Un Cambio di Passo - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

Vai ai contenuti
La Telegrafia Elettrica | Un cambio di passo

La rete elettro – telegrafica nelle Due Sicilie nel breve volgere di tre anni, dal 1852 al 1855, assunse una nuova fisionomia.
I programmi d'ampliamento delle linee dovettero fare i conti con l’impegnativa prospettiva della posa di un cavo sottomarino tra il Continente e la Sicilia, operazione complessa sulla quale gravarono anche pressioni internazionali interessate, prima a ritardare e poi a raccordare la piattaforma telegrafica napoletana alla rete globale.
Dagli "Accounts and Papers of the House of Commons" di Londra, sessione 3 dicembre 1857 - 2 agosto 1858, è emerso che nella primavera del 1855, su incarico del re Ferdinando II, una commissione costituita presso la Gran Corte dei Conti, composta da D. Antonio Troysi, procuratore generale del re presso la gran corte dei conti, Giovanni Rocco, avvocato generale delle finanze, Antonio Nunziante, colonnello di stato maggiore e da Salvatore Nunziante, capitano di stato maggiore, studiò la proposta del tal  Pietro Fossi [1], candidatosi ad assumere la concessione per la costruzione e l’esercizio delle linee telegrafiche.
Il piano offrì l’ultimazione delle linee telegrafiche del regno e la posa del collegamento sottomarino tra le Calabrie a Messina.
Assecondando i progetti, che almeno sino a quel momento parve gli inglesi avessero per la telegrafia nel Mediterraneo Centrale, il Fossi presentò un programma con il quale si proponeva di realizzare anche due linee sottomarine internazionali, la prima da Otranto per Corfù, e la seconda dalla Sicilia per Malta.
L’offerta non fu di certo la prima che il governo napoletano ricevette, già nel maggio del 1854, sebbene senza conseguenze sul piano pratico, l’imprenditore inglese John W. Brett mostrò vivo interesse verso lo sviluppo telegrafico delle Due Sicilie considerandolo utile complemento alla rete britannica in Mediterraneo.
Il programma del Fossi, certamente più completo e conveniente di quello prospettato da Brett fu ideato, con ogni probabilità, contando sul concreto favore del governo napoletano, sull’interesse di alcuni influenti personaggi vicini alla corte, probabilmente dello stesso colonnello Nunziante, e sull’auspicato appoggio finanziario, tecnico e politico dell’East India Company, all’epoca operante in Mediterraneo per salvaguardare l’espansione telegrafica britannica dall’Inghilterra verso l’Oriente.
Il 17 aprile 1855 la commissione della Gran Corte dei Conti concluse il proprio lavoro elaborando un preliminare di convenzione sulla cui base si sarebbe dovuto stipulare il contratto per la costruzione delle linee, la posa dei cavi sottomarini, l’esercizio dei collegamenti telegrafici, e la manutenzione dei tracciati e degli impianti.
Il documento, costituito da ventisette articoli, stabilì in cinquant’anni la durata della concessione, in sei mesi il termine entro il quale il Fossi avrebbe dovuto ottenere le autorizzazioni britanniche a “poggiare” i cavi a Malta e Corfù, ed in quattro anni dalla firma del contratto, il tempo entro cui avrebbe dovuto essere ultimata la posa dei cavi sottomarini.
Secondo lo schema di convenzione, il governo delle Due Sicilie avrebbe ceduto l’onere della costruzione delle linee [2] a carico del concessionario, che in cambio avrebbe ricevuto l’esclusiva dell’esercizio telegrafico, una sovvenzione di 3.000 Ducati/anno, ed esenzioni fiscali per l’importazione delle macchine e dei materiali da costruzione.
La complessità tecnologica dei collegamenti sottomarini ed i riflessi di natura geopolitica connessi allo sviluppo internazionale delle linee telegrafiche, sconsigliò il governo napoletano d'imboccare la strada della gestione diretta, optando per l’affidamento del servizio a privati sovvenzionati, secondo una prassi generalmente utilizzata anche da altre amministrazioni della penisola.
