La Riforma del 1838 - :: I Telegrafi delle Due Sicilie ::

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colonnello Raffaele Traversa direttore Corpo telegrafico dal 1838
Colonnello Raffaele Traversa (1787-1861) direttore del Corpo telegrafico dal 1838
Posto telegrafico del Bastione del Cavaliere, isola di San Nicola, nell'arcipelago delle Isole Tremiti. Il 18 novembre 1826 fu riconosciuto una gratifica giornaliera per "sede disagiata" in favore del personale telegrafico ivi distaccato. Immagine tratta da una cartolina di metà Novecento.
Un esempio di "avviso" semaforico trasmesso per motivi di "protezione civile". Da il Giornale "L'Ordine", Napoli 16 Novembre 1852: Avviso telegrafico trasmesso dall'Ufficiale interprete telegrafico di Catania, Agostino di Palma, per informare sullo stato di avanzamento della lava  verso il comune di Zafferana nel corso di una eruzione dell'Etna.
La  postazione semaforica centrale, posta sul convento della Solitaria (a sinistra) e quella del castello dell’Ovo (a destra).  Da ”Panorama di Napoli e dei suoi dintorni preso dal forte di Sant’Elmo” (particolare) di G. F. Heilmann de Rondchatel, capitano nel 4° Reggimento Svizzero al servizio di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie – Reale Litografia Militare 1841.
Forte di S. Elmo, da “Storia dei monumenti del reame delle Due Sicilie”, Scipione Volpicella, Napoli 1847. Individuato dal cerchietto rosso, ed ingrandendo l'immagine, è possibile scorgere l’albero di segnalazione del  telegrafo visuale posto in linea diretta con la postazione semaforica centrale ubicata presso il convento della Solitaria, attuale sede dell’Istituto d’Arte”Palizzi”.
Istituto d'Arte "Palizzi" Napoli
L'istituto statale d'arte Filippo Palizzi. ex sede dell'accademia della Marina Borbonica, già convento di Santa Maria della Solitaria, ospitò il posto centrale delle rete semaforica del regno delle Due Sicilie.
La Telegrafia Visuale | La riforma del 1838

Sino al completamento delle linee della telegrafia elettrica, la comunicazione visuale assolse la duplice funzione di servizio semaforico costiero per gli avvisi di scoperta marittima e di servizio telegrafico per la trasmissione dei dispacci di Stato.
Le capacità di questo strumento furono ampiamente testate nella vicenda legata allo sbarco in Calabria di Joachim Muràt. Dall’avvistamento delle tre navi della “comitiva” murattiana (attività classificata come dispaccio semaforico), alla corrispondenza intercorsa tra le autorità politiche, militari e la corte (attività classificata come dispaccio telegrafico), la rete diede ottima prova di efficienza e rapidità [1] e in un decennio fu ampliata arrivando a collegare tutte le principali città del regno.
Diversamente da quanto si verificò in Francia ed Inghilterra negli gli anni trenta dell’Ottocento, i telegrafi visuali napoletani mantennero un ruolo esclusivamente di servizio di Stato, l’uso pubblico della rete non fu mai sperimentato né, tanto meno, furono rilasciate concessioni per linee private. Una Circolare del Mistero degli Affari Interni, la n. 30 del 4 maggio 1822, disciplinò l’accesso alle comunicazioni telegrafiche stabilendo una gerarchia d'utilizzo da parte delle autorità pubbliche del Regno.
Gli "utenti" furono suddivisi in due categorie:
  1. autorità primarie con accesso diretto al servizio, vale a dire i comandanti in capo delle zone militari, gli intendenti (prefetti), i sottointendenti od in loro assenza i sindaci,  
  2. autorità politiche, soggette al nulla-osta dell’autorità primaria di riferimento, civile o militare, a seconda dei casi.
Successive disposizioni, riportate nel Regolamento del 9 agosto 1838, rafforzarono il principio secondo il quale il servizio telegrafico del regno avrebbe potuto essere utilizzato solo per “urgenti affari di giustizia, di polizia, o amministrazione, non per affari privati”.  
Per la Sicilia, l’accesso diretto fu consentito al luogotenente generale del Re, al comandante generale delle armi in Sicilia, agli intendenti ed ai sottointendenti delle Province o Valli, ed ai comandanti delle armi, limitatamente agli “urgenti affari militari.
