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La Telegrafia Elettrica | La telegrafia internazionale

Nei primi anni cinquanta dell’Ottocento i segnali d’instabilità del quadro politico europeo e la progettata apertura del Canale di Suez furono elementi di valutazione che, più di altri, persuasero gli inglesi a promuovere un secondo collegamento telegrafico per l’Oriente ed il Mediterraneo centrale che affiancasse quello continentale, già stabilito attraverso l’Olanda, la Germania, la Scandinavia, la Russia e la Turchia.
Il nuovo circuito avrebbe attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Egitto, paese strategicamente collegato agli interessi britannici destinato, almeno nelle ambizioni, a divenire il punto di raccordo delle comunicazioni telegrafiche tra l’Inghilterra, l’India e la Cina.
Per realizzare questo programma la Gran Bretagna dovette associare i propri interessi a quelli della Francia, già da tempo impegnata ad allargare la propria influenza coloniale in Nord Africa.
Delle tre possibili strade per raggiungere Alessandria d’Egitto [1], il governo britannico preferì una quarta il cui percorso, appoggiandosi alla Corsica ed alla Sardegna, avrebbe consentito di stabilire il collegamento con l’Africa settentrionale e con i possedimenti inglesi di Malta e delle Isole Jonie.
Una scelta politicamente e tecnicamente calibrata, sostenuta dalla coincidenza degli interessi di Francia e Piemonte alleate della Gran Bretagna nella contrapposizione al blocco austro - russo.
L’intero percorso, per congiungere Londra ai domini mediterranei ed alla penisola indiana, s'articolò lungo un tracciato che attraverso Belgio, Portogallo, Spagna, e Francia, avrebbe raggiunto La Spezia in territorio “Sardo”.
Un cavo posato sul fondo del Tirreno settentrionale avrebbe collegato La Spezia alla città di Bastia, in Corsica, per proseguire attraverso le Bocche di Bonifacio sino alle coste della Sardegna settentrionale. Una linea telegrafica terrestre, tagliando da Nord a Sud l’intera Isola, avrebbe raggiunto Cagliari e Capo Teulada, punto d’immersione di un secondo cavo diretto alla città di Bona sulla costa tunisina.
In territorio tunisino il tracciato avrebbe seguito due direzioni:
  • la prima, d’interesse francese, verso Algeri,
  • la seconda, d’interesse britannico, verso Est sino ad Alessandria d’Egitto da dove un ramo secondario avrebbe raggiunto il Cairo e Suez, ove la corrispondenza, via nave, avrebbe proseguito verso l'India.
La direttrice principale terrestre, partendo da Alessandria, avrebbe continuato il suo percorso per Beirut, Damasco, Aleppo, Bagdad, Bassora e lungo il Golfo Persico sino alle linee inglesi in India.
Ulteriori due collegamenti sottomarini furono annunciati tra Cagliari, Malta e Corfù e tra Tunisi e Malta.
Quest’ultima linea, collegandosi alla Sicilia, avrebbe potuto svilupparsi verso Oriente costituendo, nello schema delle comunicazioni telegrafiche proposto da Brett, l’ennesimo possibile crocevia dei traffici marittimi e telegrafici verso il Mediterraneo centro - orientale, i Balcani e l’India.
Per dar corpo all’intero programma, un accordo anglo-franco-sardo diede luogo alla Société du Télégraphe Electrique Méditerranéen, meglio conosciuta come The Mediterranean Electric Telegraph.
La società con sedi a Parigi, Torino e Londra, fu costituita nel 1854 dai governi di Francia e Piemonte, per co-finanziare le convenzioni telegrafiche stipulate con la John W. Brett. & Co., società inglese che agì in accordo con la East India Company, all'epoca, come già evidenziato in prevedenza, operante in qualità di rappresentante degli interessi del governo britannico nello sviluppo delle linee di comunicazione verso oriente.
