Il sorpasso britannico - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

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codice Kempenfelt
Tavola dei segnali tratta dal codice Kempenfelt
segnali del codice Growe
Tavola dei segnali a bandiera e di lontananza del codice Gower
Lord Howe sul ponte della 'Queen Charlotte', il 1° giugno 1794.
Lord Howe sul ponte della 'Queen Charlotte', il 1° giugno 1794. Il quadro commemora la vittoria di Lord Howe sui francesi al largo di Ushant, conosciuta come la battaglia del "Glorious First of June, 1794". (Particolare) Brown Mather 1794, National Maritime Museum, Greenwich, London, Caird Collection.
Ammiraglio Sir John Francis Edward Acton
Sir John Francis Edward Acton 6th Baronet (part.). Ritratto di proprietà di Richard Lyon-Dalberg_Acton IV barone Acton. Attribuito a Emanuele Napoli, 1802.
Tavola dei segnali del codice napoletano, tratto da "Segnali, istruzioni ed evoluzioni per le squadre di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie. Per crociere particolari e scorte di Convoj" (1784)
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Segnalare in Mare | Il sorpasso britannico

Il pensiero tattico e strategico del diciottesimo secolo fu dominato dagli autori francesi ma il progresso tecnologico, e la maggior libertà creativa e d’invenzione degli inglesi, consentì loro di colmare il divario sin dagli ultimi decenni del Settecento.
Fu proprio tra il 1796 ed il 1799 che un gruppo di ufficiali inglesi, studiando i sistemi della marina francese, recuperò la distanza accumulatasi nel corso della guerra d’indipendenza americana.
Durante la guerra fu evidente che i segnali erano sempre più necessari allo sviluppo delle tattiche navali, diversi ufficiali della  Royal Navy lavorarono al perfezionamento di sistemi di comunicazione più flessibili ed efficaci.
La Marina britannica, come la francese, ebbe un suo anticipatore, questi fu il contammiraglio Richard Kempenfelt (1718 – 1782), egli apportò il primo sostanziale miglioramento al sistema di segnalazione della Royal Navy.
Tuttavia i codici rimasero ancorati ad un codice a sistema  numerico, ancora privi della possibilità di poter trasmettere messaggi in "linguaggio parlato", ovvero di comunicare ogni possibile variabile si fosse presentata nell'esercizio della navigazione o nel corso della battaglia.
Nel 1790 un nuovo pogresso verso sistemi  di comunicazione più rispondenti alle esigenze della flotta lo compì Sir Richard Earl Howe, detto Black Dick per la carnagione scura, primo Lord dell’Ammiragliato il quale, diffuse su tutte le navi della marina inglese il “Signal Book”, un proprio sistema di segnalazione composto da duecentosessanta segnali da trasmettere attraverso l'uso di dieci bandiere numeriche (0 - 1). Al set di dieci bandiere, Howe affiancò sei bandiere per il controllo del codice, e due gagliardetti da impiegare come “sostituto [1]” o “ripetitore di segnale”, un artificio che consentì l’utilizzo di un solo set, in luogo di tre.
Altra importante innovazione fu l’assegnazione, a ciascuna nave, di un numero identificativo, l’equivalente di un preciso indirizzo a cui trasmettere i segnali, evitando che questi fossero genericamente diramati a tutta la squadra ingenerando pericolosi fraintendimenti.
L’ammiraglio Horatio Nelson, convinto del vantaggio tattico offerto dai nuovi sistemi di segnalazione standardizzati asserì che nel 1798 la sua vittoria sui francesi, nella battaglia del Nilo, fu dovuta proprio all’efficacia dei segnali introdotti da Howe.  
Nel 1796 il Capitano Richard Hall Gower, uomo di grande ingegno, marinaio, filosofo, inventore ed imprenditore, mise a punto un Codice di segnalazione a bandiere, integrato da una serie di segnali a “corpi opachi” per le comunicazioni a distanza. Uno dei problemi delle comunicazioni visuali fu proprio la scarsa leggibilità dei segnali colorati sulle grandi distanze. Colori e forme, anche con ottimi cannocchiali perdevano definizione e quindi, la capacità di assolvere alla propria funzione.
Growe studiò degli oggetti che per forma ed il colore nero potessero essere letti da qualsiasi angolazione e a notevole distanza, dei “corpi opachi” appunto, la cui efficacia indusse la Marina britannica ad utilizzarli per attrezzare anche alcune postazioni costiere.
