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Miscellanea | Una storia famigliare: Michelangelo Conti, Ufficiale Interprete

La storia che pubblichiamo proviene dal baule dei ricordi famigliari del signor Francesco Riva. Ricostruita con pazienza la vita del suo antenato, il sig. Riva con questo prezioso contributo offre la possibilità a tutti noi di ripercorrere la vicenda umana di un Ufficiale del Corpo Telegrafico della Real Marina, nella Sicilia tra gli anni trenta dell'Ottocento ed il 1860.

La Biografia di Michelangelo Conti
di Francesco Riva
Michelangelo Conti, nasce il 18 settembre 1819 a Palermo, in piazza Papireto, figlio di  Francesco, alabardiere del re [1] in servizio presso il palazzo reale di Palermo e Rosalia Bruno. Il 25 settembre 1825 Michelangelo, a soli sei anni, quarto di cinque figli, Giovanna, Giovan Battista, Filippa e Francesca, rimane orfano del padre deceduto all'età di cinquantotto anni.
Il sistema previdenziale borbonico per il personale delle forze armate, all'epoca disponeva di una "cassa per gli orfani militari", istituita per educare i figli dei militari defunti e per la dote delle figlie; nel 1819, con decreto 1419 del primo gennaio, Ferdinando I dispose l'abolizione dei vecchi istituti destinati agli orfani di militari e la loro riunificazione sotto un'unica amministrazione che assunse il nome di "Orfanatrofio Militare", posto alle dipendenze del Comando Supremo del real esercito.
In tale frangente furono unificate anche le due case di Palermo, il "Conservatorio del cuore di Gesù di Monreale" e la “Sala di educazione di Monreale". L'Orfanatrofio fu un vero e proprio istituto d'educazione militare e sino al 1831 accolse, indistintamente, sia i figli di militari dell'esercito che di marina completandone l'istruzione sino all'età di 17 anni. Verosimilmete, in assenza di fonti certe, la carriera militare di Michelangelo Conti ebbe inizio intorno al 1836, ispirata dalla formazione ricevuta nell'orfanatrofio, ed orientata verso il concorso d'ammissione al corpo telegrafico della Real Marina, riorganizzato e rilanciato, proprio nel 1835, da Ferdinando II.
Nell'aprile del 1848, nel pieno del tentativo indipendentista siciliano sostenuto da francesi ed inglesi, venne al mondo Francesco Paolo, primogentito di Michelangelo, nato dalla relazione con la figlia di un vetraio di Ballarò, il mercato di Palermo. Il neonato venne registrato all'anagrafe con il cognome della madre: Francesco Paolo Castiglione, cognome che non verrà mai rettificato.
La vicenda può apparire bizzarra tuttavia, è da mettere in relazione con le ferre norme che regolavano il diritto del personale militare a contrarre matrimonio. Michelangelo avrebbe potuto convolare a nozze, dispensato da ogni superiore autorizzazione, poichè il suo caso rientrava a pieno titolo tra quanto previsto dall'art. 8 del real decreto del 9 marzo 1825: "quei militari che vivendo in concubinato, vi abbiano figli naturali" entro due mesi avrebbero potuto contrarre liberamente matrimionio subendo, però, la relativa sanzione, ovvero: "i matrimoni celebrati con questa dispensa non producono diritto alla pensione del monte delle vedove". Un matrimonio riparatorio, circostanza che avrebbe avuto due spiacevoli conseguenze, la predita di credibilità di Michelangelo verso i suoi superiori e la cancellazione del diritto alla pensione di reversibilità per la sua futura consorte. I due coniugi scelsero d'occultare la nascita del bambino, ed attendere l'avanzamento nella carriera militare di Michelangelo in modo da poter dimostrare d'essere in grado di provvedere economicamente alla famiglia e quindi, ottenere l'autorizzazione al matrimonio da parte del comando. Finalmente, nel 1852, all'età di 33 anni, Michelangelo ottenne il permesso dal Ministero di Guerra e Marina ed  il 21 aprile, stesso mese della nascita del primogenito, si unì in matrimonio con Francesca Teresa Castiglione di anni 30.