Il regime delle concessioni fu una versione aggiornata delle antiche “privative”, vale a dire l’affidamento ad un unico soggetto dell’esclusiva per lo svolgimento di un servizio o la produzione di un bene. Nelle intenzioni dei suoi sostenitori, la concessione avrebbe dovuto sollevare gli Stati da notevoli impegni finanziari, pur assicurando loro un ruolo d’indirizzo e controllo. I risultati furono, in genere, molto deludenti ma nella seconda metà dell’Ottocento, Ferdinando II decise d’avvalersi di questo strumento per sostenere l’architettura infrastrutturale [3] delle due Sicilie.
Il 10 agosto 1855 [4] gli avvocati Edwardes, Radcliffe & Davies, procuratori a Londra del Fossi con ufficio al n. 8 di Delahay-street, Westminster, inviarono al presidente ed ai direttori della  East India Company una copia del preliminare per la concessione telegrafica, opportunamente tradotto in inglese.
Nella missiva che accompagnò la spedizione, gli avvocati di parte “napoletana” tentarono di destare l’interesse della “Est India” facendo leva su due elementi: le agevolazioni concesse dal governo napoletano al progetto “Fossi”, ed i vantaggi, politici e commerciali, che ne sarebbero derivati all’Inghilterra se il programma telegrafico delle due Sicilie si fosse interamente realizzato.
La replica non si fece attendere. Il 20 agosto 1855 Mr. J. D. Dikinson, Assistent Secretary, inviò una breve comunicazione agli avvocati Edwards, Radcliffe e Davies il cui scarno contenuto si limitò ad esprimere la formale speranza che il progetto di Mr. Peter Fossi potesse realizzarsi, non senza rimarcare la cruda rappresentazione della politica della Compagnia, determinata ad offrire incoraggiamenti e supporto esclusivamente alla costruzione di linee elettriche ad Est di Alessandria d’Egitto [5].
L’impegno inglese per una via telegrafica che dall’Egitto raggiungesse l’India non contemplò, almeno in quel momento, la realizzazione d'un ulteriore collegamento attraverso le Due Sicilie né tampoco, l’affidamento di appalti strategici ad imprenditori che non fossero inglesi o a paesi vero i quali il governo britannico nutriva una malcelata ostilità. Il progetto del Fossi, collocandosi fuori dalla portata degli interessi inglesi, non colse lo sperato appoggio politico, finanziario e tecnologico.
Per la telegrafia napoletana il programma di sviluppo delle proprie linee subì un rallentamento venendo a mancare la prospettiva d'affidare la costruzione e la gestione del servizio telegrafico ad un concessionario che avrebbe dovuto garantire la realizzazione del collegamento sottomarino tra il Continente e la Sicilia.
In quegli stessi mesi, nel mentre la manodopera militare del capitano Salvatore Nunziante s'adoperava per completare le tratte telegrafiche nei domini al di qua del Faro, l’apertura dei telegrafi al pubblico aveva comportato una prima significativa trasformazione dell’organizzazione telegrafica, non più ascrivibile al solo ambito governativo e militare.
L’assoluta novità rappresentata dall’inserimento di personale civile negli uffici telegrafici aveva conferito al Ministero delle Finanze la pertinenza sulla funzione amministrativa del servizio, sdoppiando, anzi triplicando, le prerogative istituzionali sul funzionamento della telegrafia.
L’intreccio tra le competenze del colonnello Nunziante, sovrintendente alle costruzioni, del tenente colonnello Traversa, comandante del Corpo telegrafico e di Don Pietro d’Urso, ministro delle Finanze, finì per creare attriti in una organizzazione già complessa, al cui interno furono costretti alla coesistenza interessi e mentalità, civili e militari.
