immediazione della maestà sua ed ufficiali dello stato maggiore al seguito.
L'augusto corteo era quivi rispettosamente ricevuto da' personaggi che aveano avuto l'onore di aspettarvelo. Il primo segnale dato dal suo arrivo fu il cenno dell'omaggio militare al monarca, al quale nella linea di oltre 60 miglia presentavano contemporaneamente le armi e rendevan gli onori i distaccamenti di tutte le stazioni; ossequio ben dovuto a colui che di sì grande scientifico raggio illuminò una delle più belle pagine del suo regno.
Ad un segno dato da sua maestà il re e telegraficamente comunicato, suonarono le campane d'allarme in tutte le stazioni ove nel tempo stesso seguirono le benedizioni solenni, le bande e le fanfarre eseguirono le marcia e le truppe fecero l'orazione. Dopo la benedizione nella regia stazione di Gaeta, quel reverendissimo monsignor arcivescovo che la compiva, fece una breve ed elegante allocuzione allusiva alla grande solennità. Quindi il capitano Nunziante, direttore dei lavori telegrafici alla dipendenza del colonnello suo germano, chiese ed ottenne dalla maestà sua di comunicare un discorso composto per tal lieta occasione. Il lesse l'uffiziale interprete signor Cacace.
Dopo due minuti riceveasi dalla reggia di Napoli questa risposta: "la reggia di Napoli, oggi lieta del natalizio di sua maestà la regina, inaugura solennemente il telegrafo elettrico inviando a Gaeta questo general voto: La sovrana coppia e real famiglia, vivano lungamente felici della felicità del reame".
Immediatamente dopo e senza interruzione vennero comunicati dalle rispettive stazioni della regia strada ferrata di Napoli, di Caserta, di Capua e di Nola i discorsi seguenti:
I.
"L'augusto sovrano arricchì la sua Napoli di cose utili e belle. Strade, porti, bacino, navi a vapore, vie ferrate, tanti diversi edifizj. Oggi volle applicata la scoverta più portentosa dei nostri tempi, il telegrafo elettrico. A sua maestà, nella sua lontananza, or giungeranno rapidissimi i voti della fedele metropoli".
II.
"Dopo la reggia, maraviglia del mondo, non credeva Caserta partecipare a più meraviglie. Oggi Caserta deve all'augusto monarca l'esser fatta partecipe di maraviglia novella. Il fluido più poderoso della natura, dominato dal senno umano, anche in Caserta è nunzio rapidissimo della parola. Portento degno della reggia di Carlo III".
III.
"Il cardinale di Capua ha dato la benedizione, ed impetra daio la grazia che sia un segnale di pace per le loro maestà e famiglia reale, e pel regno intero. Indirizza gli augurj a sua maestà la regina pel suo natalizio".
IV.
"Il generale governatore di Capua dopo aver assistito alla benedizione data da sua eminenza, in nome di tutta la guarnigione e di tutte le autorità sì civili che giudiziarie, augura felicità al re, alla regina ed a tutta la real famiglia, in segno di dovuto rispetto".
V.
"La forza elettrica finora in Capua fu sola nascosta negli strumenti di morte [2]. Oggi, grazie all'augusto sovrano, è fonte di vita e d'intelligenza. Così il fluido stesso, nella terra e nell'aria, prima spargeva solo terrore, oggi è sorgente della più fulgida luce".
VI.
"La vaghezza della natura fu lungamente il solo pregio di Mola. Un regal soggiorno oramai è per renderla più bella ed invidiata. Oggi a questo essa deve la comunicazione elettrica della parola. Così tanto s'inalza sul primo stato, quanto i ritrovati della ragione sono al di sopra dei sensi".
Durante la trasmissione e la lettura de' trascritti discorsi, in Gaeta le tue mentovate fanfarre de' cacciatori, ed alla reggia di Napoli la banda del terzo svizzero e la fanfara dell'undicesimo cacciatori eseguirono gradevolmente una fantasia dell'esimio maestro cavaliere Mercadante intitolata il Telegrafo Elettrico.
Allora sua maestà il re si degnò dettare le prole che seguono:
"Sua maestà esterna la sua sovrana siddisfazione a tutti quelli che han contribuito alla buona riuscita ed a coloro che sono intervenuti alla funzione. E' grato alla maestà sua il vedere introdotta nel paese questa nuova invenzione ed avrà sempre tutto quello che può arrecar utile al regno".
Si passò poi il segno di "Viva il re, la regina, la real famiglia!"

Brevi notizie sulla città di Gaeta.
E' Gaeta piazza d'armi di prima classe.
Ha una dogana di prima classe.
E' capoluogo del circondario e del distretto del suo nome, nella provincia di Terra di Lavoro, con sua particolare amministrazione e 14.900 abitanti (un migliajo circa, manco nel 1815), senza contare la guarnigione che può arrivare sino a 10.000 uomini.
Nel distretto sono i circondarj di Fondi, Pico, Roccaguglielma, Traetto, Roccamonfina, Sessa, Carinola e Ponza.
L'intero distretto avea nel 1815 la popolazione di .................................  95,000
Nal 1848 quella di .........................................................................................  124,511
                                                                              l'aumento è dunque di  29,138       
Nel circondario di Gaeta sono i comuni di Borgo, Mola, Castellone, Maranola e Castell'Onorato.
La diocesi di Gaeta è sede vescovile, con circa 70.000 anime.                             

[1] Caracò deriva dallo spagnolo caracol "chiocciola", in napoletano caracò designava una scala a chiocciola ed appunto, nella reggia di Napoli, una tale scala segreta conduceva dagli appartamenti reali all'arsenale della real Marina ubicato al Molosiglio.
[2] L'Opificio pirotecnico militare di Capua lavorò alla sperimentazione di mine ad accensione elettrica e di sistemi illuminanti elettrici.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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