Per i messaggi, frutto della normale attività d’istituto, il Regolamento fissò le modalità di esercizio ed i destinatari a cui trasmettere gli avvisi telegrafici.
Nel corso degli anni furono istituiti e dismessi molti posti telegrafici, si studiò la migliore distribuzione delle postazioni per rendere più veloci le trasmissioni e più efficiente ed economica l’esercizio della rete.  
la fitta maglia delle postazioni semaforiche, le diverse centinaia di segnalatori impiegati, ed i materiali necessari all’esercizio del servizio, ebbero un indiscutibile peso economico sul bilancio della Marina, soprattutto in anni in cui il regno si dibatté in una grave crisi economico-finanziaria seguita al colpo di mano militare del 1820-21 organizzato da settori carbonari e murattiani dell'esercito, nell'intento d'instaurare un regime monarchico-costituzionale [2].
Tra il 1823 ed il 1829, Ferdinando I e suo figlio Francesco I che gli successse nel 1825, emanarono alcuni provvedimenti tesi ad ottenere maggiori risparmi nella gestione del servizio semaforico ed un riequilibrio salariale per gli addetti.
Il 18 novembre 1823 fu disposta la soppressione di undici posti telegrafici, il 10 febbraio 1824, il Decreto 974 stabilì l'aumento delle paghe per il personale del Corpo, il 7 settembre 1824 fu deciso il trasferimento a Trani degli archivi e delle residenze dell’Ispettore e dei componenti il Consiglio d’Amministrazione del terzo dipartimento ed infine, il 18 novembre 1826,  fu riconosciuta una indennità di disagio in favore dei segnalatori dell’isola di Tremiti.
Il piano di risanamento del bilancio pubblico, varato in quegli anni dal Presidente del Consiglio e Ministro delle Finanze Luigi Medici, principe di Ottajano e duca di Sarno, interessò progressivamente ed in profondità ogni capitolo della spesa pubblica.  Il Corpo telegrafico, inserito tra le voci su cui realizzare economie, con il Decreto n. 2392 del 30 aprile 1829 subì un vero e proprio ridimensionamento attuato attraverso la dismissione di decine di stazioni.
Le linee dell’Adriatico, della Sicilia, così come quelle che attraversavano le regioni centrali del regno, furono giudicate di nessuna utilità pratica, e quindi chiuse.
I materiali e le macchine dismesse furono affidati alla Marina, i locali riconsegnati ai Comuni con l’obbligo, a carico di questi ultimi, di curarne la custodia e la manutenzione.
I collegamenti visuali da Napoli per Palermo, da Napoli per il Capo di Lecce e da Napoli per il suo Golfo, furono i soli reputati d’interesse strategico, e quindi mantenuti in attività.
Gli addetti in esubero, a seconda dell’anzianità di servizio, ebbero tre differenti tipi di trattamento:
  1. al personale in pianta organica con meno di dieci anni di servizio fu riconosciuta una indennità di liquidazione pari a mezzo anno di paga,
  2. al personale in pianta organica con una anzianità eguale o superiore a dieci anni fu concessa la “pensione di ritiro”,
  3. al personale con anzianità di servizio maggiore di dieci anni, ma con accantonamento pensionistico insufficiente, fu ordinato di rimanere a disposizione del Corpo con metà della paga ( sorta di cassa integrazione) in attesa del re-impiego come rimpiazzo.
Raggiunto pareggio del bilancio del regno, attraverso un rigorosa politica di economie con sostanziosi tagli anche alle spese di casa reale, l’ascesa al trono di Ferdinando II nel 1830 impresse una dinamica spinta alla riorganizzazione e modernizzazione dell’Esercito e della Marina, rilanciando le infrastrutture delle forze armate e tra esse, il servizio telegrafico.
Il Decreto n. 2674 del 19 marzo 1835 ripartì il servizio della Real Marina in tre ispezioni, ciascuna affidata ad un ufficiale generale:
-        Ispezione del personale e Maggioria generale,
-        Ispezione del materiale,
-        Ispezione dei rami alieni, comprendente il servizio dei telegrafi visuali.
