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La Telegrafia Elettrica | Un nuovo collegamento alla linea internazionale

Lo sviluppo industriale, commerciale e coloniale della seconda metà dell’Ottocento spinse le potenze europee a stipulare accordi di interconnessione tra le proprie reti per poter stabilire un collegamento telegrafico con l’Oriente.
La guerra di Crimea fu l’occasione per la costruzione in territorio turco, ad opera d'Inghilterra e Francia, del primo circuito telegrafico che dal 1855 collegò Londra, l'Aia, Parigi, Berlino, Francoforte, Vienna, Belgrado e Costantinopoli.
Nello stesso tempo gli inglesi elaborarono un ambizioso progetto telegrafico il cui sviluppo ad oriente della Turchia, attraverso l'impero persiano avrebbe dovuto congiungersi con le linee telegrafiche indiane. Escludendo la piattaforma continentale russa, Instabul, ed il suo infinito regno, si trovò ad essere il passaggio obbligato per il transito veloce delle comunicazioni tra l’Occidente e l’Asia.
Il gran vizir Koca Mustafa Reşid Pascià, ed il ministro degli esteri Mehmed Emin Aali Pasha, sin dal gennaio del 1857 subirono una vera e propria “offensiva” diplomatica britannica per far coincidere il desiderio della Sublime Porta d’espandere le linee telegrafiche lasciate in eredità dalla guerra in Crimea, con i progetti inglesi di una linea per l’India attraverso i territori ottomani.
Anche nelle Due Sicilie s'iniziò concretamente a guardare a nuovi possibili collegamenti alla rete internazionale e l'Est, fu una delle possibili opzioni.
Il costante progredire della rete telegrafica napoletana favorì un sensbile incremento dei volumi di traffico, tuttavia, malgrado il miglioramento delle condizioni sociali, agricole e commerciali del regno, l’aspettativa di una costante crescita del numero dei dispacci trasmessi non poté realizzarsi appieno per il ristagno dei rapporti con l’amministrazione telegrafica pontificia.
La corrispondenza proveniente dagli Stati napoletani e diretta all'estero, pur soggetta ad un’alta tassazione in favore dell’erario papale, spesso fu costretta  ad attendere l’inoltro sulla rete internazionale “quando all’amministrazione romana facesse comodo[1].
L’articolo 30 delle convenzione telegrafica del 1854 offrì ad entrambe le parti la possibilità di ridiscutere le condizioni del trattato nel caso si verificasse “…qualche inconveniente nelle clausole della presente Convenzione nella pratica esecuzione della medesima…”, opportunità colta dal governo napoletano che reiteratamente, ma altrettanto vanamente, chiese una revisione del concordato ed il potenziamento delle linee pontificie.
Il silenzio di Roma, dettato dalla volontà di non modificare le vantaggiose condizioni economiche ottenute in virtù del monopolio sulle trasmissioni telegrafiche napoletane da e per l’estero, fu  un vero e proprio cul-de-sac superabile solo attraverso una soluzione del tutto alternativa: l’apertura di altre vie di corrispondenza con l’Europa che aggirassero le linee pontificie.  
Un primo, ma insoddisfacente passo, fu intrapreso verso il governo del Granducato di Toscana al quale fu proposta una linea sottomarina tra Gaeta ed Orbetello.
Tentennamenti e pretese ma, non ultime, le sollecitazioni della Francia, i cui interessi economici nell’impero Ottomano avevano avuto un notevole incremento dopo la guerra di Crimea, convinsero il governo napoletano ad eludere ogni passaggio attraverso gli stati italiani puntando ad un collegamento tra Otranto e Avlonya (nome turco di Valona), città adriatica del principato Ottomano d’Albania.
Il governo di Parigi, primo ad aver firmato un accordo di cooperazione  telegrafica  con l'impero Ottomano sulla linea Varna-Ruse-Bucarest-Istanbul-Shumnu, vide nella realizzazione della linea tra le Puglie e Valona, l’occasione per stabilire un ponte telegrafico che aggirasse le linee austriache, indispensabili per il collegamento continentale tra Bucarest ed Istanbul, ed in questa prospettiva s'adoperò per facilitare gli accordi diplomatici con l’impero Ottomano.