La Mediterranean Electric Telegraph., in virtù degli accordi stipulati avrebbe agito come segue:
Prima convenzione con Francia e Sardegna:
  • posa di una linea sottomarina tra La Spezia e la Corsica,
  • collegamento sottomarino per l’attraversamento delle Bocche di Bonifacio,
  • costruzione e gestione della linea telegrafica interna alla Sardegna,
Seconda convenzione con la Francia
  • posa di un cavo sottomarino tra Cagliari e Bona.  
Il capitale sociale di 7.500.000 Franchi, suddiviso in trentamila azioni, fu garantito dal governo francese impegnatosi a versare un “canone” annuo pari al 4% d’interesse, su un capitale investito di 4.500.000 Franchi, e dal regno di Sardegna obbligatosi a versare il 5% d’interesse (pari a Lire 150.000/anno), su un capitale investito di 3.000.000 Franchi per ben cinquant’anni.
Nella primavera del 1854 J.W. Brett intraprese contatti anche con il governo napoletano, nell’intento di stipulare un accordo per la costruzione delle linee telegrafiche da Malta per Sicilia e dalle Puglie verso i Balcani. La trattativa, stante la difficile situazione dei rapporti tra Napoli e Londra, ebbe il favore di Ferdinando II.
Il 19 maggio del 1854, con una lettera indirizzata al presidente del Board of Trade, mr. Edward Cardwell [2], Brett annunciò il prossimo felice esito della trattativa in corso con il governo di Napoli, assicurando di aver gettato le basi per un contratto vantaggioso per gli interessi britannici da stipularsi non appena la linea telegrafica per Tunisi fosse stata ultimata.
Ottimisticamente Brett immaginò per il settembre di quello stesso anno il termine ultimo per il completamento dell’operazione, ma gli avvenimenti imboccarono tutt’altra strada, ed almeno in quel momento, decadde l’intero progetto.  
Il 28 marzo 1854 scoppiò la “Guerra di Crimea[3], verso la quale il regno Due Sicilie si mantenne neutrale, anche in virtù dei saldi legami tra Napoli e San Pietroburgo.
La fedeltà a questo vincolo resistette anche alle forti pressioni di Francia ed Inghilterra disposte ad accettare un’adesione, anche solo morale, delle Due Sicilie all’iniziativa contro la  Russia.
Ferdinando II respinse ogni apertura convinto, com’era, che compromettendo le relazioni con l’alleato russo, avrebbe lasciato intendere un pericoloso cambiamento della politica napoletana verso le iniziative inglesi e francesi a sostegno delle pretese Piemontesi sull’Italia.
Mentre l’Europa entrava nel sanguinoso preludio del primo conflitto mondiale, due mesi dopo lo scoppio delle ostilità, il 21 luglio del 1854, alla presenza di esponenti del governo inglese, francese e sardo, la Mediterranean Electric  Telegraph iniziò i lavori per la posa del cavo subacqueo da La Spezia (in località Santa Croce presso il fiume Magra) a Capo Corso, operazione condotta dalla nave Persian, noleggiata dalla Potter & Co. alla Glass, Elliot & Co., industria che fornì i cavi telegrafici per l'operazione.
Difficoltà al sistema di ammaino del cavo telegrafico, ed avarie allo stesso subite nel corso della posa, resero necessarie ben centoquattro ore di lavoro per ultimare il collegamento tra La Spezia e la Corsica [4].
Circa nove mesi dopo, ad aprile del 1855, Brett ultimò anche la linea telegrafica della Sardegna.
Ciò che sulla carta apparve la migliore delle soluzioni, iniziò a presentare criticità inaspettate e negli ultimi mesi del 1855 furono condotti i primi due frustranti tentativi di posare il cavo tra Cagliari e Bona.
Secondo i programmi inglesi la società Africa Cable, appositamente costituita da Brett con i francesi della Société Carmichael et Cie, acquistò dalla Francia i diritti per realizzare il tracciato telegrafico tra Bona ed Alessandria d’Egitto. La linea, prevista in sotterraneo, dopo vari e vani tentativi, compiuti nel 1856, fu definitivamente abbandonata. I diritti di concessione tornarono nelle mani del governo di Parigi e per Brett, il progetto di stabilire attraverso il Nord Africa una via per l’India, alternativa a quella continentale, fu deluso.
