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Miscellanea | Il Reale Istituto d'Incoraggiamento.

Industria ed innovazione
Abbiamo già avuto modo di considerare, per il telegrafo inventato dal prof. Palmieri, le difficoltà che la realtà economica ed industriale dell’Italia della seconda metà dell’Ottocento poneva sulla strada della ricerca e dell’innovazione tecnologica.
Dal Piemonte sabaudo alle Due Sicilie, passando per il Lombardo Veneto ed il gran ducato di Toscana la società esprimeva un grande fermento culturale e scientifico tuttavia, l’assenza di capitali pronti a scommettere sull’inventiva di tecnici, meccanici e scienziati, limitò lo sviluppo tecnologico.
In un panorama internazionale in cui la globalizzazione in atto impose manufatti e tecnologie delle grandi potenze commerciali ed industriali, le Due Sicilie si orientarono verso il recupero di posizioni rispetto alle nazioni dalle quali importava queste tecnologie.
Il governo napoletano adottò una politica di stimolo verso ogni possibile iniziativa manufatturiera agendo attraverso il protezionismo doganale [1], l'assegnazione di forti commesse di lavoro statali, condizioni di favore per l’imprenditoria straniera, una bassa imposizione fiscale, la concessione di privative industriali e commerciali e la realizzazione di impianti industriali di proprietà pubblica.
Esauritasi la funzione propulsiva delle “Accademie, quali veicolo di promozione della tecnica da applicare nei vari campi dell’economia, l’Ottocento vide l’affermarsi delle “Società d’incoraggiamento” il cui fine fu di introdurre innovazioni ritenute utili dalla società ed il loro trasferimento nella produzione manifatturiera, l'agricoltura, il commercio, i trasporti, etc. Simili istituzioni si stavano diffondendo in tutta Europa, ed il governo borbonico riconobbe in esse un moderno ed efficacie veicolo per lo sviluppo della vita economica del regno.
A Napoli, la "Giunta delle migliorazioni delle manifatture del Regno", creata nel 1800 da Ferdinando IV,  sin dalla sua costituzione si occupò, tra l'altro, di dare norme ed indirizzo alla filatura del cotone, del lino e della canapa, introdusse a Castellamare di Stabia la coltivazione della robbia, lavorò al miglioramento delle razze equine, cooperò al perfezionamento della famosa tinta detta "Nero di Napoli", ricercatissima all'estero sin dal XVI secolo, inviò a Grenoble Giovanni Lo Forte per apprendervi l'arte dei guantai, dando principio ad una eccellenza industriale di livello europeo oggi, purtroppo, perduta.
Con l'occupazione francese del regno, il decreto del 22 giugno 1806 riformò la "Giunta" trasformandola in "Regal Società d'Incoraggiamento". Il successivo 6 novembre 1810 un nuovo Decreto ne mutò la denominazione in "Reale Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali ed Economiche" e ne stabilì lo statuto conferendogli un impronta più scientifica, orientata, soprattutto, alla ricerca di materie prime, un genere necessario a sostenere l'espansionismo militare di Napoleone Bonaparte. In un secondo momento, il Reale Istituto fu riorganizzato ripartendone le competenze in cinque classi: "matematica ed arti che ne dipendono", "fisica, chimica ed arti che via hanno attinenza", "storia naturale con le sue applicazioni", "medicina e veterinaria", "economia civile e rurale".
Nonostante le promesse del decennio francesce, l'Istituto non ebbe la dovuta attenzione da parte del governo, il suo presidente non riuscì neanche ad ottenere una sede per le adunanze dei soci che dovettero svolgersi errando di luogo in luogo, dal Ministero dell'Interno, alla biblioteca del Gesù vecchio, dalla biblioteca di San Francesco di Paola, alla casa dello stesso presidente, il cav. Vincenzo Coco.
Solo con il rientro dei Borbone sul trono di Napoli, l'Istituto ebbe un nuovo statuto ed una sua sede, dapprima nell'abolito convento di San Pietro a Majella, dal 1825 in quello di Monteoliveto, dal 1847 nel palazzo del Duca d'Andria ed infine, dal 1851, nell’edificio che oggi ospita il teatro Bracco in via “Tarsia”, nel quartiere di Montesanto, ove rimase sino allo scioglimento.