Nel 1859 esistevano due circuiti alternativi dall'Europa alla Turchia ottomana: il cosiddetto percorso austriaco, dal nodo di Vienna via Presburgo, Pest, Szolnok, Debrezin, Klausenberg, Karlsberg, Hermanstadt, Kronstadt, Bucarest, Rustchuk, Giurgiovo, Shumla e Lule a Costantinopoli ed il circuito serbo, il cui percorso aveva inizio sempre da Vienna, ma si sviluppava via Agram, Peterwardein, Belgrado, Nissa, Sophia, Phillipopolis, Adrianopoli e Lule a Costantinopoli. Per entrambi i circuiti vigeva una convenzione telegrafica tra la Sublime Porta e l'Impero Austriaco, estesa anche alla Germania ed agli stati collegati al circuito austro-germanico, stipulata il 21 gennaio 1857.
L'impero Ottomano, al contrario dei governi italiani, direttamente o indirettamente condizionati dall’impero austriaco, si dimostrò favorevole ad avviare trattative per la distesa di una linea attraverso l’Adriatico.
Per la telegrafia napoletana, il concretizzarsi di una tale prospettiva avrebbe assicurato le comunicazioni con la Grecia e la Turchia, guadagnando quindi un “passaggio“ ad Est, ed attraverso la città di Kotor (Cattaro) [2] con il resto d’Europa e la Russia. Le  iniziative e gli  sforzi anche economici messi in campo dalle Due Sicilie per lo sviluppo della propria infrastruttura telegrafica avevano portato la Sicilia ad acquisire importanza strategica all'interno della rete di comunicazione internazionale. La cooperazione con l'Impero Ottomano avrebbe aumentato l'importanza e l'attività delle linee sotto la gestione dell'amministrazione turca nell'area meridionale dei Balcani e della penisola Anatolica assicurando, nel contempo, alla rete delle Due Sicilie la qualità di linea di  transito dall'Europa verso Oriente e viceversa.
Dopo i primi approcci tra i  governi napoletano e ottomano, intrattenuti nelle prime settimane del 1859, la Sublime Porta espresse parere positivo all'idea di stabilire un contatto permanente tra le reti telegrafiche di entrambi i paesi.
Il re Ferdinando II si spese direttamente con il sultano Abdülmecid I sottoscrivendo un richiesta ufficiale per il consolidamento delle reti telgrafiche proponendo di posare un cavo telegrafico sottomarino da Otranto ad Avlonya e chiedendo all'Impero Ottomano di collegare Avlonya alla rete telegrafica dei Balcani meridionali. Per la prosecuzione della trattativa fu costituita una commissione bilaterale incaricata di predisporre uno schema di accordo tra i due governi. Alle sessioni parteciparono, per parte napoletana, l’incaricato d’affari a Istanbul comm. D. Edoardo Targioni, in qualità di capo delegazione e Jacopo Bozza per gli aspetti tecnici, per la parte ottomana S.E. Kabouly, Afif Bey e Mehmed Effendi, direttore dei telegrafi.
Le maggiori difficoltà nate nel corso della trattativa derivarono dalle pressioni austriache sul governo turco tendenti ad impedire la stipula dell’accordo considerato una minaccia per i propri interessi tuttavia, la trattativa non subì interruzioni e la convenzione tra Napoli e Costantinopoli fu firmata il 19 aprile 1859.
La Sublime Porta s’impegnò a costruire una linea da Istanbul a Avlonya passante per Salonicco e Manastir, una linea dalla frontiera austriaca tra Cattaro e Avlonya  ed infine, s’obbligò a prolungare la linea di Galatz sino a Ismail alla frontiera russa.
Le Due Sicilie assunsero l’onere di collegare Otranto con Avlonya mediante un cavo sottomarino, acquistato e posato a propria cura e spese.
