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Segnalare in Mare | Il primato francese

La Marina francese, prima tra tutte quelle europee, operò una profonda trasformazione nel modo di concepire le comunicazioni in mare.
Abolita ogni discrezionalità, essa adottò un protocollo di comunicazione standardizzato valido per l’intera flotta, costituito da un corpo di segnali predefiniti, periodicamente aggiornato e modificato per tutelarne la segretezza.
Un anticipatore di questa “moderna” concezione fu Bertrand François Mahé, conte de La Bourdonnais (1699 – 1753), uomo dalla vita avventurosa, ebbe una parte importante nello scontro con l’Inghilterra per il controllo dell’India. Ufficiale ed alto funzionario della Compagnia francese delle Indie Orientali,  per un breve periodo al servizio del governatore portoghese di Goa, dal 1740 de La Bourdonnais fu ufficiale della Marina Reale di Francia.
Negli anni trascorsi al servizio della Compagnia delle Indie Orientali, precisamente nel 1738, La Bourdonnais elaborò un cifrario composto da novecentonovantanove ordini trasmissibili attraverso l’uso combinato di tre serie di dieci segnali numerici: la prima serie per le unità, la seconda per le decine, la terza per le centinaia.
Il sistema di La Bourdonnais non fu adottato dalla Marina francese, ma l’idea di segnalare attraverso l’uso combinato di bandiere numeriche, a distanza di venticinque anni, fu ripresa e rielaborata da Sébastien-François Bigot, visconte de Morogues, nel suo “Tactique Navale ou Traité des Évolutions et des Signaux“, pubblicato nel 1763.
Bigot, fondatore dell’accademia navale di Brest, propose la “semplificazione” del metodo “La Bourdonnais”  ma, per la gran parte, conservò l’antica consuetudine d’assegnare significati particolari alle bandiere issate in posizioni specifiche. Tuttavia, nell'opera di Bigot non mancarono elementi innovativi quali l’uso di dieci segnali numerici abbinati a trecentotrentasei ordini codificati, una bandiera preparatoria per annunciare che un messaggio in codice stava per essere trasmesso, e l’obbligo di confermare la comprensione dei segnali ricevuti.
Il sistema, ancora una volta, non fu recepito dai regolamenti della Marina, andando a rafforzare quel reticolo di esperienze ed idee che è la base di ogni progresso.
Altri teorici della Marina Reale di Francia proposero modelli per le segnalazioni in mare, senza però distaccarsi di molto dai passati sistemi.
Fu nel nuovo conflitto con l’Inghilterra a sostegno dell’indipendenza americana (1775 - 1783), che si toccò il punto più alto della concorrenza tattica tra francesi e britannici, facendo segnare l’iniziale vantaggio dei primi sui secondi.  
Una svolta concreta la impose nel 1773 il Capitano di Vascello Jean François du Cheyron, chevalier du Pavillon [1], tra i migliori tattici del suo tempo.
Du Pavillon preparò, con la collaborazione del Tenente di Vascello Jean-René de Verdun de la Crenne, una “Mémoire sur la tactique et code de signaux”, frutto della rielaborazione delle intuizioni di Bigot.
Il metodo che ne derivò fu sottoposto al vaglio del Consiglio di Marina di Rochefort, ed approvato dal Ministro della Marina nel 1774.
L’anno successivo un panel d’alti ufficiali fu chiamato ad esprimere un parere definitivo sui segnali del cavaliere du Pavillon.
Nella seduta  del 17 marzo 1775 la commissione valutò il sistema di qualità ben superiore ai precedenti ma per stabilirne l’efficacia, ordinò che fosse testato a bordo.
La sperimentazione fu condotta dalla squadra dell’ammiraglio Louis Guillouet, comte d'Orvilliers, coinvolta nel luglio del 1778 in uno scontro con la flotta britannica al largo dell’isola di  Ouessant [2].
La battaglia ebbe esito incerto ma fu l’occasione auspicata per sottoporre alla “prova dei fatti” il nuovo sistema di segnalazione.
Definitivamente adottato dalla Marina francese, il cifrario di Pavillon mutò radicalmente l’architettura dei precedenti modelli, considerato uno tra i più avanzati sistemi di comunicazione navale concepiti prima dell’invenzione della radio [3], permise la trasmissione di milleseicento segnali numerici, corrispondenti ad altrettanti messaggi codificati. Migliorato attraverso tre successive elaborazioni, rispettivamente del 1776, 1778 e 1779, il cifrario si articolò in sedici tavole, ciascuna contenente una griglia di cento articoli numerici” abbinati a dieci coppie di segnali, e ad un segnale identificativo della tavola.
Nel 1773, il metodo "Pavillon" fu applicato anche alla pubblicazione, in forma anonima, de: Signaux [par pavillons] pour les côtes de France, depuis Flessingue jusqu’à Bayonne"  con la quale, sebbene con una struttura molto elementare del sistema, si parlò specificatamente della segnalazione a bandiera delle navi verso la costa e viceversa. Ripubblicato in epoca repubblicana, possiamo affermare che questo cifrario, che tra l'altro utilizzò per primo il termine "semaforo", fu  l'anticipatore dei sistemi telegrafici costieri.