Nel 1857, grazie ad uno accordo stipulato dallo stesso Brett con la Newall and Co., società inglese specializzatasi nella posa di cavi sottomarini, si riuscì ad assicurare il collegamento tra la Sardegna e la Tunisia impiegando l'Elba, la nuovissima nave posacavi della Newall & Co. varata ad aprile del 1855 nei cantieri Palmer Brothers & Co. di Jarrow, sul fiume Tyne. Se il raccordo d'interesse coloniale per la Francia fu finalmente stabilito, il fallimento inglese in terra d'Africa sulla linea Bona - Alessandria, spinse Brett, nel 1857, a promuovere una nuova società, la Mediterranean Extension Telegraph Company, nata per per servire gli interessi britannici nell'estremo sud e est dell'Europa collegando la Sardegna, ove terminava la prima originale concessione, con Malta e Corfù. Quest'ultima isola era allora un possedimento britannico, parte del suo protettorato delle Isole Ionie, al largo della costa greca, e ponte verso l'Oriente.
Il nuovo indirizzo strategico delle linee telegrafiche britanniche in Mediterraneo ratificò la fine anche della progettata linea Tunisi, Malta, Sicilia, lasciando libero il campo ad altre iniziative che non tardarono ad affacciarsi anche all’orizzonte della telegrafia napoletana.
Cogliendo il vuoto lasciato dall’insuccesso inglese, John de Normann tentò d’avvantaggiarsene proponendosi nel luglio 1857 quale intermediario tra Napoli e Londra.
L’intraprendente macchinista inglese, verosimilmente guidato da Henley di cui era rappresentante per le Due Sicilie, presentò al governo napoletano una richiesta di concessione per la posa due cavi sottomarini: uno tra Capo Passero e l’Isola di Malta e l’altro, tra Girgenti e Capo Bon, sulla costa africana.  
Il 18 luglio del 1857, con il Decreto n. 4232, Ferdinando II aderì alla richiesta concedendo la “facoltà di appoggiare e congiungere, alla linea del telegrafo elettrico esistente ne’ reali domini” i due nuovi “capi sottomarini.
La sovrana approvazione fu  gravata da una prudente condizione: inderogabilmente, entro due anni, de Normann avrebbe dovuto ottenere i permessi del governo inglese e tunisino, per poggiare i suoi cavi sulle sponde di Malta e Capo Bon e collegarli alla rete delle Due Sicilie.
Seguendo la strada già battuta dal Fossi, de Normann nell’estate del 1857 conferì all’avvocato W. G. Roy di Londra l’incarico di svolgere opera d’intermediazione nei confronti della East India Company, nel tentativo d’ottenere finanziamenti ma, soprattutto, l’autorizzazione  inglese a poggiare il cavo sull’isola di Malta.
Una lettera del 30 luglio del 1857, inviata dall’avvocato Roy al segretario della East India Company, presentò Mr. John de Normann come “…an english gentleman resident in Naples, and telelegraphic engineer to the Neapolitan Goverment, to call the attention of your Honourable Court, through you, to a subject which must be at all times one considerable importance to them, and at the present moment especially of great public interest…” .
La missiva illustrò la realtà ed i progetti delle linee telegrafiche napoletane, invitando la Compagnia delle Indie Orientali a prendere in considerazione l’ipotesi di sostenere lo stabilimento della linea tra Malta e la Sicilia, presentata come vantaggiosa per la possibilità di creare rapidamente un collegamento diretto con Londra di cui avrebbero beneficiato anche le comunicazioni con l’India.
La proposta, inoltrata nei primi giorni d’agosto, non fu accolta.
Una lettera del segretario della East India Company, James C. Melvill, inviata l’11 agosto 1857 all’avvocato Roy, chiuse ogni possibilità di ulteriore trattativa dichiarando la linea telegrafica tra la Sicilia e Malta non compresa tra quelle previste per il collegamento con l’India.