Perfezionato il trattato con la Sublime Porta, la delegazione napoletana intraprese contatti diplomatici con il governo di Atene per convincere la Grecia a prolungare la propria rete dal golfo di Corinto sino ad Arta, sulla frontiera turca, e da lì sino a Valona.
L’eventuale ratifica dell’accordo con Atene avrebbe consentito di canalizzare attraverso le Due Sicilie anche il traffico greco diretto in Italia, Francia ed Inghilterra. Purtroppo, le trattative già intrattenute dal governo greco con l'impero Ottomano e  le pressioni esercitate dall’impero asburgico, sortirono un risultato sfavorevole per gli interessi napoletani.
Il ministero dei lavori pubblici ellenico rifiutò l’offerta del governo delle Due Sicilie dichiarandosi già  impegnato con l' impero Ottomano e con l’Austria per una linea sottomarina passante da Ragusa [3] e Zante, diretta al Pireo.
In effetto la Grecia, geograficamente posta all'estremità meridionale della regione Balcanica aspirava a  far parte della rete telegrafica internazionale sfruttando le occasioni offerte della crescita delle linee telegrafiche ottomane ai suoi confini settentrionali e della posa del cavo sottomarino che attraversava il Mar Egeo da Canakkale ad Alessandria.  Il governo greco s'appellò più volte all'Impero Ottomano e nel 1859, con il consenso del sultano Abdülmecid I, ottenne di far parte della rete telegrafica internazionale stabilendo un collegamento  dal porto del Pireo a Chios, isola all'epoca turca dell'Egeo Settentrionale, ove il cavo sottomarino Canakkale-Alessandria prendeva terra.  Il  29 luglio  1859 fu firmato un accordo sulla  gestione delle comunicazioni  tra i centri ottomano e greco  e sulla contabilità dei telegrafi greci per l'utilizzo delle linee ottomane di transito.  
La cooperazione che si stabilì certamente ampliò i collegamenti internazionali del telegrafo greco ma fu valutata dall'Impero Ottomano più in termini di interessi finanziari che  strategici  poichè, contrariamente alla rete delle Due Sicilie, quella greca non aveva la qualità del transito e per Atene fu necessario avvalersi delle linee dell'Amministrazione turca, aumentandone le entrate. Dal punto di vista di Vienna, la Grecia, posta tra Oriente ed Occidente, tra Balcani, Impero Ottomano e Mediterraneo, ebbe un ruolo importante nello sviluppo della propria rete verso il Nord Africa e la Turchia. Negli ultimi mesi del 1857, Egitto ed impero austriaco chiusero una convenzione telegrafica il cui tracciato, partendo appunto da Atene, si sarebbe biforcato nel Peloponneso per dirigersi verso la costa, ove, divenuto sottomarino sino a Zante, avrebbe stabilito il punto di connessione della linea austro-egiziana.
Avviandosi ad infruttuosa conclusione i contatti con il governo greco, alla missione diplomatica napoletana, per incarico del real governo [4], se ne affiancò una  seconda a carattere idrografico condotta dal Capitano di fregata Edoardo d’Amico, fratello del direttore dei telegrafi di Sicilia.
La possibilità di stendere un canapo telegrafico attraverso l’Adriatico fu appunto studiata dal Capitano d’Amico il quale a bordo dell'avviso a ruote "Maria Teresa" compì approfonditi rilievi sulle correnti e la natura dei fondali nel tratto di mare di quarantaquattro miglia marine (circa 81,6 Km.) che separa la costa pugliese da quella albanese.
L’11 novembre 1859, completati gli scandagli preliminari ed imbarcato il cavo telegrafico acquistato dalla “R. S .Newall & Co”, il brigantino Principe Carlo compì il suo collaudato lavoro nel canale tra la punta di San Nicola ad Otranto e Avlonya stabilendo, in meno di venti quattro ore, la comunicazione telegrafica con l’Oriente.