Ferdinando I, con la promulgazione dello statuto per il “Reale Istituto d’incoraggiamento”, emanto il 25 settembre 1821, trasformò l'istituzione in un organismo economico con il compito di promuovere l’industria, non solo nella provincia di Napoli, ma in tutte le tutte le province regnicole.
La fisionomia dell'Istituto fu decisamente meno scientifica e molto più pratica, dovendo traguardare tutte le possibili applicazioni della scienza e della tecnologia al progresso della vita economica delle Due Sicilie. Per accompagnare le scelte governative, l'Istituto svolse anche una funzione consultiva, esercitata attraverso inchieste, relazioni e proposte che ebbero come interlocutori privilegiati i Ministeri dell'Agricoltura, dell'Industria e del Commercio.
Le classi di competenza furono ridotte a due: la prima detta "d'economia rurale" per "l'agricoltura, la pastorizia ed i rami che ne dipendono", la seconda "d'economia civile" per "le arti, le manifatture, il commercio e le scienze ausiliarie". Il Decreto del 26 aprile 1834, su suggerimento dell'Istituto stesso, modificò ulteriormente le classi di competenza che divennero quattro:  1.a Classe, scienze matematiche con otto soci ; 2.a Classe , scienze fisiche con sedici soci ; 3.a Classe, scienze economiche con otto soci ; 4.a Classe, arti, manifatture ed industrie, con otto soci. Con il medesimo provvedimento furono indicati anche i requisiti per i candidati ai posti di socio ordinario ovvero: opere pubblicate ed applaudite, memorie lette all' Istituto ed approvate, nella invenzione d'una macchina di sperimentata utilità, secondo le classi cui dovevasi provvedere il posto accademico.
Un nuovo e definitivo aggiornamento dello statuto, disposto dal Decreto del 13 ottobre 1856,  intervenne anche sulle classi di competenza portandole da quattro a sei: 1a Classe Matematiche pure e miste, 2a Classe Fisica e Chimica, 3a Classe Zoologia, Botanica e Mineralogia, 4a Classe Tecnologia, 5a Classe Agricoltura, Pastorizia e Veterinaria, 6a Classe Scienze Economiche. Nelle tornate del Real Istituto del 13 gennaio 1859 e 19 gennaio 1860, le classi furono suddivise in sezioni affinchè le scienze a cui si riferivano, potessero essere effettivamente rappresentate dai vari rami accademici.
Una seconda autonoma sede dell'Istituto fu aperta a Palermo nel 1831, (Decreto n. 621 del 9 novembre), la sede fu ubicata in via di porta di Termini (oggi via G.Garibaldi), nel palazzo del duca di Villafiorita.
Ciascuno dei due Istituti d'Incoraggiamento ebbe un presidente, un segretario e tre ordini di soci: ordinari, onorari e corrispondenti. Gli ordinari erano divisi per classi di competenza, ciascuna classe ebbe un presidente e un segretario.
Sul profilo dell’Istituto, descritto nell’Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie dell’anno 1855, si legge: “Per ottenere l’importante scopo della floridezza e della prosperità nazionale, trovasi organizzata sì nell’una, che nell’altra parte del regno una istituzione diretta a promuovere l’economia pubblica e privata, l’agricoltura e le arti, col sussidio delle scienze utili, come sono le matematiche, la fisica, la chimica e la storia naturale, e mediante le notizie e le scoperte che si possono raccogliere dalle diverse provincie del regno”.  
Accanto e a supporto delle attività del Reale Istituto d’Incoraggiamento, in tutti i capoluoghi di provincia, eccetto Napoli e Palermo, furono promosse “Reali Società Economiche” composte da soli soci ordinari. Nei Comuni fu instaurata una “Commissione Economica”, composta dal sindaco e da altri due membri. Le "Società Economiche", diretta filiazione delle "Società Agrarie" istituite nel 1810, assunsero tale denominazione dal 1812 ed ebbero definitivo ordinamento con il decreto del 26 marzo 1817 che ne stabilì le competenze, sia per l'economia rurale che per quella civile.
Tutte queste istituzioni, in corrispondenza tra loro, si scambiarono idee, notizie ed osservazioni, poi discusse dai due istituti centrali che assumevano le decisioni ritenute più idonee per raggiungere gli scopi statutari. Collaborarono attivamente allo sviluppo commerciale ed industriale delle Due Sicilie anche le Camere di Commercio delle varie provincie, ed in particolare la Camera di Commercio Consultiva di Napoli, la rete diplomatica all'estero, costantemente impegnata in indagini economiche e commerciali e a raccogliere informazioni e notizie tecniche, ed infine le due commissioni di statistica, la prima istituita in Sicilia nel 1832 come Direzione Centrale di Statistica, con sette direzioni provinciali, la seconda, nel 1851, per la parte continentale del regno, con la denominazione di Commissione Statistica Generale.