Tra il 1779 ed il 1786, l’ammiraglio d'Orvilliers, e l’ammiraglio François Joseph Paul conte de Grasse, apportarono ulteriori perfezionamenti e semplificazioni al modello introdotto da Pavillon senza, tuttavia, alterarne le quattro condizioni di base:
1. l’abbandono delle tecniche che sfruttavano, esclusivamente, la posizione di singoli segnali sull’alberatura delle navi;
2. la possibilità di trasmettere messaggi complessi mediante l’uso di segnali numerici corrispondenti ai vari articoli del “libro dei segnali”;
3. la chiarezza dei segnali e l’univocità del loro significato;
4. la semplicità e la velocità di trasmissione e de-codifica.
In Spagna l’ascesa al trono didi Carlo III di Borbone conferì impulso alla collaborazione politico - militare con Parigi. Superate, almeno in parte, le perplessità degli Ufficiali spagnoli verso l’alleato francese [4], la Real Armada s’impegnò al fianco della Francia nella guerra per l’indipendenza americana.
L’ammiraglio d'Orvilliers, dal 1779 comandante generale della flotta combinata franco - spagnola, si avvalse dei propri studi sul sistema “Pavillon” per unificare gli schemi tattici ed i segnali delle due formazioni navali.
La stessa necessità d’integrazione si rinnovò nel 1796 quando, superata la fase “acuta” della Rivoluzione francese, la Spagna firmò un nuovo trattato d’alleanza con la Francia repubblicana.   
Il personaggio chiave di questa nuova coalizione fu l’ammiraglio José de Mazarredo Salazar (1745 – 1812), rappresentante della corona di Spagna presso il Direttorio di Parigi ed artefice della cooperazione operativa tra le Marine francese e spagnola.  
Considerato il miglior marinaio spagnolo del suo tempo [5], egli fu un personaggio dall’ingegno poliedrico, ambasciatore, astronomo, cartografo, professore di tattica navale, ma anche controversa figura d’ufficiale, accusato in patria d’aver accettato la carica di  Ministro della Marina nel governo dell’usurpatore Giuseppe Bonaparte.
Nell'ambito dei suoi studi sul combattimento in mare, l’elaborazione teorica di Mazzaredo s’intrecciò con gli scritti di Paul Hoste e di Sébastien Morogues, dando luogo ad originali tesi compendiatesi nel trattato Rudimentos de Táctica Naval para Instruction de los Officiales Subalternos de Marina, edito a Madrid nel 1776 e dedicato al re Carlo III.
La medesima ricerca lo indusse ad un confronto critico tra i metodi di segnalazione in uso presso la  Marina spagnola, e le metodologie dei francesi Pavillon, d'Orvilliers e Morogues.
La sintesi di questo studio fu pubblicata nel 1781 con il titolo Señales que han de observar los navíos, fragatas y demás ambarcaciones que componen la escuadra del mando del teniente general D. Luis de Córdoba.
Il lavoro fu senz’ altro preparato per facilitare la cooperazione navale franco – ispanica, ma operò anche nel senso di una riorganizzazione dell’intero sistema di segnalazione spagnolo stabilendo segnali identificativi per le squadre dei due paesi.
Il codice ebbe il suo fulcro in una tavola generale con quattrocento segnali numerici per la gestione della flotta, delle operazioni di bombardamento e degli atterraggi, venti segnali speciali ad uso delle unità corsare ed infine, una serie di segnali per la “vela” e per la battaglia.
Una soluzione molto brillante, tanto da perfezionare concretamente quella messa a punto da Pavillon e dai suoi epigoni, organizzata su venti bandiere di segnalazione, otto “fiamme”, ed una “bandiera generale” che tra l’altro, ebbe la funzione di raddoppiare il numero dei segnali trasmissibili.
Il successo del codice ne assicurò tre successive ristampe e la pubblicazione nel 1799, de la “Corrección a las señales de táctica : para el cuaderno de las del régimen de las Esquadras”, aggiornamento della sezione tattica e dei relativi segnali di coordinamento.
La collaborazione militare tra le Marine francesi e spagnole chiuse il secolo diciottesimo raggiungendo il suo epilogo nella battaglia di Trafalgar.
Sul piano dell’elaborazione concettuale la fine di questa esperienza fu segnata dalla figura del contrammiraglio Claude Marguerite François Renart de Fuchsamberg, conte d’Amblimont (1736-1797).
Contemporaneo di Mazzaredo, d’Amblimont fu l’ultimo teorico dell’ancien régime la cui parabola, umana e professionale, tracciò una ideale linea di demarcazione tra la vivacità del pensiero tattico espresso dalla Francia nel corso della seconda metà del Settecento, e la decadenza seguita alla rivoluzione del 1789.
All’età di diciassette anni, con il grado di guardiamarina, d'Amblimont iniziò la sua carriera militare partecipando ad una campagna nelle Indie Occidentali. Per quasi vent’anni egli fu ininterrottamente presente su tutti i fronti marittimi che videro contrapposta la Francia all’Inghilterra.  
