La Gran Sala della Borsa di Napoli - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

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Miscellanea | La gran sala della borsa di Napoli

La Gran Sala della Borsa di Napoli, dal 1828 al 1899 ebbe sede presso il Palazzo dei Ministeri in largo di Castello, attuale piazza del Municipio.
L'edificio dei Ministeri, oggi sede del Municipio di Napoli e noto come "Palazzo San Giacomo", fu un vero e proprio "centro direzionale", contò sette ingressi, sei cortili, di cui due con fontane, quaranta corridoi, ottocentoquarantasei stanze su tre piani in cui furono sistemati, oltre tutti i Ministeri, l’officina del telegrafo elettrico, la Gran Corte dei Conti, il Banco delle Due Sicilie, l'Amministrazione del Bollo e del Registro, la Scuola d'Applicazione Ponti e Strade, la Conservatoria delle Ipoteche, la Prefettura di Polizia, ed altri uffici di Stato.
Alla sala delle contrattazioni della Borsa di Napoli fu dedicato un elegante salone, ubicato nel passeggio coperto che dall’ingresso di via Toledo del Palazzo dei Ministeri, ove campeggiava l’iscrizione Borsa de’ Cambj della città di Napoli, giungeva sino al portone principale del Palazzo stesso, al Largo di Castello.
La galleria ebbe una lunghezza di centocinquanta metri coperta, nei tratti a cielo aperto, da un tetto in vetro sorretto da travi di ferro. Per superare il dislivello di sette metri, esistente tra l’accesso al Largo di Castello e quello di via Toledo, lungo il percorso furono realizzati ventotto gradini.
A metà circa del passeggio coperto, sulla destra provenendo da via Toledo, fu posto l’ingresso del salone della Borsa, a cui furono affiancati gli uffici della Camera di Commercio.
Anche da via San Giacomo fu possibile accedere al salone delle contrattazioni attraverso il cortile delle "Finanze", una delle due corti ornate con fontana ove vi era anche un ingresso al Banco delle due Sicilie ed alla postazione centrale dei telegrafi del Ministero dele Finanze,  .
Il passeggio coperto, in cui trovò posto anche un elegante caffè, divenne il punto d’incontro per il mondo degli affari e per coloro che avevano pratiche da sbrigare in uno degli uffici ubicati nel Gran Palazzo di San Giacomo.
Dopo l’unità d’Italia la galleria cadde in progressivo degrado sino a diventare luogo per commerci abusivi ed accattonaggio.
Ultimato l’edificio nella nuova piazza Bovio, ricavata dagli abbattimenti del "risanamento" nella zona dell'antica piazza del mercato di Porto, nel 1899 vi traslocarono la Camera di Commercio e la Borsa dei cambi.
Negli anni trenta del Novecento, in attuazione del programma edilizio del fascismo, una porzione dell’ex edificio dei Ministeri di Stato, quella su via Toledo che ospitò il Banco delle Due Sicilie, gli uffici finanziari, il Ministero dell'Agricoltura  e quello dell'Istruzione, fu demolita per far posto alla nuova sede del Banco di Napoli.
La galleria, per i suoi tre quarti fu eliminata ed oggi sopravvive, in abbandono, solo una piccola porzione dal lato di piazza Municipio.
Nel 1855 Gaetano Nobile, nella sua “Descrizione della città di Napoli e delle sue Vicinanze”, così narra di questo luogo, realizzato dall’architetto Stefano Gasse sui migliori modelli inglesi ed in anticipo, sulla moda delle “gallerie” che si affermò a fine Ottocento: “… Sotto la scala (si riferisce alla scala maggiore ubicata nell’ampio vestibolo del gran portone, oggi accesso principale al Municipio di Napoli N.d.A.) incomincia un andito coverto che da quest’entrata maggiore giunge in linea retta fino all’opposta strada di Toledo, coverto sempre dalla volta, e, dove questa è interrotta, da telaio conformato a modo di tetto ed ornato di cristalli. L’andito non si distende tutto in un piano, dovendosi ascendere alcune brevi scale praticate in esso, per giungere alla strada di Toledo, la quale sovrasta di ventinove palmi alla piazza del Castello. Giunto alla metà di questo cammino coverto, troverete sulla mano dritta la Gran  Sala della Borsa con pavimento marmoreo, con volta ornata a stucchi e sostenuta da otto colonne di scagliola: nel fondo di essa sorge la statua del celebratissimo amalfitano, il diacono Flavio Gioja, scolpita dal mentovato Antonio Calì".
La Sala fu aperta tutti i giorni non festivi dalle ore nove alle ore sedici. Il lunedì, il mercoledì ed il venerdì, all'una di pomeriggio, veniva fissato il corso dei cambi, delle rendite e delle mercanzie, negli altri giorni solo quello delle mercanzie. Le contrattazioni potevano essere esguite solo dagli "agenti di cambio", sotto la sorveglianza dei "sindaci negozianti" i quali avevano il compito di curare gli interessi del commercio ed eliminare ogni discrepanza potesse insorgere nel corso delle contrattazioni.  
Tanto gli agenti dei cambi, quanto i sensali di commercio ricevevano nomina dal re su proposta che la camera consultiva di commercio, autorità mediatrice tra il governo ed i commercianti, sottoponeva al Ministro delle Finanze.
La Borsa dei Cambj fu l'unico luogo legale in cui si poterono riunire banchieri, negozianti, agenti di cambio, sensali di commercio, capitani di navi e trafficanti d'ogni genere per trattare, comprare e vendere effetti pubblici, derrate e mercanzie, fissare i cambi, determinare noleggi e assicurazioni, insomma trattare tutto ciò che poteva essere oggetto di negoziazione commerciale o finanziaria.
Borse de’ Cambj operarono anche a Palermo e Messina, tra il 1859 ed il 1860, anche le città  Bari, Chieti e Reggio ebbero concesse l’opportunità di dar luogo ad una simile istituzione.   
Vestibolo principale del nuovo Real edifizio di San Giacomo, alla "galleria della vetrata" era possibile accedere dall'arco posto tra le due scale del vestibolo principale. Zuccagni Orlandini Attilio da "Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole", Firenze, 1845
Interno di Palazzo S. Gioacomo. Vincenzo Abbati, 1830 c.a., collezione "Gallerie d'Italia", Palazzo Zevallos Stigliano (Palazzo Colonna di Stigliano) Napoli.
Galleria della vetrata nel palazzo dei Ministeri di Stato. A metà del percorso, sulla destra provenendo da via Toledo, vi era l'ingresso della GranBorsa dei Cambj di Napoli. Superata la prima rampa di scale, provenendo da Largo di Castello, vi era un elegante caffè con sala interna.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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