Annesse alle sedi di Napoli e Palermo, furono aggregate una biblioteca, un archivio, un gabinetto di macchine atte al miglioramento dell'industria, ed un gabinetto di saggi di manifatture, strumenti ed oggetti agricoli.
Una delle funzioni affidate all’Istituto riguardò la concessione di brevetti per invenzioni, per il perfezionamento di macchine esistenti o per l'introduzione di macchine provenienti dall’estero.
Colui che presentò un’invenzione, per qualsiasi ramo dell’industria, la navigazione, il commercio o l’agricoltura, così come colui che introdusse per primo nel regno una scoperta o una invenzione, poté godere della concessione di una privativa.
La domanda di concessione doveva essere rivolta alla Real Segreteria di Stato dell'Interno la quale ne avrebbe curata la pubblicazione sul Giornale Ufficiale, prima dell'eventuale accoglimento sancito da decreto reale, in tal modo s'offriva a chiunque l'opportunità di reclamare eventuali diritti.
La privativa, accordata in modo pressoché gratuito, ebbe una durata di cinque anni, prorogabili a dieci o quindici anni, un periodo durante il quale il beneficiario potè godere del diritto all'esclusiva industriale e commerciale.
Al Reale Istituto d’Incoraggiamento fu delegato il compito d’esaminare le richieste di privativa pervenute presso la Real Segreteria di Stato dell'Interno, a tal fine una commissione d’esperti fu incaricata di valutare i disegni, la descrizione tecnica, l'eventualmente prototipo dell'invenzione, oltre che la fattibilità pratica e l'utilità di quanto proposto. L'istituto ebbe anche di un ispettore degli stabilimenti d'arte e manifatture il cui compito fu quello d'ispezionare periodicamente le attività incentivate dall'Istituto per verificarne la conformità e prevenire frodi ai danni dell'Istituto stesso.
Il resoconto periodico dell'attività svolta dall'Istituto fu raccolto e pubblicato in volumi detti "Atti" mentre, annualmente, le classi delle sedi centrali presentavano all'approvazione reale un concorso con premio in denaro per la realizzazione di uno o più progetti di pubblica utilità.
Molte furono le invenzioni che ebbero concessi "premi" e "brevetti", promuovendo le più diverse iniziative industriali e commerciali in tutto il regno, tuttavia ciò fu possibile solo in presenza di finanziamenti pubblici erogati per le iniziative reputate di pubblica utilità, o d'una adeguata capacità finanziaria del proponente nel trasformare l’idea, in realtà. Per gli altri, nonostante la validità e l’originalità, la realizzazione dei progetti rimase solo sulla carta. La stessa legge sui privilegi del 2 marzo 1810, col tempo mostrò i suoi limiti, non tutelando sufficientemente gli inventori dai semplici introduttori di macchine e tecnologie o dai plagiatori. I tribunali del regno si trovarono spesso in imbarazzo nel redimere cause sulla proprietà intellettuale non potendo disporre di documenti che oggettivamente provassero la paternità di un ritrovato. Inoltre, le modalità di rilascio delle patenti, richiesero dei correttivi per snellirne le procedure ed evitare abusi. Più volte l'Istituto propose al Ministero degli Interni emendamenti alla legge del 1810 ma, una vera riforma non si realizzò, anche per i ritardi della Consulta Generale del Regno nell'emettere un parere sulla nuova legge delle privative. Considerato l'avanzare del progresso tecnologico, e delle conseguenti sempre nuove richieste di patenti per invenzioni ed importazioni di macchinari dall'estero, con due successivi provvedimenti del 7 settembre 1858 e del 12 giugno 1860, il Ministero degli Interni apportò i primi correttivi alla legge sotto forma di istruzioni impartite al Reale Istituto d'Incoraggiamento. Con la prima direttiva del 7 settembre 1858, fu modificata la procedura di deposito dei disegni e delle specifiche tecniche per i ritrovati di cui si chiedeva privativa, le modalità furono molto più stringenti e dettagliate prevedendo la possibilità, per l'Istituto, d'imporre al richiedente modifiche al progetto, anche dopo la concessione della patente. Infine, la privativa sarebbe stata rilasciata solo quando il richiedente avrebbe dimostrato d'aver onorato il versamento dei diritti al regio erario. La seconda disposizione ministeriale del giugno 1860 semplificò il doppio sistema di votazione per l'approvazione della privativa, stabilendo in trenta giorni il termine massimo per proporre opposizione al rilascio della patente.