Quantunque la Compagnia negasse la possibilità di un coinvolgimento diretto, qualificò il collegamento proposto come “interessante” ed offrì, nel caso fosse stato autonomamente realizzato, la disponibilità d’istruire il proprio agente a Malta affinché lo utilizzasse per i propri dispacci, naturalmente, dopo aver stipulato accordi di favore!
Rappresentare la Henley per le Due Sicilie, essere suddito inglese ed ingegnere dell'amministrazione telegrafica napoletana non furono per de Normann garanzie sufficienti ad agevolare l’appoggio britannico mancò, l'interesse all’operazione potendo l’Inghilterra contare sulla linea Cagliari, Malta, Corfù, ultimata il 3 dicembre 1857 dalla Mediterranean Extension Telegraph Company [5] .
L’esclusione delle Due Sicilie dai programmi telegrafici britannici fu uno dei sintomi della crescente contrapposizione politica che sin dalla crisi degli zolfi siciliani (1838 – 1846) oppose Napoli a Londra. Un'ostilità tesa ad isolare le Due Sicilie ed eroderne la reputazione internazionale alimentata, tra l'altro, dalla resistenza di Ferdinando II verso una riforma di carattere costituzionale del regno che avrebbe potuto arginare le mire del Piemonte sull'Italia e la politica d'ingerenza di Francia ed Inghilterra.
Con la fine della guerra di guerra di Crimea i toni dell'offensiva diplomatica britannica e francese contro il governo napoletano ed il suo orientaento filorusso divennero più aspri e di aperto appoggio alla causa del Piemonte. Gli inviti alla mediazione ed alla moderazione, sollecitati dai governi amici, la Prussia in particolare, non sortirono grande effetto su Ferdinando II. Nel decennio 50-60 dell'Ottocento l'attacco anti-napoletano trovò il suo veicolo politico più virulento nell'azione politica combinata del primo ministro britannico Henry John Temple, terzo visconte Palmerston e del deputato liberale William Ewart Gladstone tristemente noto per la sua opposizione all'abolizione della schiavitù e ad una legislazione per il lavoro nelle fabbriche.
La dichiarata ostilità del governo e dell'opinone pubblica inglese, sapientemente orientata da continue campagne della stampa liberale britannica, ebbero modo emergere anche in occasione della distesa del cavo telegrafico tra la Sardegna, Malta e Corfù, operato dalla Mediterranean Exstension Telegraph Company
Tra i commenti della stampa londinese abbiamo scelto una nota del “Limited Liabilility Chronicle” del 2 novembre 1857 che ben riassume l’insofferenza orchestrata verso la politica napoletana:“The Mediterranean Exstension Telegraph Company (Limited) - The vessel carrying the cable to be laid in the Mediterranean, continuing the communication from Sardinia to Corfu and the Ionian Islands and Malta, have arrived at their destination and proceedings will be immediately commenced for its submergence. This line will be laid from Cagliari to Malta, a distance of 358 miles in a south-easterly direction. The whole distance will be submarine.
Advantage might have been taken of the island of Sicily, which extend  in the same direction for a distance of nearly 200 miles, but we presume that the friendly relation between King Bomba and this country are not of so close a character as would  have warranted the British Government in trusting so important link of the communication with Malta and East to the chances of rupture with the Government of Two Sicilies ...” [6].  
La telegrafia elettrica da strumento essenzialmente commerciale dei primordi divenne un formidabile strumento politico, diplomatico e di controllo coloniale. Nel mondo occidentale europeo, la Gran Bretagna fu il primo paese a scoprire il potenziale, prima economico e poi militare, del telegrafo elettrico e si mosse rapidamente per stabilire il proprio monopolio sul cablaggio del mondo. Lo sviluppo della propria rete sottomarina fu strategicamente essenziale per il governo imperiale britannico, tanto che dal 1851 al 1880 esso compì un grade sforzo tecnologico, economico ed industriale per realizzare più di 150.000 Km. di cavi sottomarini per mantenere il collegamento diretto con i suoi domini.
