La Linea Telegrafica tra Napoli e Gaeta - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

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La Telegrafia Elettrica | La linea telegrafica tra Napoli e Gaeta

L’arrivo a Napoli dei materiali acquistati a Londra, accompagnati da un tecnico britannico incaricato di istruire i “nazionali”, dette ufficialmente principio alla costruzione della prima linea telegrafica sulla tratta Napoli-Gaeta.
Il Capitano dello Stato Maggiore Salvatore Nunziante, fratello del colonnello Alessandro, fu incaricato della direzione dei telegrafi elettrici, assistito da dall’ingegner Errico Pellegrino, dal tecnico Giacomo Arena e da John de Normann, nominato “ingegnere meccanico” dell’officina centrale dei telegrafi.
Per maggiore economia i lavori di costruzione furono portati a termine dal reggimento Cacciatori di Linea, corpo d’elite della fanteria napoletana, con l’appoggio del treno d’artiglieria [1] per la fornitura di cavalli e carri da trasporto.
Il 18 giugno del 1852 il Decreto n. 3087, autorizzò la costruzione della linea elettro-telegrafica Napoli - Gaeta - Terracina accordando, per “carta, fuoco e lume”, una indennità mensuale di Ducati tre e Grana venti alle stazioni principali del Real Palazzo, della Real Strada Ferrata di Napoli, di Caserta, Capua e Nola e di Ducati due e Grana sessanta, per la stazione secondaria di Gaeta.
Da novembre a febbraio, per far fronte alle maggiori spese di riscaldamento ed illuminazione, l’indennità fu aumentata a quattro Ducati e ottanta Grana  per le stazioni principali e, a Ducati quattro per la stazione secondaria.  
L’ufficio telegrafico di Gaeta fu infine posto sotto la protezione di Santa Maria della Pace, così come ciascuna postazione ebbe il suo santo patrono.
La scelta del protettore fu un impegno “devozionale” svolto personalmente da Ferdinando II. Di volta in volta, un decreto del Consiglio di Stato trasformò la scelta reale in disposizione governativa assegnando ufficialmente un patrono a ciascuna stazione.
L’effige del santo, associata ai ritratti del re e della regina, fu parte del corredo fornito agli uffici elettro-telegrafici delle Due Sicilie. Dal 1856 questi dipinti a tema sacro furono realizzati nella zona di Cosenza da un pittore di cui si ignora il nome particolarmente versato nel “far santi a soggetto[2]. Ragionevolmente possiamo supporre che l’artista in questione fu Carlo Tano, pittore dilettante di soggetti devozionali operante in quegli anni a Rogliano, nel distretto di Cosenza, provincia della Calabria Citeriore.
A fine giugno 1852 la linea Napoli – Gaeta fu completata ma, per l’inaugurazione ufficiale,  si attese il 31 luglio, giorno di “gala” per il “nascimento” dell’arciduchessa Maria Teresa, regina delle Due Sicilie.
La mattina del 31 luglio 1852, festività per l’intero regno, i castelli, le batterie ed i legni da guerra salutarono con salve di cannone la nascita della sovrana e la prima trasmissione di un messaggio elettro-telegrafico nelle Due Sicilie.
La cronaca [3] narra di ben cinque, solenni cerimonie, svoltesi in contemporanea  presso le stazioni del telegrafo della reggia di Napoli, della Regia Strada Ferrata di Napoli, di Mola, di Capua, di Nola, della reggia di Caserta ed infine, nella reggia di Gaeta.
Ciascuna manifestazione si svolse alla presenza dei maggiorenti del regno, degli alti gradi delle forze armate, del clero, con l’intervento di bande musicali militari, dei reparti in armi e naturalmente, con il concorso del popolo. Alle 11,30 la famiglia reale, seguita  dai ministri di Stato, dagli ufficiali di Stato Maggiore e dagli aiutanti del re entrò nella stazione telegrafica di Gaeta.
Ad un cenno del sovrano, l’ufficiale interprete, signor Cacace, fece trasmettere alla stazione della reggia di Napoli un breve discorso commemorativo composto per l’occasione dal capitano Nunziante.
Due minuti dopo dal palazzo reale di Napoli pervenne un indirizzo d’augurio e di felicitazioni al re, alla regina, ed alla famiglia reale. Seguirono senza alcuna interruzione altrettanti discorsi celebrativi, inviati e ricevuti dai posti telegrafici della strada ferrata di Napoli, di Mola, di Caserta e di Capua.
A beneficio del pubblico, lo scambio dei messaggi fu accompagnato dalle allegre note  di un “capriccio per banda e fanfara composto  per l’occasione dal Cavalier Francesco Saverio Mercadante.