Le Esposizioni di arti e manifatture
Le prime esposizioni industriali ebbero origine in Inghilterra nel 1751 con la fondazione della "London society of arts". L'esempio inglese fu seguito da Ginevra nel 1789, Amburgo nel 1790, infine da Praga nel 1791. Tuttavia, la prima vera mostra industriale pubblica, che segnò un modello per tutte quelle che seguirono, fu la Première Exposition des Produits de l'Industrie française, inaugurata il 4 settembre 1798 a Parigi, nel Campo di Marte.
A Napoli una prima esposizione dei prodotti agricoli ed industriali del regno, promossa nel 1801 dalla  "Giunta di arti e manifatture", si svolse al Foro Carolino, l'attuale piazza Dante. Negli anni successivi le mostre si tennero nel pubblico passeggio della villa reale alla Riviera di Chiaja e l'esempio napoletano fu imitato da altri Stati della penisola: nel 1805 Torino ebbe la sua prima mostra; Milano l'ebbe nel 1806, a cui seguirono seguirono le mostre promosse dagli Atenei di Brescia, di Treviso e di Bergamo e dalle Accademie di Verona ed Udine, in Toscana, dal 1838 al 1857, si svolse l'Esposizione di arti e manifatture toscane suggerita dall'Accademia Economico-Agraria de' Georgofili di Firenze.
Durante il decennio d'occupazione francesce l'esposizione di Napoli si tenne nel mese d'agosto del 1809, ovviamente, stante la situazione bellica in corso, alla manifestazione parteciparono solo gli imprenditori della parte Continentale del regno, essendo la Sicilia in possesso della casa reale napoletana.
Con il ritorno della monarchia borbonica si proseguì con l'allestimento di queste vetrine nazionali della creatività industriale, tecnologica e scientifica delle Due Sicilie. Dal 1822 al 1827 si tennero esposizioni annuali dei prodotti dell'industria e degli oggetti d'arte di ciascuna delle due parti del regno, dal 1829 al 1844 le esposizioni divennero biennali, lasciando l'anno intermedio per le annuali mostre di Belle Arti, ed infine, una sovrana determinazione del 28 gennaio 1846, prescrisse che le mostre industriali si dovessero tenere ogni cinque anni, l'Istituto propose che un tale periodo iniziasse nel 1848 ma i sommovimenti politici di quell'anno ne impedirono la realizzazione.
Dal 1831 in poi, con la costituzione del Regio Istituto d'Incoragiamento per la Sicilia, l'industria isolana fu esclusivamente rappresentata nelle solenni esposizioni che si tennero a Palermo, in contemporanea con quella allestita a Napoli. I cataloghi, con le premiazioni assegnate alle mostre di Napoli e Palermo, furono pubblicati a cura dei rispettivi Istituti d'Incoraggiamento.
Le esposizioni industriali, come stabilito dal Decreto del 14 settembe 1825 ebbero luogo il 19 agosto di ogni anno, con il decreto del 2 marzo 1827 la data venne posposta al 4 ottobre ed infine, con la salita al trono di Ferdinando II le esposizioni si tennero il 30 maggio, giorno onomastico del sovrano.
Negli anni 1824, 1826, 1828, e 1830 la mostra di Napoli ebbe luogo nelle sale dell'ex convento di Monteoliveto, nel 1832 fu allestita nei portici del tempio di S. Francesco di Paola, nel 1834 rientrò nelle sale di Monteoliveto, è così via, per ogni biennio fino al 1844.
Il 30 maggio 1853 si aprì a Napoli l'edizione quinquennale della “Solenne Pubblica Esposizione di Arti e Manifatture” l'evento, per dimensioni, nonostante la defezione di molti espositori delle provincie, fu il primo vero Expo dell’Italia pre unitaria a cui parteciparono molti dei personaggi incontrati nella storia della telegrafia elettrica come Giovanni Bandieri,  John De Normann, Errico Pellegrino, Filippo de Palma,  Giacomo Arena ed Alessio Marone.