Per tutto la seconda metà del XIX secolo, l'esclusiva nella costruzione e nella posa dei cavi sottomarini fu un predominio inglese, accentuato dalla disponibilità di grandi capitali, dalla proprietà delle linee telegrafiche, dei brevetti industriali e delle navi attrezzate alla distesa dei cavi, egemonia a cui si affiancò quella dell’informazione, controllata e veicolata attraverso la propria rete telegrafica mondiale. Le compagnie britanniche, specialmente il gruppo Eastern gestito da John Pender - oggi rappresentato dalla moderna "Cable and Wireless" , attraverso i cavi sottomarini collegarono rapidamente quasi tutto il pianeta ed assicurarono che Londra disponesse delle telecomunicazioni necessarie per controllare la prima economia mondiale integrata.
La crescita della rete telegrafica globale diede vita ad una geo-strategia del cavo sottomarino che riflettè, in larga misura, la complessa geo-strategia del sistema di bilanciamento del potere sul continente europeo.
Da un lato, l'Inghilterra sviluppò la propria rete telegrafica seguendo la direttrice Gibilterra-Malta-Suez-Aden-India diretta da Londra, attraverso il Mediterraneo centrale, alla sua più importante colonia, l'India.
Dall'altro versante i competitori, principalmente Russia, Austria e Germania, cercarono di rafforzare la loro posizione geo-strategica sviluppando le proprie reti di comunicazione sul versante continentale euroasiatico. Una situazione del tutto simile, fu particolarmente evidente anche nelle relazioni tra gli imperi britannici e francesi nella contesa per la supremazia coloniale, ove la posa dei cavi seguì le divisioni coloniali e le rispettive zone d'influenza.
Sullo scacchiere delle relazioni geo-politiche mediterranee di fine XIX secolo  i rapporti tra Inghilterra e Regno delle Due Sicilie si caratterizzarono per la costante volontà politica e militare britannica d'esercitare il proprio "protettorato" sulla politica Mediterranea del regno la cui importanza strategica, già compresa da Bonaparte nel 1801, si sostanziava nel ruolo di cerniera tra Malta e le Isole Ionie e di proiezione verso il Levante. Per gli Inglesi il protagonismo diplomatico delle Due Sicilie, le pretese di autonomia di Ferdinando II, rafforzavano il timore di una perdita d'influenza della Gran Bretagna sul Mediterraneo a tutto vantaggio della Francia, già impegnata a sostenere il Piemonte nella sua politica di espansione in Italia e protagonista del progetto d'apertura del canale di Suez. La stessa efficienza della rete telegrafica inglese venne considerata minacciata dalla "inaffidabilità" delle Due Sicilie in quanto Londra non poté accettare che le proprie vitali comunicazioni attraversassero la linea telegrafica di un paese, le Due Sicilie, considerato politicamente non controllato.
L’improvvisa, definitiva interruzione delle linee tra Cagliari, Malta e Corfù e tra Cagliari e Bona avvenuta nel 1859, l'ammutinamento dei “Sepoys” in India (1857/1858) e l'iniziativa napoletana alla ricerca di uno sbocco telegrafico internazionale alternativo, indusse gli inglesi ad una revisione dei propri programmi in ambito mediterraneo.
Per il regno di Sardegna, la perdita della linea sottomarina del 1859 costituì un ennesimo fallimento dopo quello verificatosi due anni prima sullla linea per l'Algeria. Il governo di Torino dovette accettare una pesantissima perdita economica, sia per gli interessi da pagare sul debito contratto, che per la perdita d'introiti derivanti dal traffico telegrafico internazionale in transito. Per il Piemonte declinava anche l'aspettativa, così cara al generale La Marmora, di fare di Cagliari, in vista dell'apertura del Canale di Suez, il principale scalo Mediterraneo per il commercio con le Indie Orientali attraverso il Mar Rosso.
Una situazione generale di crisi economica sconsigliò l'Inghilterra dall'impegnarsi in grandi interventi per il ripristino delle linee sottomarine provenienti dalla Sardegna, così come già nel 1858 negò i finanziamenti per un progetto d’allargamento della linea Cagliari-Malta in direzione d’Alessandria d’Egitto.