Il brano intitolato il telegrafo elettrico, fu simultaneamente eseguito dalla banda del reggimento Cacciatori di Linea a Gaeta e dalla banda del reggimento Carabinieri a Capua. Nella Capitale il brano fu eseguito da due complessi, la banda del 3° Reggimento Svizzero, schierata innanzi la stazione della Real Strada Ferrata, e la fanfara dell’11° Cacciatori disposta presso la reggia, al largo di Palazzo.
Ferdinando II replicò ai saluti giunti da tutte le stazioni dettando un proprio dispaccio con il quale: “Sua Maestà esterna la sua Sovrana soddisfazione a tutti quelli che han contribuito alla buona riuscita, ed a coloro che sono intervenuti alla funzione. È grato alla M.S. il vedere introdotta nel paese questa nuova invenzione, ed avrà sempre a cuore tutto quello che può arrecar utile al Regno.”   
Il segno telegrafico Viva il Re, la Regina e la Real Famiglia!” concluse le cerimonie, le truppe presentarono le armi, le bande e le fanfare intonarono l’inno reale di Paisiello, popolo ed autorità quietamente lasciarono la scena.
L’enfasi delle cronache ufficiali ci restituisce una dimensione, anche ingenua, di entusiasmi, curiosità, retorica e propaganda dinastica tuttavia è fuor di dubbio che l’introduzione della telegrafia elettrica fu un avvenimento di notevole impatto per l’intera società occidentale, ed a maggior ragione lo fu per quella delle Due Sicilie impegnato, non senza difficoltà e contraddizioni, a definire il proprio rapporto con il progresso civile e tecnologico.
Il telegrafo, una delle grandi visioni della modernità, contribuì in modo determinante all’evoluzione delle economie e della comunicazione umana, intervenendo sull’idea stessa della storia.
Gli eventi per quanto accadessero in luoghi remoti ebbero, per la prima volta, la possibilità di poter essere conosciuti dal grande pubblico grazie alla “contemporaneità” tra l’informazione trasmessa e la diffusione della notizia.
La progressiva integrazione tra i due media, telegrafo e stampa, accelerò il processo di formazione della moderna “opinione pubblica”, formidabile strumento di supporto alle politiche del liberalismo dalla seconda metà dell’Ottocento.
Velocità e la capillarità delle comunicazioni telegrafiche furono elementi determinanti nella costruzione del nuovo potere dell’informazione e della finanza transnazionale.
Il salto tecnologico, dovuto al combinato della navigazione a vapore, delle ferrovie e della telegrafia elettro - magnetica, diede principio ad un complesso mutamento sociale che coinvolse l’insieme del sistema globale della politica, dell’economia e della cultura [4].
A Napoli, in quell’estate del 1852, gli usi e le potenzialità del  telegrafo elettrico raccolsero l’interesse, non solo dagli addetti ai lavori o delle classi più colte ma il popolo stesso fu coinvolto in un ondata emotiva verso il progresso. Se un fervente borbonico come Federico Fiore, secondo tenente del 3° Cacciatori di Linea, pubblicò un bouquet di poesie encomiastiche dal titolo “Per la inaugurazione del telegrafo elettrico sulla linea da Napoli a Gaeta”, raccolte in una elegante pubblicazione gratuitamente distribuita nelle stazioni del telegrafo il giorno dell'inaugurazione [5], Pasquale Altavilla [6], tra gli autori e gli interpreti teatrali napoletani più attenti ai mutamenti di costume, rivolse il suo umorismo verso questa moderna applicazione dell’elettricità.
Nel 1852 egli portò sulla scena del teatro San Carlino, al Largo di Castello, un nuovo personaggio, Pasquale Passaguaije una sorta di saggio popolare, che costretto a subire i “fatti quotidiani”, guardava con disincanto ed ironia anche al “nuovo” che avanzava.
Tra i temi d’attualità, trasformati in soggetti per il teatro comico d' Altavilla ci fù, neanche a dirlo, "il telegrafo elettrico" messo in cartellone quando questa moderna infrastruttura si era oramai estesa alla maggior parte del regno.
Andato in scena al Teatro San Carlino venerdì primo ottobre 1858, il "telegrafo elettrico" ebbe scarsa fortuna di pubblico tuttavia, a seguito dei rimaneggiamenti al testo introdotti dallo stesso Altavilla,  nei giorni seguenti il favore arrivò. L'impietoso critico de "Il Teatro. Giornale letterario teatrale" (14 ottobre 1858, n. 14) ebbe a scrivere: "Il Telegrafo elettrico a lungo andare ha cominciato ad acquistare la simpatia del pubblico, e ciò crediamo sia avvenuto per molti accomodi fatti dall’Altavilla, e perché gli attori recitano con ogni zelo possibile".