In tale occasione, Michelangelo riconobbe e legittimò la nascita di suo figlio, dichiarando al comune che il bambino si trovava registrato all'anagrafe con cognome diverso: Francesco Castiglione. L'anno seguente lo ritroviamo con la famiglia in servizio presso la postazione telegrafica di Lampedusa, isola occupata nel 1843 dalla Marina napoletana, ed in quegli anni ancora interessata dalla migrazione di coloni provenienti da ogni parte della Sicilia e del regno. Nell'isola, il  26 gennaio del 1853 nasce il secondo figlio Giovanni Paolo ma, purtoppo, morì dopo una sola settimana di vita. Nel 1854  è di stanza nel posto semaforico di Pantelleria, ove il 18 maggio del 1854 venne alla luce il terzogenito, Giovan Battista Conti, il mio bisnonno.
Di Michelangelo si perdono le tracce sino all'anno 1857, lo ritroviamo Ufficiale Interprete Telegrafico [2] al comando della stazione telegrafica di Siracusa.  L'incarico è di prestigio, da Siracusa dipendono ben tre postazioni telegrafiche, ed è inserita nel progetto, in via di realizzazione, della rete elettro-telegrafica di Sicilia. Ma, il 1857 è anche un periodo di tensioni, Mazzini tramava per innescare focolai di rivolta in Sicilia, da estendere all'intero regno, piani irrealizzabili che trovarono sbocco nel difficile accordo raggiunto con Carlo Pisacane per un nuovo progetto insurrezionale destinato, almeno nelle intenzioni dei promotori, a sollevare la Lucania e la Calabria, per poi marciare su Napoli.
La spedizione iniziò sotto pessimi auspici, l'avanguardia guidata dal mazziniano palermitano Rosalino Pilo, incaricato di procurarsi le armi, il 6 giugno 1857 perdette l'intero carico e lasciò che Pisacane, senza armi e rinforzi, andasse incontro al proprio destino, morendo il 2 luglio 1857 a Sanza, presso Salerno, non si sa se suicida o caduto nello scontro con le truppe regie e l'avversa popolazione di quella contrada.
In quei mesi, l'attenzione della polizia e delle forze armate si rivolse al controllo di ogni possibile tentativo di destabilizzare l'ordine costituito, sia da parte di regnicoli che di forze straniere. La real Marina vigilava attentamente i litorali ed i movimenti delle navi per prevenire tentativi di sbarco come quelli avvenuti a Ponza e Sapri da parte della "banda Pisacane".
Il 30 giugno 1857 Michelangelo rilanciò da Siracusa un messaggio proveniente da Palermo, con il quale si ordinava ai Comandanti delle piazze di Catania e Siracusa di raddoppiare la vigilanza lungo le coste e di prestare particolare attenzione al movimento di vapori nelle acque siciliane.
Pochi anni dopo, tra il marzo e l'aprile del 1860, fu coinvolto negli eventi susseguenti lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, collaborando attivamente per garantire la continuità del servizio d'informazione telegrafica necessario al mantenimento dell'ordine pubblico. Uno zelo ed una devozione alla causa legittimista che fu segnalato dal maresciallo di campo Giovanni Rodriguez [4], comandante la piazza di Siracusa, e ricompensato con una nota di gradimento del re Francesco II per "l'onorevole contegno serbato" [3].  Nel maggio del 1860 un dispaccio da Napoli autorizzò la piazza di Siracusa ad evacuare dall'Isola il personale civile e militare con le rispettive famiglie.
Con l'unificazione italiana il personale del Corpo Telegrafico della real Marina napoletana transitò nei ranghi della Marina militare italiana, una legge del 1866 favorì il pensionamento degli ex appartenenti alle forze armate delle due Sicilie.