La Gran Bretagna, non potendo all'epoca ancora contare su affidabili collegamenti sottomarini a lunga distanza, ricercò nuove opzioni per non essere costretta a concentrare i propri flussi telegrafici solo sull’Europa centro-orientale, dominata dalla presenza degli imperi austriaco e russo.
Carta della geo-politica mediterranea (dal 1814 al 1861). Fonte: Creative Commons by SA 3.0 - 2011 Emanuele Mastrangelo.
Le congrès de Paris, 25 février au 30 mars 1856. Fin de la guerre de Crimée,  Édouard  Luois Dubufe, Musée de l’Histoire de France. Il congresso che pose fine alla "Guerra di Crimea" s'inaugurò a Parigi il 25 febbraio 1856 sotto la presidenza di Alessandro Walewsky, figlio naturale di Napoleone I. Il Piemonte ivitato, ma non alla pari delle potenze europee, fu rappresentato dal primo ministro,  il conte Camillo Benso di Cavour, il quale insistette veementemente per porre all'ordine del giorno del Congresso la "questione italiana". La mozione Sarda fu accolta da Francia ed Ingilterra che nei rispettivi interventi richiamarono la necessità d'intervenire sul governo napoletano per modificarne la politica. Lord Clarendon, plenitotenziario inglese, nella sua dichiarazione, riferendosi al governo napoletano, affermò che sebbene "si debba riconoscere per principio che nessun Governo ha il diritto d’intervenire negli affari interni degli altri Stati; crede vi siano casi in cui un’eccezione a questa regola diviene un diritto e un dovere". Nasceva il moderno diritto d'ingerenza degli "Stati democratici".
Satira sulla guerra di Crimea: La prima vignetta a sinistra,: 1853, "The Russian Bear Hug  - Turkey in Danger!" L'abbraccio dell'orso russo, il tacchino in pericolo! (l'orso stringe tra le zampe il tacchino turco, appunto turkey in inglese). A destra 1856, a guerra finita, ""Peace Rumors" - "Scissors in hand, the great powers cutting up the map of the Ottoman Empire", Voci di Pace - Forbici alla mano, le grandi potenze tagliano la mappa dell'impero ottomano, la spartizione della declinente potenza turca. Come dire che la Turchia, illusasi d'esser sfuggita dalla padella delle pretese russe, cadde nella brace delle potenze europee (dal Punch 1853/1856).
Tracciato delle linee telegrafiche La Spezia - Corsica - Algeria e Cagliari - Malta. Dalla citta di Bona, punto di arrivo della linea sottomarina proveniente da Cagliari, la rete telegrafica coloniale francese si sviluppò verso Ovest per collegare i principali centri dell'Algeria prossimi alla costa mediterranea. Gli inglesi avrebbero voluto sviluppare proprie linee da Bona  verso Sud-Est, attraveso la Tunisia, la Tripolitania sino al Cairo e poi a Suez. L'altra linea sottomarina partiva da Cagliari per Malta e Corfù ove il collegamento passava alla rete continentale.
Certificato azionario della "The Mediterranean Electric Telegraph" costituita da John W. Brett, il governo imperiale francese e quello del regno di Sardegna.
Immagine in alto: L'imbarco del cavo telegrafico (La Spezia - Corsica - Sardegna) a bordo della  SS. "Perisan" presso lo stabilimento della "Glass, Elliot e Co" di Modern Warf Greenwich. Immagine in basso: Posa del cavo telegrafico nelle acque di La Spezia.
Corrispondenza tra l'avvocato W.G.Roy di Londra e il segretario della East India Company, di presentazione dell'iniziativa per stabilire un collegamento tra la Sicilia e Malta promossa dall'ingegnere telegrafico napoletano John de Normann.