Un tentativo di riequilibrare i rapporti fu attuato con la messa allo studio di un regolamento generale che fissasse i limiti di ciascuna amministrazione.
Uno sforzo di ricomposizione che nonostante tutto non riuscì a toccare il cuore del problema, annidatosi, come stigmatizzò il ministro d’Urso, nella stessa costruzione delle linee telegrafiche.
La restituzione degli investimenti alla gestione ordinaria delle Finanze avrebbe dovuto essere, secondo la visione del ministro, il provvedimento necessario per porre fine all’amministrazione straordinaria del colonnello Nunziante, collocatasi al di fuori del controllo contabile del ministero, e quindi del governo.
La difficile contrapposizione tra amministrazione civile e militare, considerato anche il profilo dei personaggi coinvolti e l’ambiguità del colonnello Nunziante, già coinvolto in rovesci finanziari ed in imbarazzanti controversie familiari sull’eredità paterna, giunse a soluzione grazie alla mediazione esercitata da Ferdinando II il quale, pur senza compiere traumatici passi formali, riportò sotto il controllo delle Finanze gli appalti telegrafici.
Spinto dalle circostanze, Nunziante rassegnò le proprie irrevocabili dimissioni dall’incarico di sovrintendente alle costruzioni telegrafiche.
Nonostante l’episodio e l’ombra che aleggiò sulla trasparenza dei consuntivi economici presentati, il duca di Mignano poté ancora contare sull’inalterata amicizia del sovrano, al punto che gli fu facile ottenerne un’inaspettata prova d’efficienza a cui sottoporre il ministro d’Urso.
Con l’evidente mira di dimostrare l’impreparazione tecnica ed organizzativa del personale dipendente dal Ministero, Nunziante consigliò Ferdinando II, già di per sé persuaso dalla superiorità dell’organizzazione militare, d’ordinare alle Finanze limmediata costruzione di una linea telegrafica tra la strada ferrata di Napoli e la Favorita a Portici.
Un ordine a cui il ministero non poté sottrarsi, pur trovandosi costretto tra tali difficoltà tecnico-organizzative, da far presagire un clamoroso fallimento della prova, ed un ritorno alla direzione militare.
A dispetto di tutti i più neri pronostici, il ministro d’Urso fu “salvato” dall’iniziativa dell’ingegner Errico Pellegrino il quale, prima si propose  e poi, nell'agosto del 1855, portò a compimento la linea con manodopera civile, in breve tempo ed in economia, avendo modo, nella medesima circostanza, di sperimentare il commutatore di tripla linea di sua invenzione (Atti del Regio Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli Tomo IX, Napoli 1861 pag. 277 e segg.) .
Posto fine alla disputa, con il declinare del 1855 la situazione della telegrafia napoletana raggiunse un nuovo equilibrio destinato, almeno per la parte istituzionale, a durare sino al 1860:
  • al Ministero delle Finanze fu affidata la competenza amministrativa sulla conduzione del servizio e la sovrintendenza dell’attività di sviluppo e manutenzione della rete, all’ing. Pellegrino fu aggiudicata la direzione dei cantieri per la nuova linea tra Napoli e Cosenza,
  • al Corpo Telegrafico della Real Marina fu attribuita la conduzione tecnica delle officine telegrafiche.
Il colonnello Nunziante, pioniere della telegrafia elettrica delle Due Sicilie, almeno ufficialmente, non ebbe più diretta competenza sull’esecuzione dei lavori e la gestione del servizio, tuttavia, con decreto reale del 14 marzo 1856, egli fu nominato membro della Commissione per i telegrafi elettrici e strade ferrate, ed in tale veste non mancò di far pesare i propri giudizi nel corso dei successivi sviluppi della telegrafia napoletana. Il non aver conseguito l’appoggio inglese fu indubbiamente uno degli ostacoli frapposti dall’egemonia tecnologica britannica alla realizzazione di questa essenziale infrastruttura, tuttavia l’empasse non ne arrestò l’evoluzione anzi, determinò un necessario cambio di passo nella politica napoletana delle comunicazioni a distanza.