E' di quegli anni la morte di Francesca, la moglie di Michelangelo, la data prescisa non è nota ma quello che è certo che egli, non potendo prendersi cura dei due giovani figlioli, li trasferì presso la casa dei nonni. Da quel momento in poi, come spesso accade nelle famiglie, si può prestar fede solo ai racconti tramandati da mia nonna.
A quanto pare il mio bisnonno, Giovanni Battista, crebbe senza padre fino alla maggiore età.
Michelangelo si risposò, forse dopo tanti anni, ormai congedato e in pensione, decise nuovamente d'accasarsi. L'unica certezza è data dai documenti anagrafici: il 21 novembre 1880, all'età di 61 anni si risposò con una donna molto più giovane, tale Filomena La Versa con cui, anche stavolta, ebbe rapporti extraconiugali.
Filomena gli darà altri due figli, a cui darà nuovamente gli stessi nomi: Francesco Paolo nato nel 1877, affetto da un qualche ritardo mentale, e Giovanni Conti nato il 15 novembre 1880 (sembra che all'epoca non avessero molta fantasia, o fossero troppo ligi alle tradizioni; anche a questi figli furono imposti gli stessi nomi dei fratellastri).
Michelangelo non farà in tempo a godersi questa nuova famiglia, il 29 novembre 1880, esattamente otto giorni dopo il matrimonio, e due settimane dopo la nascita del figlio, improvvisamente morì.
Il primo figlio, Francesco Castiglione, emigrò in Argentina nel 1909 e visse lì fino alla morte, intrecciando una corrispondenza epistolare con il fratello Giovan Battista, il mio bisnonno che invece, perseguendo la tradizione militare di famiglia, entrò nel corpo delle guardie di città (vigili urbani), assumendo il grado di brigadiere delle guardie municipali.
Termina qui la storia di Michelangelo Conti, Ufficiale interprete telegrafico della Real Marina delle due Sicilie, mio antenato.


Segnalazione: Per conoscere la storia della telegrafia visuale del regno delle due Sicilie e del Corpo Telegrafico della real Marina, consultate le sezioni del sito "La Telegrafia Visuale" e "Il Corpo Telegrafico".

[1] Gli alabardieri facevano parte dei corpi di casa reale, indossavano l'uniforme con i medesimi colori delle "guardie del corpo" ossia il blu, lo scarlatto e l'argento. Il corpo non portava armi da fuoco, l'armamento era costituito da una spada con impugnatura d'ottone mentre, in servizio, portavano una alabarda d'acciaio con asta di legno e righettature d'acciaio.
[2] L'Ufficiale Interprete Telegrafico fu un Ufficiale del Corpo Telegrafico della real Marina delle due Sicilie il cui grado fu assimilabile a quello di Capitano. L'Ufficiale Interprete aveva la responsabilità di comandare una o più postazioni semaforiche, di custodire i cifrari e provvedre alla codifica e decodifica dei messaggi trasmessi in chiave criptata. Il servizio a terra assicurava la sorveglianza costiera e marittima, provvedeva ad assicurare la corrispondenza telegrafica tra le postazioni semaforiche e le navi in transito nella zona di mare sottoposta alla vigilanza della postazione. Con l'arrivo del telegrafo elettrico le stazioni semaforiche (o del telegrafo visuale) furono dotate di questo nuovo strumento implementando la propria capacità e velocità di cominicazione a distanza. Gli Ufficiali interpreti prestavano servizio anche a bordo delle navi della real Marina svolgendo il compito di "telegrafista", ovvero di trasmettere, codificare e decodificare i messaggi trasmessi o ricevuti dall'unità nella corrispondenza intrattenuta con altre navi o con le postazioni costiere.
[3] 1860, Documenti riguardanti la Sicilia. N.1 corrispondenza particolare riservata tra sua Maestà il Re del Regno delle Due Sicilie ed il sig. Principe di Castelcicala, Luogotenente Generale del Re in Sicilia. Dal 5 Aprile al 18 maggio.