Sir James Cosmo Melvill (1792 – 1861) fu l'ultimo segretario della East India Company
Sir James Cosmo Melvill (1792 – 1861) fu l'ultimo segretario della East India Company, interlocutore dell'avvocato W.G. Roy per la richiesta d'autorizzazione a posare un cavo telegrafico dalla Sicilia a Malta avanzata per conto di John de Normann, ingegnere dei telegrafi delle Due Sicilie.
“Il nostro prossimo ambasciatore a Napoli” dal Punch del 27 marzo 1858. Seguendo il filone antinapoletano, sostenuto dalla rivista sino all’unità d’Italia, la minacciosa vignetta fu pubblicata poco dopo il sequestro giudiziario, ad opera delle autorità napoletane, del vapore sardo “Cagliari” ed il conseguente arresto dei cittadini inglesi Park e Watt coinvolti nel dirottamento del piroscafo da parte della banda Pisacane. La posizione assunta dal Punch rappresentò eloquentemente il clima delle relazioni tra il governo Regno Unito ed il regno delle Due Sicilie. Dalla crisi degli zolfi siciliani (1840), il governo britannico operò costantemente per cancellare le Due Sicilie dallo scenario Europeo e Mediterraneo. Nel 1848 l'inviato del governo londinese in Italia, Lord Gilbert Elliot Minto, ironicamente noto come "il pacificatore", propose un "piano" per risolvere la questione dell'"autonomia siciliana" che, di fatto, diede fuoco alle istanze armate del partito separatista siciliano contro l'unità del regno e provocò il  conseguente intervento dell'esercito napoletano in Sicilia. Nel 1855, solo l’opposizione della regina Vittoria impedì una dimostrazione di forza navale nel golfo di Napoli tesa a favorire una presunta insurrezione contro i Borbone. Il Times, tuttavia, supportò questa posizione del governo inglese svolgendo opera di persuasione sull’opinione pubblica britannica ed internazionale. In un proprio editoriale, il giornale londinese sostenne che la Royal Navy avrebbe dovuto svolgere a Napoli lo stesso ruolo avuto nella baia di Edo, in Giappone, dalla flotta U.S.A. impegnata, tra il 1853 ed il 1854, in azioni di pressione militare per ridurre alla “ragione” lo shogun Tokugawa, oppostosi alla penetrazione commerciale statunitense. Secondo il Times l’impero britannico avrebbe dovuto agire con eguale determinazione contro il regno delle Due Sicilie poiché, la presenza di un “Giappone mediterraneo posto a poche miglia da Malta…” , non avrebbe mai dovuta essere tollerata. Si preparava l’opinione pubblica ad una soluzione di forza contro Napoli o perlomeno di forte ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano.
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[1] Dalla Francia del Sud, da Costantinopoli e dall’Austria, con variazioni, rami e diversioni.
[2] Pag.322, Account and papers of the House of Commons, thirty vol. – State papers, Session 3 december 1857 – 2 august 1858, Vol. LX, 1857-58  
[3 ]Nel 1851, la Francia, sotto l'imperatore Napoleone III, costrinse la Sublime Porta (il governo ottomano) a riconoscerla come protettrice dei siti cristiani in Terra Santa. La Russia ribattè a questa affermazione, sostenendo d'essere l'unica legittima protettrice di tutti i cristiani ortodossi orientali presenti nell'impero ottomano. Da queste affermazioni di reciproca influenza sulla popolazione cristiana dell'impero ottomano si passò all'escalation militare: La Francia inviò la sua flotta nel Mar Nero; La Russia rispose con una propria dimostrazione di forza. Nel 1851, la Russia inviò truppe nelle province ottomane di Moldavia e Valacchia. La Gran Bretagna, "temendo" per la sicurezza dell'Impero Ottomano, inviò una flotta per unirsi ai francesi aspettandosi che i russi si ritirassero. Gli sforzi diplomatici fallirono. Il Sultano dichiarò guerra alla Russia nell'ottobre 1851. A seguito di un disastro navale ottomano nel novembre del 1851, Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Russia. La maggior parte delle battaglie si svolsero nella penisola di Crimea che, al termine del