Ad ottobre la linea fu operativa, una stazione telegrafica aperta nel porto di Avlonya fu attrezzata con quattro macchine Morse e costantemente presidiata da due ingegneri dell’Amministrazione napoletana con il compito d’esercitare il continuo controllo della linea Otranto, Kotor (Cattaro), Costantinopoli e viceversa. I regolamenti internazionali, già adottati dalla  convenzione tra la  Turchia e l’Austria del 9/21 gennaio 1857, rappresentarono il riferimento normativo per l’applicazione delle tariffe, la composizione, la classificazione e l’ordine di trasmissione dei dispacci. Per l’esercizio telegrafico i dispacci privati furono accettati solo se redatti in lingua italiana, francese e tedesca, mentre gli uffici di Istanbul, Napoli, Palermo e Messina furono abilitati alla ricezione di messaggi anche in lingua inglese. La lingua araba fu ammessa per i soli dispacci di Stato, anche se convertita in segni o lettere normalmente usati nelle trasmissioni telegrafiche.
I funzionari pubblici e i negoziatori che contribuirono alla realizzazione di  questa fruttuosa cooperazione tra le Due Sicilie e  l'Impero Ottomano furono ricompensati con doni  del re Ferdinando II, oggetti di valore furono inviati anche a Costantinopoli allo scopo di "rafforzare l'amicizia tra i paesi e mantenere viva una vecchia tradizione". Secondo il principio dell'uguaglianza interstatale, il governo ottomano ricambiò i doni per un valore di 32.051 Franchi.
Per l'Impero  Ottomano il trattato stipulato con le Due Sicilie fu uno dei migliori esempi di cooperazione telegrafica internazionale. L'idea di stabilire un collegamento tra Otranto e Avlonya, per molti anni a venire fece emergere un modo "alternativo" di portare la comunicazione tra Est e Ovest. L'attuazione degli impegni derivanti dal trattato permise ad  entrambe le parti d'ottenere molti vantaggi economici e di convenienza politica. Grazie al cavo sottomarino, rapidamente  posato e collegato alle linee Avlonya-Salonicco e  Avlonya-Kotor,  le capitali siciliana e ottomana furono collegate tra loro e  la rete austriaca fu collegata direttamente alle Due Sicilie.  Inoltre,  il modo alternativo di collegare la rete ottomana alle linee europee, ridusse la densità e i ritardi sulle linee dei Balcani meridionali.  A  lungo termine la realizzazione del collegamento tra Ismail con Costantinopoli avrebbe portato ad un percorso breve ed economico per la comunicazione tra le Due Sicilie e la Russia. Lo sviluppo delle linee dell'Anatolia e dell'Estremo Oriente favorirono l'ampio sviluppo geografico della rete napoletana, all'interno del quale grande importanza ebbero le linee Uskudar-Baghdad, Baghdad-Fav e Fav-Karachi-Bombay. Ancora una volta, la linea Canakkale-Creta-Alessandria permise alle Due  Sicilie di comunicare sulle lunghe distanze.  
Il contatto che si stabilì tra Russia, Medio Oriente, Estremo Oriente e Due Sicilie fu messo a disposizione di quasi tutti i centri telegrafici europei, una situazione che rese il cavo sottomarino Otranto-Avlonya, frettolosamente giudicato breve ed insignificante, il principale nodo di transito tra Est e Ovest.
Il nuovo ruolo acquisito delle Due Sicilie nel sistema telegrafico europeo facilitò l’inclusione del regno nella rosa dei paesi promotori di un accordo internazionale per la standardizzazione di tutti gli aspetti connessi alle comunicazioni elettriche tra gli Stati.
Il magmatico quadro politico europeo ed i nuovi sviluppi internazionali della rete telegrafica napoletana resero carente, da un punto di vista tecnico e diplomatico, la sola adesione alla Deutsch-Österreichischen Telegraphen Verein. Nel 1859, per dare esecuzione alla convenzione telegrafica appena stipulata con l’impero Ottomano, il governo delle Due Sicilie sottoscrisse, con Danimarca, Lussemburgo, Stato della Chiesa, Norvegia, Portogallo, Russia, Svezia e Turchia, l’adesione alla West European Telegraph Union [5],  promossa nella conferenza di Parigi del 1855 da Francia, Svizzera, Spagna, Belgio e Sardegna.