I progetti del nuovo sovrano, orientati al rinnovamento della macchina statale ed al progresso della società, nonostante gli entusiasmi che suscitarono, incontrarono non poche difficoltà ad affermarsi.
Agli effetti della enensima crisi economica periodica che interessò l’Europa e gli Stati Uniti dal 1833 al 1842 [3], s’accompagnarono alcuni gravi avvenimenti che funestarono la vita civile delle Due Sicilie.
Anni horribili quelli tra il 1835 ed il 1837, una catena dolorosa che ebbe inizio con il terremoto di Cosenza del 1835, a cui seguirono quelli in Lucania e Calabria del 1836, stesso anno della prima comparsa del colera a Napoli.
Il 1837 vide quindi la stagnazione dei commerci ed il propagarsi del contagio colerico all’intero regno. Il telegrafo ottico, in tali tristi frangenti, si rivelò uno strumento prezioso per la sicurezza del Regno e per la difesa civile e sanitaria, un’esperienza che senz’altro diede impulso al rinnovamento del Corpo telegrafico.
Conclusasi l’emergenza creata dall'epidemia, il Decreto n. 4464 del 6 febbraio 1838 stabilì, al fine di “migliorare il servizio telegrafico e le condizioni degli impiegati”, che le attribuzioni dell’ispettore dei rami alieni fossero le stesse di tutti gli altri corpi dell’Esercito e che vi fosse un solo consiglio di amministrazione composto da un comandante, un ufficiale di dettaglio, un istruttore, un ufficiale di dettaglio dipartimentale e un quartiermastro. Tutte le segnalazioni "per la linea del Mediterraneo e  per la linea dell'Adriatico" furono fatte convergere al “Posto Centrale” in Napoli, ubicato nell'ex convento della Solitaria (oggi Istituto d'Arte F. Palizzi),  dal quale il Ministero di Guerra e Marina avrebbe diramato "gli avvisi ed i rapporti a chi conviene”.
Il medesimo Decreto elevò i posti telegrafici al numero di centosessantotto, disponendone la pianta organica di cinque ufficiali interpreti di prima classe, quattordici ufficiali interpreti di seconda classe, sei ufficiali al dettaglio dipartimentali, tredici ufficiali sorveglianti, trecento ottantotto segnalatori, quaranta alunni segnalatori con soldo e quaranta meritori.
Sei mesi dopo, (Decreto n. 4768 del 14 agosto 1838) fu deciso d’incrementare le stazioni siciliane di altri sei posti telegrafici, con “… la distribuzione del corrispondente personale per gli stessi necessario …”
La scelta, giustificata dalla necessità di rendere più veloce la catena di trasmissione tra il Continente e la Sicilia, portò a centosettaquattro il numero di posti telegrafici attivi in tutto il regno.
Il 22 agosto 1838 il comandante Kalefati lasciò il servizio per raggiunti limiti d’età sostituito dal cinquantunenne tenente colonnello D. Raffaele Traversa.
Il 1839 fu l’anno della maggior espansione delle linee visuali: nel mese di marzo la linea Palermo – Favignana, fu aumentata di otto postazioni, la linea ottica siciliana abbracciò ben cinquantacinque posti telegrafici regolati ed amministrati, non senza  difficoltà, da un solo ufficiale al dettaglio dipartimentale. Il decreto n. 5308 del 9 maggio suddivise l’organizzazione telegrafica di Sicilia in due Dipartimenti, uno a Palermo e l’altro a Messina, ed integrò la pianta organica con un ufficiale di dettaglio dipartimentale ed un ufficiale interprete di secondo rango dislocato presso il posto di Trapani. L'otto giugno 1839, al fine di imprime maggiore efficienza al sistema di allerta sanitario, una circolare del Minisero degli Affari Interni, la n. 3077, autorizzò i soprintendenti di salute e alle deputazioni sanitarie ad accedere direttamente al servizio telegrafico per affari connessi al proprio ufficio o ad emergenze.
A fine anno l’organizzazione telegrafica del regno ascese a ben centoottantadue postazioni attive, organizzate in sei Dipartimenti.