conflitto, la coalizione tra Ingilterra, Francia, Regno di Sardegna ed Impero Ottomano conquistarono. Nel 1856 le diplomazie dei paesi convolti si riunirono in quello che è noto come il  Congresso di Parigi stabilendo i termini per la conclusione della guerra; La Russia, sconfitta, fu costretta ad accettare e sottoscrivere il "trattato di Parigi" il 30 marzo 1856. Le potenze s'impegnarono a "rispettare"  l'indipendenza ottomana e l'integrità territoriale. La Russia rinunciò ad un po' di territori e ad ogni rivendicazione sul protettorato dei cristiani nei domini ottomani. Fu un duro colpo al potere e al prestigio russi, il Mar Nero fu smilitarizzato e fu istituita una commissione internazionale per garantire la libertà di commercio e navigazione sul Danubio. La Moldavia e la Valacchia rimasero sotto il dominio ottomano nominale, ma furono garantite costituzioni indipendenti e assemblee nazionali. La guerra di Crimea contribuì  a modernizzare la guerra stessa, introducendo nuove importanti tecnologie come le ferrovie, il telegrafo e metodi infermieristici moderni. A lungo termine la fine del conflitto segnò una svolta nella politica interna ed estera russa sancendo il progressivo allontanamento dalle questioni europee. La guerra indebolì il ruolo dei due grandi imperi, quello Russo e l'Austriaco non più in grado di promuovere la stabilità del continente europeo. Questa situazione ribaltò gli equilibri stabiliti nel 1815 all'indomani della caduta di Napoleone Bonaparte, ed aprì la strada a Napoleone III (in Francia), a Cavour (in Italia) ed Otto von Bismarck (in Germania) per lanciare una serie di guerre negli anni Sessanta dell'Ottocento che ridisegnarono l'Europa e prepararono la strada alle due guerre mondiali, alle dittature nazifasciste e al bolscevismo.
[4] The Illustrated London News, edizione del 19 Agosto 1854: THE MEDITERRANEAN SUBMARINE TELEGRAPH.
[5] Ad agosto del 1855, John Watkins Brett fondò a Londra la Mediterranean Extension Telegraph Company. Nel 1857 la società, con un capitale di £ 120.000 suddiviso in 12 mila azioni di £ 100, si adoperò per collegare Alessandria d'Egitto con l'Europa, attraverso Malta, stazione principale della Royal Navy nel Mediterraneo. Per tale progetto la Mediterranean Extension Telegraph Company ricevette dal governo britannico una garanzia del 6% sul capitale investito. La società ebbe un ufficio a Londra, una stazione centrale al numero 27 della Strait Street a La Valletta, nell’isola di Malta, e stazioni a Corfù, Cagliari e Torino. Nel progetto di Brett, il circuito mediterraneo delle rete avrebbe dovuto coinvolgere la Sicilia e la linea telegrafica continentale del regno con una stazione della Mediterranean Extension Telegraph Company nella città di Napoli ma tale parte del progetto si realizzò solo nel 1859, quando l'amministrazione napoletana,con mezzi propri, collegò la Sicilia al circuito internazionale ed il regno delle Due Sicilie alla rete dell'Impero Ottomano.
[6] Mediterranean Exstension Telegraph Company (Limited) - La nave che trasporta il cavo da posare nel Mediterraneo per proseguire il collegamento dalla Sardegna a Corfù , alle isole Ionie e Malta, è arrivata ​​a destinazione e si procederà immediatamente ad immergere il cavo. Questa linea sarà realizzata da Cagliari a Malta, su un percorso di 358 miglia in direzione Sud-Est. L’intera distanza sarà coperta da linea sottomarina. Si sarebbe profittato dell'isola di Sicilia, che si estende nella stessa direzione per una distanza di quasi 200 chilometri, ma riteniamo che il rapporto di amicizia tra Re Bomba [Ferdinando II n.d.a.] e questo paese non ha un carattere così stretto da garantire il governo britannico, per un collegamento così importante nella comunicazione con Malta e l’Oriente, dalla possibilità di una rottura con il governo delle Due Sicilie”.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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