[1] Il contraente della convenzione del 1855 supponiamo fosse l'ing. Pietro Fossi, topografo, geodeta, geometra napoletano, ma di cui non abbiamo rintracciato dettagliate notizie biografiche. Professore dal 1864 di geometria applicata nella Scuola d’Applicazione per gl’Ingegneri di Napoli, l'ing. Fossi nacque in questa città il 29 giugno 1809. Fece gli studi letterari sotto Gabriele Rossetti e matematici sotto Salvatore De Angelis e Paolo Tucci. Laureatosi nell’Università di Napoli nel 1833 fu autorizzato ad insegnarvi Geodesia nel 1854; nel 1857 fu addetto all’Amministrazione generale dei bonificamenti come professore di Topografia ed ingegnere operatore; nel 1861 fu eletto professore di Topografia nella Regia Scuola di Ponti e Strade. Pubblicò“Geodesia della Topografia (Napoli 1859); “Trattato teorico – pratico di Topografia” (Napoli 1868); “Geometria pratica dell’Ingegnere” (Napoli 1878). Morì a Napoli nel 1889. Notizie tratte da A. De Gubernatis, Ecrivains du jour, Vol.II/p. 976, Florence: L. Niccoli, 1891.
[2] Il costo delle opere fu valutato in 100 Ducati/miglio per la rete terrestre, e in 7.500 Ducati/miglio per i tracciati sottomarini.
[3] A marzo del 1855, l’ing. Fossi firmò il preliminare per la concessione del servizio telegrafico, ad aprile il re assegnò all’ing. Emmanuele Melisurgo la concessione per la costruzione della linea ferroviaria per le Puglie, ed barone Panfilo De Riseis, quella per la ferrovia degli Abruzzi.
[4] Pagg. 326, 327, 328, 329, 330, 331, House of Commons, thirty vol. – State papers, Session 3 december 1857 – 2 august 1858, Vol. LX, 1857-58.
[5]  Il collegamento tra Londra e l'India ebbe diversi approcci da parte delle compagnie telegrafiche britanniche. Sostanzialmente i percorsi proposti furono due: ad ovest di Alessandria d'Egitto attraverso l'Europa e ad est di Alessandria verso l'India. La prima difficoltà da superare fu l'attraversamento del Mar Mediterraneo, tra il 1854 ed il 1858 gli sforzi si conentrarono verso la ricerca dei percorsi più efficiaci ipotizzando tre rotte: 1) la rotta austriaca da Ragusa ad Alessandria (che avrebbe avuto un ramo aggiunto verso Costantinopoli su insistenza ottomana); 2) La rotta di Gisborne da Costantinopoli via Candia ad Alessandria; e 3) il percorso promosso dall'imprenditore William Brett da Cagliari attraverso Corfù , sino ad Alessandria. In aggiunta a questa ultima possibilità il Regno di Sardegna, già dal 16 giugno 1855 si propose, in cambio di un sussidio britannico, d' autorizzare la distesa di un cavo da Cagliari verso Malta ed Alessandria. Gaetano Bonelli, direttore dei telegrafi sardi, ripeté l'offerta il 18 febbraio 1858. Il governo inglese non fu convinto da nessuna di queste alternative e quindi chiese alla Mediterranean Extension Telegraph Company ed alla RS Newall & Company di studiare la possibilità di collegare direttamente Malta ad Alessandria tramite un cavo sottomarino tripolare. Gli ececssivi costi e le difficoltà tecniche non consentirono la realizzazione di nessuno dei tracciati ipotizzati e, mentre Alessandria rimaneva ancora irragiungibile, Sir William Brooke O'Shaughnessy, sovrintendente ai telegrafi della Compagnia delle Indie Orientali, aveva già pianificato di costruire la propria linea ad Est delle ipotizzate rotte mediterranee stendendo un cavo da Kurrachee in India a Bassorah o Kornah nella Turchia ottomana, per collegare all'estremità del Golfo Persico ed un ulteriore cavo fluviale, posato nel letto del Tigri, fino a Baghdad; ed infine, una linea di terra da Baghdad ad Aleppo e Seleucia o Scutari sul Mar Mediterraneo.