L’Unione, grosso modo ricalcò lo schema normativo della Lega austro-tedesca differenziandosi, principalmente, per le lingue ammesse dal circuito: francese, tedesco, italiano e spagnolo, con deroga in favore dell’inglese, accettato sebbene la Gran Bretagna non fosse ancora iscritta tra i paesi membri.
Sul piano tariffario non si raggiunse l’auspicata omogeneità tra i paesi europei, mantenendo in vita due regimi separati: il primo della lega austro-tedesca, stabilito dalla conferenza di Berlino del 1855 l’altro dell’Unione, deciso nella conferenza di Parigi del 1855.  
Un riflesso del ruolo riconosciuto alla telegrafia napoletana nel panorama internazionale, e soprattutto la visione che ebbe l'Amministrazione delle Due Sicilie del proprio ruolo strategico nelle comunicazioni per il Medio e l'Estremo Oriente lo si ritrovò nei programmi di sviluppo fissati all’art. 36 della convenzione turco - napoletana ove si affermò che nella previsione dello “stabilimento di una linea da’ Dardanelli ad Alessandria di Egitto, rimane convenuto che i dispacci trasmessi per la via del Regno delle Due Sicilie e Costantinopoli pagheranno da questa capitale fino ad Alessandria e stazioni intermedie la stessa tassa che quella stabilita per ogni altra Potenza”.
La fine delle Due Sicilie come regno autonomo non consentì di godere appieno degli sforzi compiuti tuttavia, gli interessi economici, politici e strategici, derivati dalla cooperazione con la Turchia furono uno dei lasciti della dinastia borbonica a tutti gli italiani, l'Impero Ottomano fu più fortunato e guadagnò in  vari campi ancora per molti anni.  
Domenica 22 maggio 1859, dopo il meriggio un’ora e dieci minuti (13.10), Ferdinando II, sovrano del regno delle Due Sicilie, prematuramente si spegneva.
L’improvvisa morte del re procurò, tra le tante conseguenze, anche lo slittamento della legge di ratifica della convezione tra regno delle Due Sicilie e l'impero Ottomano approvata da Francesco II, nuovo sovrano del regno delle Due Sicilie, con Decreto n. 660 del 15 febbraio 1860.
Mustafa Reşid Pascià il Grande (1800 - 1858) e Mehmed Ali Pascià (1815 - 1871)  Gran Visir, e Ministri degli Esteri dell'impero Ottomano (il secondo succeduto al primo) dal 1857 subirono forti pressioni britanniche per piegare lo sviluppo delle linee telegrafiche turche all'esigenza inglese d'un collegamento verso il Golfo Persico e la penisola Indiana..
Frontespizio della convenzione telegrafica tra impero Austriaco ed impero Ottomano del 21 gennaio 1857 da: https:\istanbultarihi.ist\228-istanbul-haberlesme-tarihi.png
Ferdinando II di Borbone re del regno delle Due Sicilie (1810-1859) e Abdülmecid I sultano dell'impero Ottomano (1823 -1861).
Capitano di fregata Edoardo d’Amico
Il Capitano di Fregata Edoardo d'Amico, comandante dell'avviso a ruote "Maria Teresa", incaricato dall'Ammiragliato di svolgere la campagna idrografica di preparazione alla posa del cavo telegrafico tra Otranto e Valona.
Legge di ratifica della convenzione telegrafica tra il regno delle Due Sicilie e la Sublime Porta.
Mappa telegrafica al 1859 riportante l'estesione della rete napoletana sul circuito orientale. Con la linea rossa tratteggiata sono indicate le linee sottomarine ed i collegamenti con l'impero Ottomano, derivanti dalla convenzione con il governo delle Due Sicilie. Le linee rosse continue indicano i principali collegamenti con l'impero austriaco, russo e la restante Europa stabiliti mediante il circuito ottomano.