Decreto 18 giugno 1852 n. 3087 per la realizzazione della prima linea telegrafica delle Due Sicilie sulla direttrice Napoli a Gaeta.
Medaglia commemorativa del 31 luglio 1852 per l'inaugurazione della prima linea telegrafica del regno delle Due Sicilie. La medaglia fu coniata utilizzando la tecnica della "galvanoplastica", procedimento sperimentato a Napoli sin dal 1840 che consentiva di ricoprire, per elettrodeposizione, oggetti non conduttori con uno strato di rame e quindi ottenerne un calco metallico perfetto. Sul retro della medaglia è inciso: "Al sire provvidentissimo perchè la memoria del telegrafo elettrico il XXXI Luglio MDCXXXLII In Napoli inaugurato ai posteri l'elettricità Istessa in questo metallo tramandi".
Saverio Mercadante
Il maestro Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante (1795 ? - 1870) . Tra l'intensa produzione musicale si distinguono brani encomiastici e celebrativi scritti in occasione d'eventi e cerimonie che caratterizzarono la vita pubblica delle Due Sicilie fino al 1860. Tra i brani di questo tipo rientra "Il Telegrafo Elettrico", capriccio per banda e fanfara. Con l'arrivo a Napoli del nuovo regime, Mercadante non disdegnò di scrivere pezzi per esaltare Garbaldi e Vittorio Emanuele II.
"Il telegrafo elettrico" capriccio per banda e fanfara di F. S. Mercadante eseguito in occasione dell'inaugurazione della prima linea telegrafica delle due Sicilie nel luglio del 1852. Esecuzione della banda dell'Arma dei Carabinieri (riduzione per pianoforte e banda). La registrazione, tratta da Youtube, non è delle migliori.
Pasquale Altavilla
Pasquale Altavilla (1806 – 1875) autore ed attore teatrale, nell'ottobre 1858 mise in scena al teatro San Carlino di Napoli  la farsa "Il Telegrafo Elettrico".
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[1] Nel gergo militare, il treno d’artiglieria indica il complesso formato da un pezzo di artiglieria da campagna e dal relativo carro portamunizioni.
[2] pag. 17 Cenni storici sulla telegrafia elettrica nelle Due Sicilie, Jacopo Bozza , Napoli 1861.
[3] Della linea telegrafica magneto-elettrica, di Bernardo Quaranta pag. 5 Annali Civili del regno delle Due Sicilie, vol.XLVII gennaio, febbraio, marzo aprile 1853, Stabilimento tipografico del real Ministero dell’Interno nel reale Albergo dei Poveri
[4] Pag. 11 Ragionare di Globalizzazione a cura di Giuseppe Scidà, Franco Angeli Editore, Milano 2003.
[5] Sui tavolini delle stazioni erano sparse le eleganti copie della pubblicazione contenente i versi del tenente Federico Fiore ed un polimetro del sig.Vincenzo Ciaburri dal titolo "Al magnanimo Ferdinando II in occasione della inaugurazione del telegrafo elettromagnetico da Napoli a Gaeta". In seguito il componimento di Federico Fiore fu pubblicato a Napoli dall'editore-tipografo Cav. Gaetano Nobile, con il titolo "Poesie sul telegrafo elettrico da Napoli a Gaeta".
[6]Pasquale Altavilla (1806 – 1875) nato a Napoli, nel quartiere popolare di Porta Capuana, copista nella prefettura di polizia, fu autore ed attore teatrale nel periodo di Petito e Scarpetta, recita dal 1834 al teatro San Carlino nelle parti di “carattere sciocco”, al fianco di Salvatore Petito, padre di Antonio. …Nel 1852 inventa il personaggio di Pasquale Passaguaje che recita accompagnandosi con la chitarra. …Inventa per sé un personaggio di nome Flemma, che ne rispecchia il carattere pacifico e sereno. Altavilla è anche professore di chitarra e ricercato cantore nelle chiese di Napoli. Il suo teatro è pubblicato in quattro volumi (1849) e dedicato al Principe di Siracusa (Leopoldo di Borbone). … Nel 1863 Altavilla recita al teatro Valle a Roma,  insieme alla compagnia del San Carlino, per i Borbone in esilio. Tornato a Napoli venne picchiato dai liberali che vedevano nel San Carlino un covo borbonico e vi avevano organizzato una “spedizione punitiva”. Nel 1864, è costretto a lasciare il San Carlino, passa al Sebeto presso Davide Petito, quindi vaga per i diversi teatri napoletani, senza più mettere piede al San Carlino. Nel 1875 muore vittima di un incidente” - Nota biografica di Pasquale Altavilla, sez. Biblioteca Autori - cd-rom “Eduardo, un teatro lungo una vita” di Antonella Ottai, Rai Eri, Roma 2000  
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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