I Fratelli Brett: John Watkins Brett (1805–1863) e Jacob Brett (1808 - 1897). John Watkins Brett fu un ingegnere ed imprenditore della  telegrafia elettrica. Considerato il padre della telegrafia sottomarina fondò la"Submarine Telegraph Company" in collaborazione con suo fratello minore Jacob. Nel 1850 ottennero la concessione per la posa di un cavo sottomarino tra Dover e Calais ma il collegamento durò poco poichè tranciato da un pescatore. L'anno successivo ripeterono l'esperimento con successo. Nel 1851 John Watkins Brett fondò la "Electric Telegraph Co." , nel 1855/56 tentò, senza successo, di posare un cavo tra la Sardegna e l'Algeria. Nel 1857 costituì la "Mediterranean Extension Telegraph Co" per collegare Malta con i sistemi terrestri francese e piemontese per il tramite di un cavo dalla Sardegna a Malta e Corfù ma nel 1858, il cavo fallì Partecipò alla preparazione dell'impresa per il collegamento atlantico tra Inghilterra e Stati Uniti ma nel 1863, all'età di cinquantotto anni, fu ristretto in un manicomio nello Staffordshire e vi morì il 3 dicembre senza vedere le due sponde dell'Atlantico collegate.
Londra: East India House (Uffici della Compagnia delle Indie)
East India House (Uffici della Compagnia delle Indie Orientali) in Leadenhall Street nella "City" di Londra. Acquarello di Thomas Malton the Younger, Paul Mellon Collection, Yale Center for British Art, Yale University, New Haven, Connecticut. Fino al 1858 la Compagnia delle Indie Orientali, per conto del governo britannico e dei principati indiani, gestì nella penisola indiana, Ceylon, Burmah e Pegu questioni politiche, finanziarie e militari, e tra esse anche lo sviluppo della rete telegrafica. Nel 1858  la Compagnia delle Indie Orientali fu sciolta dopo l'ammutinamento di elementi indiani della sua forza militare (rivolta dei Sepoy) e l'India divenne un vicereame britannico.
ingegnere Pietro Fossi
Ing. Pietro Fossi, nel 1855 fu professore di geodesia presso l'Università di Napoli. L'immagine è tratta da uno dei sui libri. Mancando, al momento, ulteriori riscontri, supponiamo che l'ing. Fossi fu  il contraente del contratto d'appalto del 1855 presentato alla East India Company.
Lettera del 10 agosto 1855 degli avocati Edwardes, Radcliffe & Davies al presidente della East India Company per conto dell'ing. Fossi. da House of Commons, thirty vol. – State papers, Session 3 december 1857 – 2 august 1858, Vol. LX, 1857-58  
Il codice Continentale adottato dal regno delle Due Sicilie in virtù della convenzione telegrafica con lo stato Pontificio e l'impero Austriaco (1856). Il codice Morse, così come è usato a livello internazionale oggi, è derivato da una proposta di Friedrich Clemens Gerke formulata nel 1848 che divenne nota come "l'alfabeto di Amburgo" o il "Codice Continentale". Gerke semplificò il codice di Morse lasciando solo due elementi di codifica, il punto e la linea, inoltre, introdusse codici per la lingua tedesca. Il codice di Friedrich Gerke fu adottato dalla Deutsch-Österreichischer Telegraphenverein (Società Telegrafica Germano-Austriaca) nel 1851. L'evoluzione del Codice Continentale  portò al codice Morse Internazionale nel 1865.
separatore
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons
Attribuzione - Non commerciale -
Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale
Stampa
Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





Privacy
Torna ai contenuti