[4] Maresciallo Giovanni Rodriguez (Napoli 1789 - Napoli 15.10.1863) discendente da una famiglia spagnola Giovanni Battista Rodriguez era figlio di Salvatore, capitano dell'esercito di Murat caduto nella campagnia di Russia nel 1812. Nel 1806 si arruolò nella guardia civica organizzata da giuseppe Buonaparte per poi proseguire la carriera nei ranghi dell'esercito. Nel 1815, al rientro dei Borbone a Napoli, gli fu riconosciuto il grado di Capitano nel riunificato esercito napoletano. Nel 1820 partecipò alla campagna di Sicilia contro i moti separatisti. Nel 1837 fu promosso maggiore e nel marzo del 1848 con il X fanteria di linea partecipò con i reparti borbonici alla prima guerra d'indipendenza combattendo contro gli austriaci. Per il coraggio e la perizia militare dimostrate ricevette onoreficenze dal re Ferdinando II e dal re di Sardegna Carlo Alberto. Nel 1849 prese parte al corpo di spedizione nello Stato Pontificio contro la  Repubblica Romana ricevendo onoreficenze dal papa Pio IX e dalla Spagna. Dal 1852 fu al comando della Real piazza di Siracusa e le Armi di Noto. Promosso nel 1859 Maresciallo, nel 1860 si trovò a gestire una difficile situazione riuscendo a mantenere il controllo di Siracusa, anche in virtù del benvolere della popolazione. Nel luglio del 1860 rientrò a Napoli e, dopo poco, Siracusa fu sgomberata. All'arrivo di Garibaldi a Napoli, la notte tra il 7 e l'8 agosto 1860 fu arrestato e tradotto nel castello del Carmine. Il 9 agosto fu imbarcato e trasferito in prigionia a Genova insieme ad altri Ufficiali delle due Sicilie. Ritornato a Napoli, si spense due anni dopo e, come riportò il "Giornale di Napoli", fu sepolto con "pompa militare".
Michelangelo Conti, Ufficiale Interprete del Corpo Telegrafico della real Marina delle Due Sicilie.
Figurini corpo alabardieri reali
Figurini Alabardieri reali, il primo sulla destra appartiene al real corpo degli alabardieri di Sicilia (17760-1778) il secondo è un alabardiere reale nell'uniforme del 1815. A questo corpo appartenne Francesco Conti, padre di Michelangelo, alabrdiere in servizio presso il palazzo reale di Palermo durante la permanenza di Ferdinando IV in Sicilia, nei dieci anni d'occupazione francese della parte continetale del regno (1806-1815). General Research Division, The New York Public Library. "Italy. Kingdom of the Two Sicilies, 1760-1778" e "Italy. Kingdom of the Two Sicilies, 1815 [part 6]." The New York Public Library Digital Collections. 1910.
Dispaccio telegrafico n. 48 del 30 giugno 1857 rilanciato dall'Ufficiale interprete telegrafico Michelangelo Conti della postazione di Siracusa per avvertire le Autorità di vigilare attentamente le coste ed il movimento di navi potenzialmente ostili. Da:“Fasti militari della Guerra dell'Indipendenza dal 1848 al 1862 edito per Martino Cellai, maggiore dell'esercito italiano”.
Postazioni telegrafiche/semaforiche di Siracusa: Castello di Siracusa, castello di Belvedere, postazione del monte Scaladisia. Presso la stazione del castello di Siracusa fu stabilita la residenza dell'Ufficiale Interprete Telegrafico.
Maresciallo Giovanni Rodriguez
Maresciallo Giovanni Radriguez, apprezzò la lealtà e condotta dell'Ufficiale Telegrafico Michelangelo Conti, comandante la postazione telegrafica di Siracusa, nei tumultuosi giorni dello sbarco di Graibaldi in Sicilia e lo propose per un encomio da parte del re.  
 A mio padre   
(Procida 1930 – Napoli 1980)
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Telegrafo  
dal greco antico tele (τῆλε) "a distanza" e graphein (γράφειν) "scrivere", scrittura.





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