L’esposizione venne allestita presso il “mercato dei commestibili”di proprietà comunale ubicato nella Strada fuori Portamedina a Tarsia”, oggi via Tarsia.
Realizzato tra il 1841 e il 1845 dall'architetto Ludovico Villani, l'edificio mercatale entrò nella disponibilità del Reale Istituto di Incoraggiamento già dal 1851 quale sede dell'Istituto e dell'annessa scuola d'arti e mestieri [2], fortemente voluta dal cav. Francesco Giudice [3].
In occasione della "Solenne Esposizione", l'edificio fu completamente trasformato per adattare, il mai utilizzato "mercato dei commestibili", alla necessità di disporre di più ampi spazi, considerato che quelli di Monteoliveto,  luogo delle precedenti edizioni, non furono più sufficienti.
La ristrutturazione dell’edificio si svolse sotto la supervisione di una commissione tecnica diretta dal cav. del Giudice , valente direttore del Corpo dei Pompieri di Napoli e socio del Reale Istituto d'Incoraggiamento.
A lavori ultimati, l'ex mercato dei commestibili assunse forme classiche che riecheggiarono stilemi greci e romani, lo spazio ricavato consentì di disporre di una superficie coperta di circa 18.000 palmi napoletani (4.761 mq) suddivisa in cinque ambienti comunicanti. Quella del 1853 fu la maggiore ma anche l’ultima esposizione delle Due Sicilie, chiudendo il ciclo iniziato nel 1801.
Nel 1857 le esposizioni furono indefinitamente sospese, disponendo che sarebbero riprese non appena ultimata la costruzione di un edficio dedicato al Reale Istituto ove accogliere anche tali mostre. Le vicende connesse all'unità d'Italia bloccarono ogni progetto e l'Istituto dovette, nei primi anni della nuova Italia, affrontare gravi difficolta e minaccie di chiusura, definitivamente intervenuta nel 1937.
Articolo del prof. Luigi Palmieri di presentazione del proprio telegrafo elettrico. Poliorama Pittoresco, Napoli agosto, 1846
Facciata del Reale Istituto d'Incoraggiamento di Napoli in via Tarsia. L'edificio appare ancora nella versione voluta da Ferdinando II nel 1853 per ospitare la "Solenne Pubblica Esposizione di Arti e Manifatture". La grande Sala di Tarsia fu concessa nel 1929 all’Opera Nazionale del Dopolavoro, che la trasformò in teatro. Dopo i danni subiti nel corso del secondo conflitto mondiale, nel 1963 l'architetto Sirio Giammetta firmò l'attuale modifica dell'edificio con la sistemazione del teatro dedicato a Roberto Bracco. Foto tratta da E.O. Mastrojanni, Il Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli, Napoli, 1907
Interno della gran sala Tarsia coi prodotti delle arti e dei mestieri napoletani, posti in mostra il 30 maggio 1853,  Salvatore Fergola, 1854, Museo Nazionale di San Martino. Osservando l'ingrandimento del dipinto entriamo all'interno della sala Tarsia, la cosidetta sala pompeiana, il giorno dell'inaugurazione della mostra in occasione della visita fatta dai reali prima dell'apertura al pubblico. Possiamo notare il tipico allestimento dell'epoca, secondo il gusto e la consuetudine antiquariale delle vetrine artistiche. I prodotti venivano posti in mostra in modo affastellato ma ogni "stand" era corredato dal cartellino descrittivo di ogni singolo oggetto e relativo prezzo. I personaggi al centro della scena sono i protagonisti dell'evento, il cav.  Francesco del Giudice, ingegnere e direttore del corpo dei pompieri di Napoli, socio dell'Istituto d'Incoraggiamento e vero artefice della trasformazione dell'edificio di Tarsia, accanto troviamo il cav. Felice Santangelo, presidente dell'Istituto. Sullo sfondo è ritratto il re Ferdinando II con l'uniforme di colonnello del primo reggimento di fanteria addetto allo Stato Maggiore (soprabito d'uniforme e pantaloni estivi bianchi) intento ad osservare la vetrina delle armi. Accompagnati dalla regina madre Maria Teresa d'Austria ci sono tre degli otto figli del re (Alfonso Maria principe di Caserta, Luigi Maria conte di Trani, Gaetano principe di Girgenti). Il personaggio al centro del gruppo, dai capelli biondi, è Francesco Pinto y Mendoza, marchese di Sangiuliano e principe d'Ischitella, ministro della Guerra e aiutante generale del re. (notizie da Fergola, lo splendore  di un regno, AA.VV. Marsilio editore, Venezia 2016.