Nel 1772, preceduto dalla fama d’ottimo ufficiale ed abile tattico, ricevette la nomina a Capitano di fregata.
Nel gennaio del 1783, dopo ventidue mesi di dura campagna alle Antille, caratterizzati da aspri combattimenti con la flotta inglese ed un breve periodo di prigionia, d’Amblimont ritornò in Francia.
In patria si concesse un periodo di riposo nella casa della sua infanzia, a Saint Ford, in Gironda, ove iniziò la stesura de la Tactique navale, ou traité sur les évolutions, sur les signaux, et sur les mouvemens de guerre. Presentato nel 1787 al re Luigi XVI, l’opera fu pubblicata a Parigi nel 1788 ed adottata dalla Marina che la mantenne in uso, con alcune varianti secondarie, sino alla fine del diciottesimo secolo, quando la repubblica la sostituì con un nuovo cifrario noto come “Codice dell’anno X della repubblica”.
Nel 1795 d’Amblimont abbandonò la Francia repubblicana per passare al servizio della Marina Reale spagnola, trovando poi la morte, nella battaglia di Capo San Vincenzo il 14 febbraio 1797.
Grande fu l’influenza che la sua opera esercitò sulla Real Armada, ancora nel 1804, nella premessa del "Tratado de señales de día y noche, e hipótesis de ataques y defensas, dispuesto por el Estado Mayor de Marina para auxiliar la instrucción de este ramo", venne esplicitato il ruolo avuto da d’Amblimont nell’evoluzione del pensiero tattico spagnolo. Il nuovo "Trattato" fu un manuale d'istruzioni su tattiche navali e segnali basato sulle ultime riforme maturate nella marine francesi e britanniche, e conforme alle disposizioni impartire all'Armada dall'atto navale del 1802.
Le parti I e II descrivono un sistema di segnali diurni e notturni in uso corrente e propongono metodi di preparazione per le forme più comuni di azione nemica incontrate sia in attacco che in difesa.
La Parte III contiene una selezione di innovativi segnali britannici e francesi e tattiche di guerra navale ritenute utili per i comandanti della flotta spagnola. Delle illustrazioni pieghevoli che mostrano tattiche navali generali, ordini di navigazione e manovre per attacco e difesa, undici tavole rappresentano posizioni tratte dalle opere di Grenier  (L'Art de guerre sur mer, 1787) e di d'Amblimont (Tactique navale, 1788).
Frattanto, nella marina repubblicana francese, le epurazioni rivoluzionarie, le diserzioni, l’emigrazione aristocratica, decimarono i quadri  ben oltre il livello di guardia, il vento della storia stava nuovamente cambiando.
Bernard Francois Mahé conte de la Bourdonnais
Bertrand François Mahé,
conte de La Bourdonnais (1699 – 1753)
Sébastien Francois Bigot
Sébastien-François Bigot,
vicomte de Morogues, (1706 - 1781)
Jean Francois du Cheyron chevalier du Pavillon
Jean François du Cheyron,
chevalier du Pavillon  (1758 - 1782)
Tavola dei segnali elaborata dal Capitano di Vascello Jean François du Cheyron, chevalier du Pavillon ( 1778).
Ammiraglio José de Mazzarredo Salazar
Ammiraglio José de Mazarredo Salazar (1745 – 1812), rappresentante della corona di Spagna presso il Direttorio di Parigi.
Tavola dei segnali tratta dall'opera  di Claude Marguerite François Renart de Fuchsamberg, Conte d’Amblimont "Tactique navale, ou traité sur les évolutions, sur les signaux, et sur les mouvemens de guerre". Paris, Didot,1788.
Tavola dei segnali dal "Tratado de señales de día y noche..." Madrid 1804.
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[1] Jean François du Cheyron, chevalier du Pavillon (29 settembre 1758 - 12 Aprile 1782) fu uno stratega militare, capitano della Marina da Guerra del re di Francia. Eroe della Guerra d'indipendenza americana, al comando della nave “Triomphant”, fu ucciso da una palla di cannone nella battaglia di Saintes, al largo di Dominica, nelle Indie Occidentali.
[2] Conosciuta anche con l’appellativo di Prima Battaglia di Ushant, lo scontro si consumò il 27 luglio 1776, 100 miglia ad Ovest dell’isola francese di Ouessant, nel Canale della Manica. La battaglia vide contrapposte le flotte francese e britannica nel quadro delle operazioni navali condotte nel corso della guerra d’indipendenza americana.
[3] Pag. 398 John Paul Jones: a sailor's biography, Samuel Elliot Morison, Naval Institute Press, Annapolis, Maryland U.S.A. 1959
[4] pag. 56, L’organizzazione della Marina Militare spagnola, “la Real Armada” nel Settecento, prof. Francesco Frasca, Informazioni della Difesa  n.6/2002.
[5] pag.28, José de Mazarredo Y Ssalazar - Instituto de Historia y Cultura Naval, XXXIX Jornadas de Historia Marítima: - Ciclo de Conferencias - Octubre 2009 - Cuaderno monográfico n.º 60 – Ministerio de Defensa, Madrid,  2010.
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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