Nell'ultimo decennio del XVIII secolo il sistema numerario Howe fu rivisto ed ampliato.
L'Ammiragliato nel 1799 diede alle stampe una nuova edizione del “Codice Generale dei Segnali per le navi da guerra adottato, in edizione ridotta, anche dalla Marina Mercantile.
Nel nuovo codice, utilizzato nel corso delle guerre napoleoniche sino al 1812, gli articoli numerici di Howe furono portati a trecentoquaranta, le bandiere di segnalazione furono standardizzate nei colori, nei disegni e dimensioni anche se, il numero assegnato a ciascun segnale, per ragioni di sicurezza fu  periodicamente modificato.
Con il perfezionamento del codice Howe gli inglesi superarono il gap tecnico nelle comunicazioni marittime, la supremazia francese era giunta al tramonto.  
I modelli europei della fine del XVIII secolo e Napoli

L’influenza dei modelli europei non tardò ad affermarsi a Napoli. Il diverso orientamento in politica estera maturato dopo l’estromissione dal governo (1777) del pur ottimo ministro Bernardo Tanucci, creò le condizioni per il distacco del regno dalla “tutela” spagnola.
L’avvento alla direzione della Marina dell’ammiraglio John Francis Edward Acton [2], formatosi nei ranghi della Marina francese, impresse una svolta verso modelli militari più aggiornati, orientati, sino alla rivoluzione del 1789, verso la Francia e successivamente alla Gran Bretagna.
Fu infatti proprio Acton ad introdurre il modello francese nel sistema di segnalazione navale delle Due Sicilie.
Nel 1784 fu dato alle stampe “Segnali, istruzioni ed evoluzioni per le squadre di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie. Per crociere particolari e scorte di Convoj[3] un codice molto simile a quello elaborato dal Capitano Pavillon, fondato sull’utilizzo di sedici bandiere, tre pennelli ed una bandiera generale.
Le istruzioni, rivolte a tutti Comandanti della Real Marina, catalogarono i segnali da utilizzarsi “all’ancora”, “alla vela”, “di giorno”, di “notte”, per lo schieramento tattico e per la scorta dei convogli. Una specializzazione operativa della Marina napoletana fu appunto la scorta dei convogli mercantili, soluzione inizialmente adottata per far fronte allo stillicidio predatorio della pirateria barbaresca e successivamente migliorata per la navigazione in convoglio di sole unità militari, o con al seguito navi trasportanti corpi da sbarco e materiali.
Nello schema delle comunicazioni militari marittime la sezione del Codice dei Segnali dedicata alle “parole d’ordine”, ebbe funzione discriminante per individuare il naviglio “amico” ed integrò, in un unico cifrario, le precedenti istruzioni [4] redatte per consentire il sicuro approccio alle coste, alle rade ed ai porti del regno.
L’evoluzione delle segnalazioni a bandiera, applicata alla comunicazione tra i presidi costieri e le navi in transito o in avvicinamento ai porti del regno, rese possibile sperimentare un servizio di “telegrafia a bandiera” a cui affidare la trasmissione di messaggi “terra-mare-terra” e “terra-terra”.
Nel 1798 fu approntato un primo impianto telegrafico ottico, di squisita derivazione marittima, fondato sul modello inglese del “telegrafi” a bandiera.
L’esperimento ordinato dal retroammiraglio Bartolomeo Forteguerri, Comandante generale della Real Marina, inizialmente fu circoscritto al solo golfo di Napoli.
Il Piloto Carlo Sciarrone [5] “pratico dei Segnali”, coadiuvato dal “torraro”, utilizzò la postazione di Castel Sant’Elmo per coordinare le trasmissioni a tra il porto, la rada di Napoli, la reggia, ed il castello di Baia.
Sul finire dello stesso anno, l’acuirsi della crisi politico-militare con la Francia repubblicana, accompagnata dalla presenza di un consistente contingente navale francese in acque siciliane, consigliò d'estendere alla Sicilia l’esperienza già condotta a Napoli.
Con la stesura del “piano per lo stabilimento di un telegrafo per l’isola di Sicilia”, le torri costiere furono utilizzate per impiantare il nuovo servizio di comunicazione militare [6].