Robert Stirling Newall
Robert Stirling Newall (1812 - 1889) ingegnere ed astronomo nel 1840 fondo la "RS Newall and Company" a Gateshead, in Inghilterra, per la produzione di funi metalliche ad uso industriale e navale. Successivamente, la fabbrica si specializzò nella produzione di cavi telegrafici sottomarini migliorando l'impermebilizzazione in gutta-percha ed il rivestimento protettivo corazzato. Le Due Sicilie, nel novembre 1859, acquistarono dalla RS Newall & Co circa 93 Km di cavo per la posa  nel canale tra Otranto e Valona.
Articolo del "Giornale delle Strade Ferrate"  del 13 marzo 1858, sulla realizzazione del collegamento telegrafico tra Otranto e Valona. Il settimanale, edito a Roma dal 1857, fu promosso dalla Société Generale des Chemins de Fer Romains, incaricata della costruzione delle linee ferroviarie dello Stato Pontificio. Il "Giornale", si occupò, da un punto di vista tecnico e d'informazione, di tutte le novità nel campo dlle scienze applicate alla vita civile, dei trasporti e della comunicazione.
Cavo telegrafico di collegamento sottomarino posato dalla Mediterranean Extension Telegraph Company tra Alga Grande (Scicli) e Malta su concessione del governo delle Due Sicilie (1859). (Museo storico della comunicazione, Roma).
CAVI SOTTOMARINI POSATI NEL 1859 DAL REGNO DELLE DUE SICILIE
Anno
Itinerario DI POSA DEI CAVI SOTTOMARINI
Produttore CAVI
Operatore
Navi Impiegate per la posa
Nota tecnica
1859
Da: Otranto, (Puglie)
A:   Valona,  (Principato di​​Albania, impero Ottomano)
RS Newall & Co. (Cavo)
Gutta Percha Co. (Isolamento)
Governo del Regno delle Due Sicilie

Brigantino "Principe Carlo" della real Marina

Lunghezza del cavo 50 miglia nautiche, 1 filo di rame da 2,413 mm.
1859
Da: Malta (Gran Bretagna)
A:   Sicilia  (Regno delle Due Sicilie)
Glass Elliot & Co (Cavo)
Gutta Percha Co (Isolamento)
Mediterranean Extension Telegraph Co.
su concessione governo delle Due Sicilie
Posacavi "Lady Sale"
Noleggiata dalla Poole & Co.
Lunghezza del cavo 60 miglia nautiche. Cavo: 1 conduttore di rame composto da 7 fili da 0,71mm. , 6 avvolti intorno al 7° filo, ogni filo rivestito con Composto Chattertons (1) e poi tutto ricoperto di guttaperca da 7,620 mm. cavo poi avvolto in juta conciata.
Cavo principale corazzato con 10 fili da 5,588 mm le estremità a terra corazzate con 10 fili di ferro da 7,214 mm.
(1) Il composto di Chatterton fu un composto isolante impermeabile adesivo utilizzato nei primi cavi del telegrafo sottomarino. Brevettato nel 1859 da John Chatterton e Willoughby Smith, la sua costituzione fu la seguente: 3 parti di guttaperca 1 parte di colofonia 1 parte di Stoccolma tar.
Linee sottomarine posate dalla Mediterranean Extension Telegraph Co. tra il 1859 ed il 1861
Ministro Lavori Pubblici Ubaldino Peruzzi
Epilogo, una linea per Malta

Per il governo napoletano, la linea con il Levante si rivelò un affare redditizio, alimentato dal costante flusso dei diritti di transito da e per Costantinopoli, a cui si associò la favorevole congiuntura rappresentata dalla definitiva interruzione della linea sottomarina tra Cagliari, Malta e Corfù (1859).