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[1] La corrispondenza semaforica e telegrafica relativa  l’arresto di Murat ed ai successivi eventi, è depositata presso  l’Archivio di Stato di Napoli, Archivio Borbone, Carte di Francesco I, gruppo XII – Affari Politici, unità archivistiche nn. 622, 623, 624, e gruppo XVII – Carte Medici, unità n. 656
[2]Il 1820 fu un anno di gravi turbamenti politici per l'Europa ed il regno delle Due Sicilie. Nal marzo del 1820 settori carbonari/murattiani presenti nell'esercito si pronunciano per la modifica in senso costituzionale della monarchia napoletana. La sollevazione prese le mosse da quanto accaduto in Spagna nel gennaio del 1820, ove alcuni reparti militari si sollevarono chiedendo che il re Ferdinando VII ripristinasse la Costituzione del 1812. La rivolta spagnola ebbe un breve iniziale successo, dando vita a quello che è storicamente noto come  il "triennio liberale" terminato, nell'aprile del 1823, per la reazione della Santa Alleanza. Gli eserciti riuniti di Francia e Piemonte strinsero d'assedio Cadige, roccaforte dei liberali, annientando ogni resistenza e ripristinado il preedente ordine monarchico. Ritornando alle vicende napoletane, nel marzo 1820 reparti in armi giunsero a Napoli dalla provincia e costrinsero il re Ferdinando I a concedere la costituzione, l'insediamento del parlamento e di un governo costituzionale. Il 18 giugno gli indipendentisti siciliani insorsero contro la decisione del dicembre 1816 d'unificare sotto un'unica corona i regni di Napoli e la Sicilia. Nel mese di luglio una delegazione d'indipendentisti chiese al nuovo governo costituzionale di riconoscere le prerogative autonomiste della Sicilia sulla base della costituzione del 1812 ma la risposta del governo fu tutt'altro che quella sperata. Ad agosto il generale Florestano Pepe sbarcò in Sicilia con 6.500 soldati ai quali si unì la guarnigione di stanza a Messina. Il tentativo di trovare una mediazione con gli insorti non fu accettato dal governo di Napoli che inviò il generale Pietro Colletta con l'ordine di strocare la sedizione, cosa che avvenne in modo sanguinoso ed il 22 novembre l'ordine costituzionale fu ristabilito.  Gli eventi nelle Due Sicilie, come i coevi tentativi costituzionali verificatisi in Spagna, Piemonte e Russia, innescarono la reazione politica e militare delle potenze riunite nella "Santa Alleanza". Mentre gli inglesi inviarono a Napoli la propria flotta per compiere un'azione dimostrativa, le altre potenze europpe (Francia, Austria, Russia e Prussia) convocarono a Lubiana Ferdinando I, ed esercitarono ogni possibile pressione perchè questi accettasse un'ingerenza militare esterna che ristabilisse l'ordine voluto dal congresso di Vienna del 1815. Il 7 marzo 1821 l'armata costituzionalista fu sbaragliata dall'esercito austriaco nella battaglia di Antrodroco (Rieti). La Santa Alleanza dettò le linee politiche a cui il governo napoletano dovette attenersi per rientrare negli equilibri europei, l'esercito nazionale fu sciolto e l'ordine interno fu garantito dalla presenza di un corpo di spedizione austriaco il cui oneroso mantenimento ricadde interamente sull'erario napoletano sino a tutto il 1827.
[3]  "Il prodotto lordo in termini reali diminuì in Europa del 9% nel 1833, del 4% nel 1841; in entrambe le occasioni l'attività economica restò per circa un biennio sui più bassi livelli toccati. Negli Stati Uniti la contrazione produttiva si limitò al settore dei beni strumentali. Le tensioni finanziarie divennero acute alla fine del 1836 nel Regno Unito, nel giugno e nel settembre del 1837, rispettivamente, in Francia e negli Stati Uniti" (da Crisi - di Pierluigi Ciocca e Gian Enrico Rusconi - Enciclopedia delle scienze sociali (1992). La periodicità delle crisi storicamente riscontrata, dagli anni dieci sino a tutto l'Ottocento, si manifestò nel 1810, 1816, 1825, 1837, 1847, 1857, 1866, 1873, 1882, 1890 (dati tratti da Storia dell'Europa moderna: secoli XVI - XIX Autore: Brigitte Basdevant, Milano : Jaca Book, 1993).
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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