Le finalità ed i metodi di trasmissione prescelti furono illustrati nell’introduzione al “piano” ove si legge : “Dovendosi per le presenti circostanze, badare all’energica difesa della Sicilia, perché nel punto ove converrà stabilirsi il Quartier Generale ed in quello della capitale di Palermo, si avesse giornalmente esatta contezza di quanto accade nel vasto littorale di questo Regno e la necessaria corrispondenza cogl’Inglesi nostri alleati, giovevolissima cosa saria quella di stabilirsi un telegrafo, per lo meno di segnali, da eseguirsi di giorno con bandiere, e la  notte con fuochi e razzi…”.
La sintesi di questi “sistemi”, elaborati ed adottati dalla Royal Navy , pur avendo consentito di stabilire “...la necessaria corrispondenza cogl’Inglesi nostri alleati…”, così come prescritto dal piano telegrafico per la Sicilia, pose una lunga ipoteca sul sistema di comunicazione napoletano vincolandolo, sino alla fine della guerre napoleoniche al modello proposto dagli inglesi.
L’invenzione del Tachigrafo o Telegrafo Aereo, una macchina realizzata dal fisico francese Claude Chappe per trasmettere istantaneamente e a distanza una serie di segnali ottici codificati, non fu presa in considerazione.
Occorre però osservare che il telegrafo Chappe, attivato in Francia nell’aprile del 1794, così come i sistemi omologhi, nati come funghi in tutta Europa, si rivolse  alle comunicazioni “terrestri”, tralasciano le esigenze della segnalazione marittima e costiera.
La  stessa Francia preferì mantenere la segnalazione costiera affidata a sistemi più tradizionali, quali le bandiere.
Per le Due Sicilie, ancor di più, il pericolo sembrò provenire dalle frontiere marittime e quindi, ritenendosi prioritario il contatto con la flotta britannica, l’uso dei segnali a bandiera dovette apparire come la scelta più immediata, economica ed adeguata alla realtà della difesa costiera del regno.
Sul piano più generale bisogna tuttavia considerare che i sistemi di segnalazione costiera in uso in Europa alla fine del XVIII secolo presentarono molti limiti nella leggibilità dei segnali ingenerando, spesso, molta confusione nell'interpretazione dei messaggi. I codici e le bandiere che utilizzarono le postazioni litoranee furono gli stessi progettati per le tattiche navali, specifici sistemi, idonei alle comunicazioni terra-nave e terra-terra, si perfezionarono successivamente, nel corso dei primi vent'anni dell'Ottocento, sotto la spinta delle guerre napoleoniche.

[1] La bandiera sostituta viene usata quando una bandiera numerica o alfabetica richiede di essere ripetuta. Ad esempio per il segnale “KK”, si innalza la bandiera “K”, seguita dalla sostituta. L’uso delle sostitute evita di mantenere a bordo più serie di bandiere da segnalazione.
[2] John Francis Edward Acton, nacque a Besançon, in Francia, il 3 giugno 1737 da una famiglia cattolica irlandese. La formazione militare del giovane Acton si compì a bordo delle unità della Marina Reale di Francia. Per gravi dissidi con i propri superiori lasciò la Marina per una vita di viaggi e avventure. Nel 1775, passò al servizio del Granducato di Toscana distinguendosi per alcune audaci campagne condotte contro la pirateria barbaresca. Nel 1778  fu chiamato a Napoli per riorganizzare le forze navali del regno. Nella capitale delle Due Sicilie giunse a ricoprire il grado segretario di stato di guerra e marina e successivamente, di primo ministro. Egli, oltre la fama di ottimo marinaio e combattente acquisita in Toscana, poté godere del favore sia della regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV di Borbone che dell’ambasciatore inglese, Sir William Hamilton. Ereditò il titolo ed il patrimonio nel 1791 da un suo cugino di terzo grado, Sir Richard Acton, V Baronetto di Aldenham Hall Shoropshire. Morì il 12 agosto 1811  a Palermo ove fu sepolto nella chiesa di Santa Ninfa  dei Crociferi.
[3] Inv. 8974 sezione Navale Museo Nazionale di San Martino Napoli.
[4] Segnali di Riconoscenza, che i bastimenti di Sua Maestà faranno alle torri, e fortezze del litorale del regno da servire fino a nuovo ordine - Archivio di Stato Napoli , Piante e disegni  cartella 27, unità cartografica 5.
[5] pag. 625 da “Storia della marina da guerra dei Borbone di Napoli”, Primo Volume - II Tomo di Antonio Formicola e Claudio Romano, Ufficio Storico Marina Militare, Roma 2005
[6] pag.225 da “Comunicazioni e trasmissioni, la lunga storia della comunicazione umana dai fani al telegrafo”, Pippo Lo Cascio – Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2001.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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