Gli inglesi, privi di un collegamento strategico quale fu quello con Malta, nuovamente guardarono all’alternativa rappresentata dalla Sicilia, divenuta molto più interessante per i risparmi che offriva e per la possibilità d'usufruire della nuova linea con l’Oriente in corso di costruzione.
Il capitano Augusto Hamilton, in rappresentanza della Mediterranean Extension Telegraph Company, ed il sig. John de Normann, nominato rappresentante a Napoli della stessa Compagnia, nel marzo del 1859 chiesero ed ottennero dalla corona napoletana la concessione per collocare un cavo sottomarino tra la Sicilia e Malta.
La convenzione trentennale, tra il governo napoletano e la società britannica, fu ratificata con il Decreto n. 5698 del 2 maggio 1859.
Gli inglesi versarono una fideiussione di cinquecento Ducati a garanzia della effettiva esecuzione dell’accordo impegnandosi, per l’intera durata del contratto ed a proprio rischio e spese, alla posa ed alla manutenzione del cavo sottomarino.
La nave inglese “Lady Seale”, di proprietà della “Poole and Co.”, fu noleggiata dalla Mediterranean Extension Telegraph Company per la deposizione del cavo acquistato dalla “Glass Elliot & Co.”.  
Fissato un capo alla colonnina sulla spiaggia di Alga Grande, terminale della linea telegrafica Scicli-Modica, il canapo telegrafico attraversò le sessanta miglia di mare che separano la Sicilia da Malta, ristabilendo la comunicazione con l’Inghilterra.
Negli ultimi mesi del regno, la costruzione delle linee proseguì verso il Contado del Molise e lungo la nuova direttrice degli Abruzzi.
Nel gennaio del 1860 furono inaugurate le stazioni telegrafiche di Larino, Isernia, Termoli, Popoli, Sulmona, l‘Aquila e Colonnella, ultima stazione di frontiera sulla costa adriatica.
Il 18 settembre 1860, unidici giorni dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli, la Mediterranean Extension  Telegraph Company, per tramite di John de Normann, suo agente a Napoli, richiese alla direzione generale dei telegrafi del governo "dittatoriale" il rilascio di una concessione esclusiva per un collegamento da realizzarsi tra Otranto e Corfù. La domanda, dicono gli atti del parlamento italiano [7], fu accolta “informalmente”, ma tanto bastò alla Compagnia per sentirsi autorizzata a procedere per proprio conto. Vuoto di potere e di competenze, oltre la non meno determinante "sudditanza" e "riconoscenza" verso gli inglesi ed i loro interessi, lasciò le mani della Mediterranean Extension  Telegraph Company completamente libere di agire sul territorio di uno Stato che aveva perso la propria indipendenza e sovranità.
Dal 17 al 28 gennaio 1861, il vapore inglese “William Cory” lavorò alla distesa del cavo tra Otranto e Corfù, la nave “Sirena”, avviso a ruote dell’ex Marina delle Due Sicilie, fu inviata dal governo dittatoriale di Garibaldi a protezione delle operazioni di posa.
Il governo di Torino presentò l’operazione condotta dagli inglesi come un’azione semi-clandestina, sebbene essa fosse stata portata a termine alla luce del sole, addirittura con la copertura di una nave da guerra aggregata, sin dall’agosto 1860, alla squadra dell’ammiraglio piemontese Persano.
Il ministro Ubaldino Peruzzi, nella sessione della Camera dei Deputati di Torino del 3 luglio 1861 dichiarò: “Passate le provincie meridionali a far parte del nuovo regno d’Italia, e posto ad esecuzione in esse, con regio Decreto del 17 marzo 1861, il servizio telegrafico sulle nuove basi che in seguito all’annessione delle provincie dell’Italia superiore erano state emanate il 15 dicembre 1860, il Governo centrale si trovò di fronte ad un fatto compiuto in buona fede della Compagnia suddetta; ed avendo riconosciute vantaggiose le condizioni della prima convenzione, il ministro sottoscritto ha l’onore di sottoporla all’approvazione del Parlamento. …” . La prima convenzione, cui fece riferimento il ministro nella sua relazione, fu quella ratificata dal governo delle Due Sicilie il 2 maggio del 1859, integralmente riproposta dalla Mediterranean Extension Telegraph ed accettata dal governo di Torino con la Legge n. 525 del 30 marzo 1862.