Particolare pianta del quartiere Avvocata 1861
Il quartiere Avvocata con l'edificio del Reale Istituto d'Incoraggiamento, ex "mercato dei commestibili" di Tarsia (A). Reale Officio Topografico della Guerra, Piante dei quartieri di Napoli, 1861.
Statuto del Real Istituto d'Incoraggiamento di Napoli, decretato da Ferdinando I il 25 settembre 1821
Statuto del Real Istituto d'Incoraggiamento di Palermo, decretato da Ferdinando II il 29 novembre 1831.
Prima esposizione pubblica dei prodotti dell'industria francese, Parigi, Campo di Marte 1798.
Catalogo dell'esposizione industria nazionale di Palermo 1834
"Catalogo dei saggi de' prodotti della industria nazionale presentati nella solenne esposizione fatta dal R. Istituto d'Incoraggiamento d'agricoltura, arti e manifatture per la Sicilia" tenutasi in Palermo il 30 maggio 1834.
saggi esposti nella solenne mostra del 30 maggio 1830
Elenco de' saggi de' prodotti dell'industria napolitana presentati nella solenne mostra del dì 30 maggio 1830 giorno del nome di S.M. ferdinando II Re del regno delle Due Sicilie. Stabilimento del Real Ministero dell'Interno e del Real Istituto d'Incoraggiamento nel Real Albergo de' Poveri diretto da Vincenzo Cioffi, Napoli 1853
CRONOLOGIA DEI PRESIDENTI DEL REAL ISTITUTO D'INCORAGGIAMENTO DI NAPOLI
N.
Nome e Cognome
Data di Nomina
1
Cotugno prof. Domenico presidente provvisorio ..................................................
16 agosto 1806
2
Miot Francesco Andrea, Ministro dell'Interno .....................................................
7 aprile 1808
3
Delfico Mechiorre, Consigliere di Stato ..............................................................
7 aprile 1808
4
Daniele cav. Francesco ..................................................................................
17 novembre 1808
5
Galdi cav. Matteo ..........................................................................................
29 giugno 1809
6
Sementini cav. Antonio ..................................................................................
11 gennaio 1810
7
Coco cav. Vincenzo, Consigliere di Stato ............................................................
28 giugno 1810
8
Galdi cav. Matteo ..........................................................................................
16 luglio 1812
9
Loffredo Giuseppe, principe di Cardito ...............................................................
14 dicembre 1815
10
Poli cav. Giuseppe Saverio ..............................................................................
21 gennaio 18191
11
Monticelli cav. Teodoro ..................................................................................
26 aprile 1826
12
Ruffo Fulco, principe di Scilla ..........................................................................
4 dicembre 1828
13
Ronchi cav. Salvatore ....................................................................................
11 giugno 1840
14
Sua Altezza Reale Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa .....................................
4 febbraio 1841
15
Santangelo cav. Felice ...................................................................................
4 gennaio 1849
16
Gussone cav. Giovanni ...................................................................................
15 luglio 1857
17
Sanseverino Luigi, conte di Chiaromonte ...........................................................
30 settembre 1857
18
Minichim cav. Domenico .................................................................................
1° settembre 1859
Decreto Reale del 1856 n. 3514 per la concessioni in fitto dell'edificio comunale di Tarsia in favore del Real Istituto d'incoraggiamento
Lapide commemorativa posta all'ingresso della sala Tarsia

[1] Sino al 1846 il protezionismo doganale napoletano fu molto alto. Il decreto del 9 marzo 1846 introdusse prime modifiche nella politica doganale ribassando le tariffe su ben 110 categorie di prodotti esteri, inclusi quelli in diretta concorrenza con i nazionali. Al provvedimento, che raccolse consenso anche in Europa, ne seguirono altri dello stesso tenore nel 1847 e negli anni dal 1850 al 1860, portando la tariffa media doganale su valori del 10 - 12%, con una punta del 20% sull'acciaio. Il progressivo allentamento della protezione doganale fu uno dei sintomi dello sviluppo industriale negli ultimi anni del regno, la media delle tariffe non fu tra le più alte d'Europa e considerando che nel 1860 altri cento prodotti esteri poterono usufruire di un ribasso, ed altrettanti furono completamente esentati, si può affermare che la pressione doganale napoletana, con una tariffa media dell'8-10%, operò una moderata protezione del sistema economico delle Due Sicilie, in linea con quanto praticato da altre potenze continentali.