Gli inglesi, potendo ora contare sulla debolezza geo-politica del neo-regno d'Italia, s'assicurarono l'attraversamento della penisola per raggiungere le isole Ionie e l'India, affrancandosi dalla indesiderata dipendenza dall'impero ottomano. Facendo perno su Malta, ove la linea telegrafica proveniente dalla Sicilia s'immergeva nuovamente nel Mediterraneo, poterono agevolmente raggiungere  Suez.
In base all'accordo stipulato tra il governo di Torino e la Telegraph Construction and Maintenance Company, tra il 1867 ed il 1868, ben quattro cavi furono fatti passare nello stretto di Messina. La linea per Malta  divenne per la Gran Bretagna la via telegrafica per l'Oriente, almeno sino al 1870, quando ultimato il nuovo tracciato di collegamento diretto Cornovaglia - Malta via Gibilterra, il  "passaggio" italiano non fu più necessario.
Anche se la maggior parte dei materiali e degli apparati impiegati contunò a pervenire dall'estero (leggi Inghilterra), con l'unificazione d'Italia la parte industriale della telegrafia e le relative commesse, fu tutta concentrata al Nord, tra Piemonte, Toscana e Lombardia, nel dettaglio:
APPARATI TELEGRAFICI:
  • Officine Galileo – Firenze
  • Officine Meccaniche F. Rosati – Milano
  • Atelier Tecnologico Italiano – Milano
ISOLATORI
  • Compagnia Giulio Richard – Milano
  • Manifattura Ginori – Firenze
FILI TELEGRAFICI
  • Industrie Bormida, Bormida - Piemonte
  • Industrie Radaelli,   Malavedo - Lombardia.
Il Ministro del lavori Pubblici Ubaldo Peruzzi, tra l'altro firmatorio della famigerata legge Pica, fù chiamato in Parlamento il 3 luglio 1861 per giustificare l'operato del governo dittatoriale di Garbaldi, dell'ammiraglio Persano e dello stesso governo torinese per aver consentito agli inglesi della Mediterranean Extension Telegraph Co. di posare il cavo tra Otranto e Corfù senza alcuna autorizzazione e con la copertura di una nave militare del regno d'Italia. A tardiva contestuale riparazione sottopose al parlamento la sottoscrizione di una nuova convenzione con la Mediterranean che ricalcò quella napoletana del 1859.
Mappa del 1866 delle linee telegrafiche dall'Inghilterra per l'Europa, l'India, l'Australia e la Cina. In rosso la linea "mediterranea" che utilizzò il passaggio attraverso l'Italia, in blu i nuovi collegamenti, tra cui quello diretto Londra, Cornovaglia, Gibilterra, Malta.
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[1] Pag. 59 “Cenni storici sulla telegrafia elettrica nelle Due Sicilie”, Jacopo Bozza, Napoli, 1861.
[2] Città adriatica della repubblica del Montenegro, dal 1815 al 1918 fu parte dell’impero austriaco.
[3] In Dalmazia.
[4] Pag. 263, L’Italia Meridionale o L’antico reame delle Due Sicilie, Giuseppe de Luca, Stabilimento Tipografico dei Classici Italiani, Vico Luperano 7 p.p. , Napoli 1860.
[5] Nel 1865, la Lega e l’Unione Telegrafica confluirono nell’UIT (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni), il Codice Continentale venne sostituito dall’odierno Codice Internazionale.
[6] Documenti Parlamentari, sessione 1861 “Comunicazione telegrafica sottomarina fra Otranto e Corfù in continuazione delle linee terrestri italiane, progetto di legge presentato alla Camera il 3 luglio 1861 dal ministro dei lavori pubblici (Peruzzi)”.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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