[2] Presso il Reale Istituto d'incoraggiamento venne fondata una scuola d'arti e mestieri con quattro professori: geometria, matematiche elementari, fisica e chimica elementare, lingua italiana e tenuta dei libri commerciali.
[3] Francesco Del Giudice nacque a Capua nel 1815 da Raffaele (generale dell’esercito borbonico, destituito per motivi politici nel 1821, riabilitato e successivamente Ministro della Guerra e della Marina) e da Caterina Marsic (veneta, zia dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, fucilati nel 1844 nel Vallone di Rovito presso Cosenza per aver promosso un tentativo insurrezionale). Dopo i primi studi fatti con il padre, entrò per concorso nella Scuola di Applicazione di Ponti e Strade, fondata da G. Murat nel 1811 sul modello della École des Ponts et Chaussées, in cui frequentò il corso di fisica e matematica con gli illustri maestri De Angelis e Tucci. Laureatosi in ingegneria, a 21 anni entrò nel Corpo dei pompieri, divenendone il direttore due anni dopo. Nel 1843 fu accettato come socio corrispondente nell’Istituto di Incoraggiamento, di cui fu segretario perpetuo dal 1860. Con l’Unità nel 1861 ricoprì l’unica carica politica della sua vita, come coadiutore nel Dicastero di agricoltura e commercio durante la luogotenenza. Nel 1863 ebbe l’incarico di preside dell’Istituto Tecnico, della cui fondazione era stato promotore; dal 1866 fu per dodici anni direttore delle scuole tecniche di Napoli, le quali solo in quel periodo funzionarono bene, come fu riconosciuto successivamente nel 1900 dalla Commissione di inchiesta Saredo; nel 1871 progettò l’edificio in ferro e legno per la Mostra Marittima, che si tenne a Napoli. Per tutta la vita Francesco Del Giudice fu un lavoratore instancabile, mantenendo le cariche di direttore dei pompieri, segretario dell’Istituto di Incoraggiamento, preside dell’Istituto Tecnico. Egli fu autore di molte memorie per gli Atti dell’Istituto di Incoraggiamento, sia di carattere scientifico sia relativi alla storia di esso (Ragguaglio dei lavori del R. Istituto di Incoraggiamento dal 1856 al 1859; Notizie istoriche del R. Istituto d’Incoraggiamento alle Scienze Naturali dal 1806 fino al 1860); di contributi tecnici riguardanti le attività dei pompieri; del pamphlet sulle piaghe dell’istruzione pubblica napoletana; di relazioni annuali sull’Istituto Tecnico. Quando Francesco Del Giudice morì il 7 febbraio 1880 pronunciarono «parole sul feretro» alcuni rappresentanti degli istituti da lui diretti. Primo fu il capitano dei pompieri Francesco Semmola, il quale ricordò le invenzioni e i miglioramenti da lui apportati agli attrezzi (tromba di incendio, scala, ponticello di sollevamento, avvisatore elettrico) e affermò che era restato «sempre pompiere» nonostante gli altri alti impegni, il suo cuore era sempre nella caserma: «I civici di Napoli ricorderanno le ferite al capo, alle spalle e tutti i rischi corsi da Francesco Del Giudice, primo innanzi a tutti ne’ maggiori pericoli de’ disastri del fuoco». Poi parlarono il vicepresidente dell’Istituto di Incoraggiamento Antonio Ciccone, il professore Luigi Mariani e l’alunno Teodoro D’Afflitto dell’Istituto Tecnico. Dieci giorni dopo si tenne una commemorazione nella Sala di Tarsia «parata a bruno» dove era esposta una epigrafe dettata dal prof. Stefano Paladini: ALLA CARA MEMORIA / DI / FRANCESCO DEL GIUDICE / ARCHITETTO ORDINATORE PRESIDE / DI QUESTO R. ISTITUTO TECNICO / E DI MARINA MERCANTILE / RENDONO ONORE / OGGI X GIORNO DELLA SUA MORTE / DEPLORATISSIMA / I PROFESSORI GLI ALUNNI.
Lapide commemorativa che fu posta all'ingresso della sala Tarsia per celebrare l'edizione quinquennale del 1853 della Solenne Esposizione d'arti e Manifatture voluta da Ferdinando II.
separatore
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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